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| Pio XII Evangelii praecones IntraText CT - Lettura del testo |
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4. Il missionario. 1. Affinché l'opera dei missionari riesca sempre più efficace e neppure una stilla del loro sudore e del loro sangue vada perduta, torna opportuno spiegare qui brevemente i principi e le norme direttive che devono reggere la diligente opera dei missionari. 2. Per prima cosa è da considerare che chi per un'ispirazione celeste sente di essere chiamato a educare nella verità dell'evangelo e delle virtù cristiane le lontane regioni pagane, è destinato a un compito assolutamente grande e sublime. Egli infatti consacra a Dio la vita, perché il suo regno si propaghi sino agli ultimi confini della terra. Egli non cerca le cose proprie ma quelle di Cristo (cf. Fil 2,21). Egli infine riferisce a sé in modo del tutto speciale quel bellissimo pensiero dell'apostolo delle genti: "Noi facciamo le veci di ambasciatori di Cristo" (2 Cor 5,20). "Pur vivendo nella carne non militiamo però secondo la carne" (2 Cor 10,3). "Mi sono fatto debole coi deboli, per guadagnare i deboli" (1 Cor 9,22). Deve pertanto considerare quasi una seconda patria e amare con debito amore quella regione nella quale si reca per portare la luce dell'evangelo, e quindi non cerchi compensi terreni, né vantaggi per la sua nazione o per il suo istituto religioso, ma piuttosto la salvezza delle anime. Egli deve certamente amare con intenso amore la propria stirpe e la propria famiglia religiosa, ma con ardore ancora più grande la chiesa, memore che niente cosa potrà giovare al suo istituto se contrasta col bene della chiesa. 3. È necessario inoltre che i chiamati all'apostolato missionario mentre ancora sono in patria non solo attendano a una formazione completa nel campo della virtù e delle scienze ecclesiastiche, ma anche apprendano quelle cognizioni di ordine culturale e tecnico che in seguito potranno essere loro di grandissima utilità, una volta divenuti messaggeri dell'evangelo nelle missioni. Bisogna perciò che conoscano bene le lingue, specialmente quelle che sul posto saranno loro necessarie, e che abbiano sufficiente pratica e nozioni scientifiche in medicina, in agricoltura, in etnografia, in storia, in geografia e scienze affini.
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