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Pio XII
Evangelii praecones

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  • 7. L'azione cattolica nelle missioni.
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7. L'azione cattolica nelle missioni.

1. Desideriamo inoltre con la presente enciclica rivolgere la Nostra parola e la Nostra esortazione non solo ai missionari, ma anche a quei laici che "con cuore grande e animo volenteroso" (2 Mac 1,3), militando nelle file dell'Azione cattolica si adoperano ad aiutare i missionari.

2. Possiamo senz'altro affermare che la collaborazione dei laici, che oggi si chiama Azione cattolica, non è mai mancata fin dai primordi della chiesa, ma ha sempre apportato un prezioso aiuto agli apostoli e agli altri propagatori dell'evangelo e un valido contributo allo sviluppo della religione cristiana. A questo riguardo, l'apostolo delle genti ricorda Apollo, Lidia, Aquila, Priscilla, Filemone; egli stesso scrive ai Filippesi: "Prego anche te, compagno fedele, porgi aiuto a queste, che hanno combattuto con me per l'evangelo insieme con Clemente e con gli altri miei collaboratori, i nomi dei quali sono nel libro della vita" (Fil 4,3).

3. Del pari a tutti è noto che l'idea cristiana si propagò per le vie consolari non solo per lo zelo dei vescovi e dei sacerdoti, ma anche per l'opera dei magistrati civili, dei soldati e dei privati cittadini. Molte migliaia di credenti, di recente venuti alla fede, dei quali oggi si ignorano i nomi, animati dal desiderio ardentissimo di diffondere la nuova religione da essi abbracciata, cercarono di prepararle la strada, di modo che dopo circa cento anni il nome e le virtù cristiane avevano già raggiunto tutti i centri più importanti dell'impero romano.

4. San Giustino, Minucio Felice, Aristide, il console Acilio Glabrione, il patrizio Flavio Clemente, san Tarcisio e quasi innumerevoli altri santi e sante martiri, avendo consolidato e fecondato la chiesa primitiva con le proprie fatiche e col proprio sangue, possono in certo modo chiamarsi gli antesignani e i precursori dell'Azione cattolica. Ci piace qui riferire quella bellissima espressione dell'autore della Lettera a Diogneto, che sembra conservare un ammonimento anche per i nostri giorni: "I cristiani... sono nella loro patria come inquilini;... ogni terra straniera per loro è patria, e ogni patria per loro è straniera".14

5. Nel medioevo, con l'invasione dei barbari, sono prìncipi e principesse, oppure umili artigiani e forti popolane, che si consacrano per convertire i loro popoli alla religione di Gesù Cristo, per conformare ad essa i loro costumi e per difendere la religione e la patria nel momento del pericolo. Come ci tramanda la storia, accanto al Nostro immortale predecessore san Leone Magno, il quale coraggiosamente fermò Attila, che invadeva l'Italia, c'erano due consolari romani. A Parigi, mentre la città viene assediata dalle orde terribili degli Unni, una vergine, santa Genoveffa, che vive di continue preghiere e di aspra penitenza, con ammirabile carità si sacrifica tutta alla cura dei corpi e delle anime dei suoi concittadini. Teodolinda, regina dei Longobardi, prepara con zelo la via alla conversione della sua gente. In Spagna, il re Recaredo cerca di ricondurre il suo popolo dall'eresia ariana alla vera fede. In Francia, accanto ai grandi vescovi, come Remigio di Reims, Cesario di Arles, Gregorio di Tours, Eligio di Noyon e tanti altri celebri per la loro virtù e il loro zelo, vediamo in quei tempi anche regine insegnare la dottrina cristiana al popolo e agli ignoranti, nutrire, sollevare e confortare gli infermi, gli affamati e i miseri d'ogni specie; e, per citare qualche esempio, Clotilde attira e sollecita l'animo di Clodoveo verso la religione cattolica sì da condurlo a ricevere con entusiasmo il santo battesimo; Radegonda e Batilde si dedicano con somma carità all'assistenza degli ammalati e anche alla cura dei lebbrosi. In Inghilterra, la regina Berta accoglie sant'Agostino, apostolo di quella terra, e con diligenza dispone suo marito Etelberto ad accogliere la morale evangelica. Appena convertiti, gli anglosassoni nobili e plebei, uomini e donne, giovani e vecchi, come spinti da un impulso divino, costituiscono un'unione strettissima con la sede apostolica, fatta di pietà, di fedeltà e di obbedienza.16

6. Uno spettacolo ugualmente meraviglioso ci viene offerto in Germania, quando san Bonifacio e i suoi collaboratori percorrono nei loro apostolici viaggi quelle terre, fecondandole generosamente con i loro sudori. Uomini e donne di quel popolo nobile e forte con generoso entusiasmo collaborano intensamente con i monaci, con i sacerdoti e con i vescovi, per diffondere sempre più estesamente la luce dell'evangelo in quelle regioni vastissime, e per promuovere sempre più la pratica della morale e della santità cristiana non senza ubertosi frutti di salvezza.

7. In ogni tempo, quindi, la chiesa cattolica non solo per lo zelo indefesso del clero, ma anche per la collaborazione del laicato chiamato in aiuto, ha potuto dare nuovi incrementi alla religione e condurre i popoli a una maggiore prosperità anche nel campo sociale. Tutti conoscono quanto in ciò operarono, in Germania santa Elisabetta Landgravia di Turingia, il re san Ferdinando nella Castiglia e infine san Luigi IX nella Francia; essi mediante la loro santità e la loro operosa attività esercitarono un salutare influsso in ogni ceto sociale, con benefiche iniziative, con la più vasta propagazione della fede, con la strenua difesa della chiesa e soprattutto facendosi esempio a tutti. Né è sconosciuto tutto il cumulo di meriti guadagnati dalle associazioni laiche nel medioevo. Esse comprendevano artigiani e operai d'ambo i sessi che, pur rimanendo nel mondo, miravano a una vita conforme all'ideale altissimo della perfezione evangelica, cercando di tradurlo in pratica essi stessi, e col clero, contribuendo all'elevazione spirituale di tutti gli altri.

8. Ebbene, le condizioni della chiesa primitiva si riflettono ancora oggi in molte parti in terra di missione; o per lo meno quei popoli si trovano a dover far fronte alle medesime necessità cui dovevano provvedere i cristiani nei secoli che seguirono. Perciò è assolutamente necessario che nelle missioni i laici, affluendo numerosissimi nelle file dell'Azione cattolica, collaborino con generosità, diligenza e infaticabile operosità con l'apostolato gerarchico del clero. Certamente l'opera dei catechisti è necessaria, e ad essi desideriamo dare la meritata lode ma non meno necessaria è l'azione gratuita prestata con diligenza da quei cristiani che, animati unicamente dalla carità divina, si offrono ad aiutare i sacerdoti nel loro ministero.

9. Perciò raccomandiamo vivamente che per quanto è possibile si stabiliscano dappertutto associazioni cattoliche di uomini e di donne, associazioni di studenti, di operai, di artigiani, ginniche e sportive, nonché tutti quegli altri sodalizi e pie unioni che possono chiamarsi quasi forze ausiliarie dei missionari. Nel costituirle e nel promuoverle, però, si tenga conto e stima dell'onestà, della virtù e dello zelo dei loro membri più che del numero.

10. È da notare inoltre che i missionaria per guadagnare la fiducia dei genitori, non hanno miglior mezzo che quello di aver cura diligentissima dei loro figli. Questi, crescendo nello spirito e nella pratica cristiana della vita saranno la forza, il decoro e l'ornamento non solo della propria famiglia, ma pure di tutta la comunità; riusciranno anzi spesso a riaccendere felicemente il primitivo fervore di qualche cristianità, se per caso esso si sia affievolito.

11. Sebbene poi, come tutti sanno, l'attività dell'Azione cattolica debba adoperare le sue forze specialmente nel campo dell'apostolato, ciò non toglie che gli stessi soggetti possano far parte anche di associazioni che hanno lo scopo di conformare la vita sociale e politica ai principi e alle norme dell'evangelo; anzi a ciò sono chiamati dai loro diritti e dai loro doveri non solo di cittadini ma anche di cattolici.




14 Epist. ad Diognetum, V, 5: ed. FUNK, I, 399.

16 Cf. AAS 11(1919), pp. 444, et AAS 18(1926), pp. 81-82: EE 4,app. et 5/186.




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