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| Pio XII Ecclesiae fastos IntraText CT - Lettura del testo |
1. Da dove, venerabili fratelli, san Bonifacio attinse tanta instancabile energia e quella invitta fortezza d'animo con cui poté affrontare tante difficoltà, sottoporsi a tanti travagli, superare tanti pericoli; con la quale poté combattere fino alla morte per la dilatazione del regno di Gesù Cristo, conquistando la corona del martirio? Senza dubbio dalla grazia di Dio, che egli implorava con umile continua intensa preghiera. Era talmente guidato e infiammato dall'amore di Dio, che altro non desiderava che di congiungersi con lui ogni giorno con vincoli più stretti; nient'altro che stare a colloquio con lui il maggior tempo possibile; nient'altro che propagare la sua gloria anche tra popoli sconosciuti e portare a lui in atto di venerazione, di ossequio e di amore il più gran numero possibile di uomini. Poteva a buon diritto attribuirsi e ripetere quelle parole di san Paolo: "La carità di Cristo ci spinge" (2Cor 5,14). E anche quelle altre: "Chi ci separerà dalla carità di Cristo? La tribolazione? L'angustia? La fame? Io sono certo che né la morte, né la vita, né il presente, né il futuro, né fortezza, né altezza, né profondità, né altra creatura ci potrà separare dalla carità di Dio in Gesù Cristo Signore nostro" (Rm 8,35.38.39).
2. Ogni volta che questa divina carità invade gli animi, li informa e li stimola, ben possono gli uomini far propria la sentenza di Paolo: "Tutto io posso in colui che mi dà forza" (Fil 4,13); nulla perciò - e lo insegna la storia della chiesa - nulla può impedire o ostacolare i loro sforzi e le loro fatiche. Allora in modo mirabile felicemente si ripete ciò che avvenne al tempo degli apostoli: "... per ogni terra si diffuse la loro fama e le loro parole giunsero ai confini del mondo" (Sal 18,5; Rm 10,18). Per mezzo di essi l'evangelo di Gesù Cristo ha nuovi propagatori, i quali animati da questa forza soprannaturale non possono esser trattenuti altro che dalle catene da cui siano stretti, come anche oggi vediamo con grande tristezza; nulla li può fermare se non la morte; tale morte però che, abbellita dalla palma del martirio, sempre commuove grandi moltitudini e fa sorgere - come accadde ai tempi di san Bonifacio - sempre nuovi seguaci del divino Redentore.
3. Quanta fiducia riponesse quest'uomo nella divina grazia, che impetrava con supplice preghiera affinché le sue imprese potessero dare abbondanti frutti, ben si vede dalle sue lettere, nelle quali si rivolgeva senza posa al romano pontefice28 e ai suoi amici insigni per santità, e anche alle monache, le cui comunità aveva fondato o desiderava formare, attraverso il suo saggio consiglio, all'ideale di perfezione evangelica, affinché con le loro preghiere gli volessero ottenere dal cielo conforto e aiuto. Ci piace citare come esempio ciò che scrive "alle venerabili e dilettissime sorelle Leobgita, Tecla e Cyneilda": "Vi prego, anzi vi comando come a figlie carissime, che supplichiate Dio con le vostre incessanti preghiere, come del resto confidiamo che voi fate, avete fatto e farete senza posa... E sappiate che noi lodiamo il Signore, e sono cresciute le tribolazioni del nostro cuore, affinché il Signore Dio che è rifugio dei poveri e speranza degli umili, ci liberi dalle nostre necessità e dalle tentazioni di questa triste vita, affinché la parola di Dio si espanda e sia fatto conoscere il glorioso evangelo di Cristo e affinché la grazia di Dio in me non sia vana. E poiché io sono l'ultimo e il peggiore di tutti coloro che la chiesa cattolica e apostolica romana ha mandato a predicare l'evangelo, pregate perché io non muoia sterile e proprio senza alcun frutto dell'evangelo".29
4. Queste parole, come mettono in mostra il suo zelo per diffondere il regno di Gesù Cristo, zelo che egli irrobustiva con la continua orazione sua e degli altri, così pure pongono in rilievo la cristiana umiltà e la totale devozione e unione alla chiesa apostolica romana. Questa intensa devozione ed unione strettissima egli custodì accuratamente e fervidamente per tutta la vita; tanto che si può veramente dire che essa fu lo stabile fondamento del suo lavoro apostolico.
5. Sebbene abbiamo già sopra accennato ai suoi pii pellegrinaggi al sepolcro del beato Pietro e alla sede del vicario di Gesù Cristo, vogliamo qui parlarne più estesamente affinché sia ben manifesto il suo impegno di obbedienza e deferenza verso i Nostri predecessori e parimenti sia messo in luce il grande affetto che avevano verso di lui i romani pontefici.
6. La prima volta che venne in quest'alma città, per ricevere da san Gregorio II, pontefice massimo, il mandato di predicare la divina parola, il Nostro predecessore, appena lo conobbe, gli diede l'approvazione e lo lodò, scrivendogli poi con animo paterno queste parole: "Il religioso proposito che Ci hai manifestato, pieno di amore per Cristo, e le prove che Ci sono state date dalla tua sincera fede esigono che Noi ti abbiamo come collaboratore nella predicazione della parola divina che per grazia di Dio Ci è affidata... Ci rallegriamo della tua fede e vogliamo aiutarti in quello che Ci hai chiesto; perciò in nome della indivisibile Trinità, per l'inconcussa autorità del beato Pietro, principe degli apostoli, del cui magistero Noi partecipiamo per [divina] volontà e ne facciamo le veci in questa sacra sede, investiamo la tua modesta persona di missione religiosa e ordiniamo che nella parola della grazia di Dio... a tutte le genti avvolte nell'errore dell'infedeltà a cui potrai giungere con l'aiuto di Dio, con la persuasione della verità tu proclami il regno di Dio attraverso il nome di Cristo Signore e Dio nostro".30 Consacrato poi vescovo dallo stesso Nostro predecessore per i suoi grandi meriti, dopo aver giurato obbedienza a lui e ai suoi successori,31 fece questa solenne dichiarazione: "Io professo integralmente la purità della santa fede cattolica e con l'aiuto di Dio voglio restare nell'unità di questa fede, nella quale senza alcun dubbio sta tutta la salvezza dei cristiani".32
7. Questi attestati di obbedienza e di riverenza, come a san Gregorio II, li diede apertamente anche ai romani pontefici suoi successori, e ogni qualvolta se ne presentò l'occasione li affermò apertamente.33 Così, per esempio, scrisse al Nostro predecessore san Zaccaria, appena avuta notizia della sua elevazione al pontificato: "Non potevamo ricevere notizia per noi più lieta e felice; levando le mani al cielo rendiamo grazie a Dio perché l'altissimo Signore ha concesso alla Vostra mitezza, padre santo, di presiedere ai sacri canoni e di prendere il timone della sede apostolica. Perciò prostrati umilmente in ginocchio ai vostri piedi vi preghiamo caldamente affinché, come fummo servi devoti e sudditi fedeli del vostro predecessore per l'autorità di san Pietro, così meritiamo di essere servi obbedienti alla vostra pietà a norma del diritto canonico. Io non cesso mai d'invitare e di sottoporre all'obbedienza della sede apostolica coloro che vogliono restare nella fede cattolica e nell'unità della chiesa romana e tutti coloro che in questa mia missione Dio mi dà come uditori e discepoli".34
8. Negli ultimi anni della sua vita, ormai vecchio e affranto dalle fatiche, così scrive devotamente a Stefano III, appena eletto sommo pontefice: "Dall'intimo del mio animo rivolgo calda preghiera alla mite santità vostra, affinché io meriti di impetrare e ottenere dalla vostra clemenza familiarità e unità con la santa sede apostolica e, prestando servizio come pio discepolo alla vostra sede apostolica, possa continuare a essere vostro servo fedele e devoto allo stesso modo con cui ho servito la sede apostolica sotto i tre vostri predecessori".35
9. Ben a ragione perciò il Nostro predecessore di f. m. Benedetto XV, nel dodicesimo centenario della legazione apostolica iniziata da questo glorioso martire presso i germani, scriveva ai vescovi di detta nazione: "Mosso da questa salda fede e infiammato da siffatta pietà e carità, Bonifacio mantenne costantemente quella fedeltà e unione con la sede apostolica che aveva attinta dapprima in patria nell'esercizio della vita monastica, che poi sul punto d'iniziare il pubblico agone del suo apostolato, a Roma, sulla tomba di san Pietro principe degli apostoli, aveva solennemente giurato, e che infine in mezzo alle lotte e ai combattimenti aveva proclamato quale caratteristica del suo apostolato e regola della missione che aveva accettata; non solo, ma anche a tutti coloro che aveva conquistati all'evangelo non cessò mai di raccomandarla caldamente e di inculcarla con tanta sollecitudine, da lasciarla quasi come suo testamento".36
10. Questo modo di agire di san Bonifacio, dal quale appare fulgida la sua fedeltà verso i romani pontefici, fu sempre fedelmente seguìto, come voi sapete, venerabili fratelli, da tutti coloro che ebbero ben presente essere stato posto dal divin Redentore il principe degli apostoli come salda pietra, sulla quale sorge l'intero edificio della chiesa, che resterà fino alla fine dei secoli; e a lui essere state date le chiavi del regno dei cieli e il potere di legare e di sciogliere (cf. Mt 16,18-19). Coloro che ricusano questa pietra e si sforzano di costruire fuori di essa non fanno che gettare sulla mobile rena i fondamenti di un edificio barcollante; e i loro sforzi, le loro opere e imprese, come tutte le cose umane, non possono essere solide, né valide, né stabili; ma, come insegna la storia antica e recente, per le opinioni di menti discordi e le varie vicende degli eventi, quasi per necessità con l'andar del tempo si mutano e si trasformano.
11. Perciò stimiamo assai opportuno che in questa celebrazione giubilare si ponga nella sua piena luce, sotto la vostra guida, la strettissima unione di questo insigne martire con l'apostolica sede, come pure le sue grandi imprese; ciò infatti, mentre confermerà la fede e la fedeltà di coloro che aderiscono al magistero ineffabile del romano pontefice, così non potrà non scuotere salutarmente per una più profonda riflessione anche coloro che per qualsiasi motivo sono separati dai successori di san Pietro, in modo da incamminarsi a ragion veduta e animosamente, sotto l'impulso della grazia di Dio, per quella via che felicemente li riporti all'unità della chiesa. Questo è il Nostro vivo desiderio; questo domandiamo con supplici preghiere al Datore dei doni celesti, affinché si avveri finalmente l'ardente voto di tutti i buoni, che tutti cioè siano una sola cosa (cf. Gv 17,11) e tutti convergano all'unità dell'ovìle sotto la guida di un unico pastore (cf. Gv 21,15.16.17).
12. Un altro insegnamento ancora, venerabili fratelli, ci viene dalla vita di san Bonifacio, che abbiamo in breve riassunta. Nel piedistallo della statua eretta nel 1842 nel monastero di Fulda, che rappresenta l'immagine dell'apostolo della Germania, i visitatori leggono questa frase: "La parola del Signore rimane eternamente" (1Pt 1,25). Non si poteva porre una scritta più significativa e più vera. Dodici secoli, l'un dopo l'altro, sono trascorsi; diverse trasmigrazioni di popoli si sono avute dall'una all'altra parte; ci sono state tante vicende e si sono susseguite tante orrende guerre; scismi e eresie hanno tentato e tentano di lacerare l'inconsutile veste della chiesa; prepotenti imperi e dittature di uomini che sembravano non aver paura di nulla all'improvviso sono crollati; varie dottrine filosofiche che si sforzano di toccare la vetta del sapere, nel corso dei tempi si avvicendano, prendendo spesso l'apparenza di una nuova verità. Ma la parola che Bonifacio predicò alle genti di Germania, di Gallia e di Frisia, essendo parola di Colui che rimane in eterno, vigoreggia anche nella nostra età e per tutti coloro che volentieri l'abbracciano essa è via, verità e vita (cf. Gv 14,6). Certo non mancano anche oggi coloro che la respingono, che tentano di inquinarla con fallaci errori o che - calpestando la libertà che compete alla chiesa e ai cittadini - si sforzano con menzogne, persecuzioni e vessazioni di sradicarla dagli animi e di distruggerla. Eppure, voi bene lo sapete, venerabili fratelli, questa astuzia non è nuova; fu già conosciuta fin dai primordi dell'èra cristiana; già lo stesso divin Redentore aveva in antecedenza ammonito i suoi discepoli con queste parole: "Ricordatevi di quanto vi ho detto: non c'è servo maggiore del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv 15,20). Tuttavia il nostro Redentore aggiunse a conforto queste parole: "Beati coloro che patiscono persecuzione per la giustizia, poiché di essi è il regno dei cieli" (Mt 5,10). E ancora: "Beati siete se gli uomini vi malediranno e vi perseguiteranno e diranno di voi ogni male, mentendo, per causa mia; godete ed esultate, poiché la vostra ricompensa è abbondante nei cieli" (Mt 5,11-12).
13. Nessuna meraviglia, perciò, se anche oggi in alcuni luoghi si odia il nome cristiano, se in molte regioni la chiesa, nell'esplicare la missione divinamente ricevuta, è impedita in diversi modi e con diversi metodi, come pure se non pochi cattolici si lasciano ingannare da false dottrine e si mettono in grave pericolo di perdere l'eterna salute. A tutti noi dia forza e coraggio la promessa del divin Redentore: "Ecco io sono con voi per sempre fino alla consumazione dei secoli" (Mt 28,20); ci impetri forza dall'alto san Bonifacio, che per portare il regno di Gesù Cristo fra genti ostili non ricusò lunghi travagli, aspri cammini, né infine la morte stessa, alla quale anzi andò incontro con fortezza e con fiducia, versando il suo sangue.
14. Egli ottenga da Dio con tutto il suo patrocinio tali invitta fortezza d'animo soprattutto per coloro che oggi si trovano in angosciosa situazione per le azioni ostili dei nemici di Dio; e ancora richiami tutti a quella unità della chiesa che fu sua costante norma di vita e d'azione, il fervido desiderio che lo sostenne per tutto il corso della sua vita nella solerte e diligente fatica.
15. Questo Noi domandiamo a Dio con supplice preghiera, mentre a voi tutti, venerabili fratelli, e ai singoli greggi affidati alle vostre cure impartiamo di cuore l'apostolica benedizione, che sia auspicio dei doni celesti e pegno della Nostra paterna benevolenza.
Roma, presso San Pietro, il 5 di giugno, nella festività di san Bonifacio vescovo e martire, l'anno 1954, XVI del Nostro pontificato.