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Pio XII
Ecclesiae fastos

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I.

1. È senza dubbio cosa ammirevole che la Gran Bretagna, la quale, circa cent'anni prima, dal Nostro predecessore d'immortale memoria Gregorio Magno - che vi aveva inviato un validissimo stuolo di figli di san Benedetto guidati da sant'Agostino - era stata richiamata alla religione cristiana dopo tante vicende; è, diciamo, cosa ammirevole che a quel tempo mostrasse già una fede così solida e fiorisse già di così accesa carità da inviare spontaneamente alle altre genti, come fiume in piena che irrighi le terre circostanti e le fecondi, non pochi uomini eccellenti di cui era fornita, i quali le guadagnassero a Gesù Cristo e le unissero con saldi legami al suo vicario in terra; ciò avvenne quasi come prova di gratitudine per i benefici da essa ricevuti della religione cattolica, della civiltà, della gentilezza cristiana.

2. Fra costoro primeggiava senza dubbio, per zelo missionario e per fortezza d'animo congiunta a dolcezza di costumi, Winfrido, che fu poi chiamato Bonifacio dal romano pontefice san Gregorio II. Egli con uno stuolo di compagni, piccolo per numero ma grande per virtù, si accinse all'impresa di evangelizzazione a cui già da tempo pensava; perciò salpò dai lidi di Bretagna e sbarcò sulla spiaggia della Frisia. Ma siccome colui che dominava tirannicamente in quella regione era aspro nemico della religione cristiana, gli sforzi di san Bonifacio e dei suoi compagni furono vani. Dopo inutili fatiche e vani tentativi, con i suoi compagni fu costretto a tornare in patria.

3. Ma l'animo suo non si scoraggiò, e dopo non lungo intervallo volle venire a Roma, presentarsi alla sede apostolica e chiedere umilmente allo stesso vicario di Gesù Cristo il sacro mandato, per potere con esso più facilmente, con l'aiuto della divina grazia, raggiungere la difficile meta che era al colmo del suo desiderio. E così dopo che "ebbe messo piede felicemente sul soglio del beato Pietro apostolo"2 ed ebbe venerato con somma pietà il sepolcro del principe degli apostoli, supplicò di essere ammesso alla presenza del predecessore Nostro di s.m. Gregorio II.

4. Il pontefice lo accolse volentieri ed egli gli "narrò per esteso tutte le circostanze del suo viaggio e della sua venuta e gli confidò ansiosamente l'angoscioso desiderio e le lunghe fatiche. Subito il santo papa con ilare volto e sguardo gioioso lo fissò",3 gli fece animo, lo incitò a intraprendere con fiducia questa lodevole opera e a tale fine lo munì di lettere apostoliche e di apostolica autorità.

5. Il mandato ricevuto dal vicario di Gesù Cristo sembrò conciliargli la grazia e gli aiuti divini; da essi confortato, senza lasciarsi impressionare da difficoltà di uomini e di cose, poté con migliori auspici e più abbondanti frutti incominciare e continuare l'impresa da tanto tempo desiderata. L'apostolico agricoltore percorse varie regioni della Germania e della Frisia: dove non vi era nessuna traccia della religione cristiana, ma costumi barbari, selvaggi e feroci; ivi sparse con larga mano il seme dell'evangelo e lo fecondò con le sue assidue fatiche e con il suo sudore; dove invece le comunità cristiane giacevano abbandonate e misere nell'inerzia, perché prive del legittimo pastore, o perché venivano allontanate dalla fede genuina e dai retti costumi da ministri del culto corrotti e ignoranti, ivi egli fu riformatore prudente e inflessibile della vita privata e pubblica, solerte operaio, instancabile e zelantissimo propulsore e restauratore di ogni virtù.

6. I felici risultati di Bonifacio furono riferiti al medesimo Nostro predecessore, che lo chiamò al soglio apostolico e a lui, benché restìo per umiltà, "dichiarò che voleva imporgli la dignità episcopale, perché così potesse con maggiore fermezza correggere e riportare sulla via della verità gli erranti, si sentisse sostenuto dalla maggiore autorità della dignità apostolica e fosse tanto più accetto a tutti nell'ufficio della predicazione quanto più appariva che per questo motivo era stato ordinato dall'apostolico presule".4

7. In tal modo consacrato "vescovo regionale" dallo stesso pontefice massimo, ritorna alle immense regioni a lui affidate, dove con la nuova dignità e autorità riprende le fatiche apostoliche con più vivo impegno.

8. Come fu assai caro a questo pontefice per lo splendore della sua virtù e per il vivissimo zelo di dilatare il regno di Cristo, parimenti lo fu ai suoi successori; e cioè a san Gregorio III, che per i suoi meriti lo nominò arcivescovo e lo onorò del sacro pallio, dandogli la facoltà di costituire legittimamente e riformare la gerarchia ecclesiastica in quelle regioni e di consacrare nuovi vescovi "per illuminare la gente germanica";5 a san Zaccaria, che con affettuosissima lettera confermò il suo ufficio e ne tessé ampia lode;6 e infine a Stefano III, al quale appena eletto egli, ormai vicino al termine di questa vita mortale, scrisse una lettera piena di devoto ossequio.7

9. Bonifacio, avvalendosi dell'autorità e della benevolenza di questi papi, per tutto il tempo del suo ufficio, con zelo sempre più ardente percorse le immense regioni ancora sommerse nelle tenebre dell'errore, le rischiarò con la luce della verità evangelica e fece sorgere per esse con la sua opera instancabile una nuova èra di cristiana civiltà. La Frisia, l'Alsazia, l'Austrasia, la Turingia, la Franconia, l'Assia, la Baviera lo ebbero instancabile seminatore della parola divina e padre di quella nuova vita che nasce da Gesù Cristo e si alimenta della sua grazia. Desiderava vivamente giungere fino a quella "antica Sassonia"8 da cui riteneva provenissero i suoi avi; ma non poté condurre a lieto fine questi suoi propositi.

10. Per poter intraprendere, continuare e condurre a termine quest'opera immensa, supplicò e chiamò a sé nuovi compagni di fatica e anche compagne (cioè monache, fra le quali primeggia per perfezione di vita evangelica Lioba) dai cenobi benedettini della sua patria, allora fiorenti per dottrina, fede e carità; essi lo raggiunsero ben volentieri e gli prestarono preziosissimo aiuto. E non mancarono coloro che, nelle stesse terre da lui percorse, dopo che ebbero ricevuto il lume dell'evangelo, abbracciarono con così viva ed energica volontà la nuova religione e vi aderirono così intensamente, da impegnarsi a propagarla secondo le loro forze fra tutti quelli che potevano. Poiché dunque, come dicemmo, munito dell'autorità dei romani pontefici "san Bonifacio incominciò dappertutto, quale nuovo archimandrita, a seminare divine piantagioni e ad estirpare quelle diaboliche, a edificare cenobi e chiese, a preporre a quelle chiese pastori prudenti",9 a poco a poco le condizioni di quei paesi mutarono. Si potevano vedere moltitudini di uomini e di donne accorrere numerosi a sentir predicare quest'uomo apostolico; ascoltandolo restare commossi; abbandonare le vecchie superstizioni; infiammarsi d'amore verso il divin Redentore; conformare alla sua attraente dottrina i propri costumi aspri e corrotti; lavarsi nelle acque purificatrici del battesimo e cominciare una vita interamente nuova. Si costruirono cenobi di monaci e di monache, che divennero sede non solo di culto divino, ma anche di civiltà, di lettere, di scienze e di arti. Ivi, dopo aver diradate o interamente tagliate e abbattute selve impervie inesplorate e tenebrose, furono coltivati nuovi campi a comune vantaggio; si cominciarono a costruire qua e là nuove dimore umane, che nel corso dei secoli sarebbero poi divenute popolose città.

11. Il fiero popolo germanico, il quale, gelosissimo della sua libertà, a nessuno mai aveva voluto piegarsi e, senza neppur lasciarsi atterrire dalle potentissime armi dei romani, non si era mai stabilmente sottomesso al loro dominio, dopo essere stato evangelizzato da questi inermi messaggeri di Cristo, finalmente obbedendo ad essi, piega la fronte; viene imbevuto delle bellezze della verità della nuova dottrina, ne è intimamente scosso e attratto; e infine si avvera il felice evento: e cioè spontaneamente si sottomette al soavissimo giogo di Gesù Cristo.

12. Per opera di san Bonifacio si aprì senza dubbio per il popolo germanico una nuova èra: nuova non solo per quanto riguarda la religione cristiana, ma anche per una vita civile e insieme più umana. A buon diritto perciò questo popolo lo considera e lo onora come suo padre, e gli deve perenne gratitudine; inoltre deve conformarsi completamente al suo fulgido esempio di ogni virtù. "Non solo Dio onnipotente si può chiamare padre spirituale, ma anche tutti coloro che ci hanno condotti con la dottrina e con l'esempio alla conoscenza della verità, che ci hanno incitati alla fedeltà verso la religione. ... Proprio per questo motivo, il santo vescovo Bonifacio può dirsi padre di tutti gli abitanti della Germania, perché per primo li ha generati a Cristo con la parola della sua santa predicazione, li ha confermati con l'esempio, e infine ha dato per essi la vita, carità questa di cui non può darsi maggiore".10

13. Fra i vari cenobi, che egli eresse in quelle regioni in numero non esiguo, viene senza dubbio in primo luogo quello di Fulda, apparso ai popoli come un faro che indica con la sua luce il cammino alle navi fra le onde del mare. In esso fu fondata come una nuova Città di Dio, nella quale innumerevoli monaci, succedendosi gli uni agli altri, si formavano con diligenza nelle discipline profane e sacre; nella preghiera e nella contemplazione si preparavano a combattere le future pacifiche battaglie; indi come sciami di api, dopo aver attinto dai libri sacri e profani il dolce miele della sapienza, partivano per le varie regioni a diffonderlo e a farne generosamente partecipi gli altri. Nessun ramo di scienza e di arte fu trascurato. Gli antichi codici furono accuratamente ricercati, fedelmente trascritti, artisticamente miniati e diligentemente commentati; perciò a buon diritto si può affermare che le scienze sacre e profane, che oggi fanno tanto onore al popolo germanico, vi trovarono la culla a cui esso guarda con venerazione.

14. Inoltre da queste dimore partirono innumerevoli monaci benedettini, i quali con la croce e con l'aratro, cioè con la preghiera e con il lavoro, portarono alle terre ancora avvolte nelle tenebre la luce del cristianesimo e della civiltà; per la loro lunga e instancabile opera selve immense, già popolate di bestie feroci e quasi inaccessibili all'uomo, divennero campi coltivati e fecondi. E quelle tribù, prima divise tra loro a causa di rozzi e feroci costumi, divennero col tempo una sola nazione ammansita dalla mitezza e dal vigore dell'evangelo e luminosa per le virtù cristiane e civili.

15. Ma soprattutto il monastero di Fulda fu domicilio della preghiera e della contemplazione divina. Ivi i monaci, prima di intraprendere la difficile impresa di evangelizzare i popoli, nella preghiera, nella penitenza, nel lavoro si sforzavano di conformarsi all'ideale di santità. Lo stesso Bonifacio, appena poteva riposarsi per un certo tempo dalle fatiche apostoliche o appartarsi un poco, volentieri vi si rifugiava per temprare e rafforzare il suo animo nella contemplazione delle cose celesti e nella continua preghiera. "C'è una località selvaggia - così scriveva al Nostro predecessore di s. m. Zaccaria - nella solitudine di un estesissimo eremo, nel centro dei popoli ai quali predichiamo, in cui abbiamo costruito un monastero e abbiamo costituito monaci che vivono sotto la regola del santo padre Benedetto: uomini di austera penitenza, che si astengono dalla carne e dal vino, senza birra e senza servi, contenti del lavoro delle proprie mani.... In questo luogo, con il consenso della santità vostra, mi sono proposto, riposando un po' per pochi giorni, di recuperare le forze del mio corpo indebolito per la vecchiaia e di esservi poi sepolto dopo morto. Vi sono quattro popolazioni a cui abbiamo predicato con la grazia di Dio la verità di Cristo, che abitano nei dintorni di questo luogo; ad esse, con il vostro assenso, finché vivo e sono in me, posso essere utile. Desidero, con le vostre preghiere e con la grazia di Dio, perseverare nell'unione con la romana chiesa e al vostro servizio fra i popoli germanici ai quali fui mandato, e obbedire al vostro comando".11

16. Soprattutto nel silenzio di questo cenobio egli attinse da Dio la forza per partire animosamente a iniziare nuove battaglie e condurre dovunque poté tante popolazioni germaniche all'ovile di Gesù Cristo o ricondurle e riconfermarle nella fede, o anche, non di rado, a stimolarle a raggiungere la perfezione evangelica della vita.

17. Ma se Bonifacio fu in modo del tutto speciale apostolo della Germania, lo zelo che lo infiammava per la dilatazione del regno di Dio non si limitava ai confini di questa nazione. Anche la chiesa in Gallia, che fin dall'età apostolica aveva abbracciato generosamente la fede cattolica e l'aveva consacrata con il sangue di un numero sterminato di martiri, e che anche dopo la fondazione dell'impero dei Franchi aveva scritto nei fasti del cristianesimo pagine degne di somma lode, in quell'epoca aveva bisogno di una riforma dei costumi, della restaurazione e rinnovamento della vita cristiana. Non poche erano le diocesi prive del loro vescovo o affidate a un pastore non degno; in alcuni luoghi svariate superstizioni, eresie, scismi turbavano molti animi; già da lungo tempo per grave negligenza non si celebravano i concili ecclesiastici, molto necessari per tutelare l'integrità della religione, restituire la disciplina del clero, riformare i pubblici e privati costumi; i sacerdoti spesso erano ìmpari all'alta dignità del loro ufficio; e non di rado il popolo giaceva in una grande ignoranza della religione cristiana e perciò schiavo della corruzione. Erano pervenute all'orecchio di san Bonifacio notizie di questa triste situazione; appena egli si accorse della crisi in cui si dibatteva l'illustre chiesa dei franchi, mise mano a sanare radicalmente questa situazione con assiduo zelo.

18. Tuttavia anche in queste gravi difficoltà capì di aver bisogno dell'autorità della sede apostolica;12 munito della quale, come legato del romano pontefice;13 per lo spazio di circa cinque anni lavorò con infaticabile impegno e somma prudenza a richiamare la chiesa dei franchi al primitivo splendore. "... Allora con l'aiuto di Dio e per suggerimento dell'arcivescovo san Bonifacio fu rinsaldata l'eredità della religione cristiana, furono tra i franchi rivedute le disposizioni sinodali dei padri ortodossi e tutto fu emendato e rinnovato con l'autorità dei canoni".14 Infatti quattro concili furono celebrati a questo scopo per stimolo e interessamento di san Bonifacio;15 e il quarto di essi fu per tutto l'impero franco; venne restaurata la gerarchia ecclesiastica; furono scelti e destinati alle proprie sedi vescovi degni di questo nome e di questo ufficio; la disciplina del clero fu con ogni impegno restaurata e riformata; garantita l'autorità dei sacri canoni; emendati con diligente cura i costumi del popolo cristiano; proibite le superstizioni; 16 riprovate e condannate le eresie;17 felicemente composti gli scismi. Con grande gioia di san Bonifacio e di tutti i buoni si vide allora la chiesa dei franchi splendere di nuova luce e pienamente rifiorire; i vizi furono sradicati o almeno diminuiti; restituito l'onore alle virtù cristiane; la necessaria comunione con il romano pontefice rafforzata con vincoli più stretti e più saldi. I padri del concilio generale di tutto l'impero franco inviarono gli atti, che avevano solennemente sancito, a Roma al sommo pontefice, quale luminoso documento della propria fede cattolica e di quella dei loro fedeli, documento che essi deponevano davanti al sepolcro del principe degli apostoli a testimonianza della propria venerazione, pietà e unità.18

19. Condotta a termine, con l'aiuto di Dio, anche questa grave impresa, san Bonifacio non si concesse il meritato riposo. Per quanto oppresso dal peso di tante sollecitudini e pur sentendosi ormai giunto alla vecchiaia e con la salute scossa per tante fatiche incontrate, si preparò tuttavia appassionatamente a una nuova e non meno ardua impresa. Rivolse di nuovo lo sguardo e il pensiero alla Frisia: a quella Frisia che era stata la prima meta dei suoi viaggi apostolici e dove anche in seguito aveva tanto lavorato. Questa regione, specialmente nella sua parte settentrionale, giaceva ancora avvolta nelle tenebre degli errori pagani; con animo giovanile si diresse dunque verso di essa per generare nuovi figli a Gesù Cristo e portare ad altri popoli la civiltà cristiana. Era infiammato dal desiderio "di ricevere la mercede al termine della sua vita anche dove aveva svolto inizialmente l'opera della predicazione, accantonando titoli per il suo premio eterno".19 Sentendosi ormai vicino al termine della vita, con queste parole scriveva presago al suo discepolo carissimo, il vescovo Lullo, dimostrando contemporaneamente di non volere star ad aspettare la morte in ozio: "Io desidero condurre a termine il proposito di questo viaggio; non posso in alcun modo rinunziare al desiderio di partire. È vicino il giorno della mia fine e si approssima il tempo della mia morte; deposta la salma mortale, salirò all'eterno premio. Ma tu, figlio carissimo, richiama senza posa il popolo dal ginepraio dell'errore, compi l'edificazione della già iniziata basilica di Fulda e ivi deporrai il mio corpo invecchiato per lunghi anni di vita".20

20. Licenziatosi non senza lacrime dai suoi con un piccolo stuolo di compagni, "percorse l'intera Frisia, e, aboliti i riti pagani e stroncati i costumi depravati dei gentili, predicava dappertutto indefessamente la parola di Dio; dopo avere spezzato gli idoli dei templi pagani, costruì con grande cura delle chiese. Battezzò parecchie migliaia di uomini, donne, fanciulli".21 Giunto nella parte settentrionale della Frisia, mentre stava per conferire il sacramento della cresima a una moltitudine di neofiti già battezzati con l'acqua lustrale, irruppe all'improvviso contro di essi una furibonda schiera di pagani, che agitando spaventosamente le aste e le spade minacciava di uccidere. Allora il santo vescovo, fattosi avanti con fronte serena, "vietò ai suoi di combattere dicendo: "Cessate, figliuoli, dai combattimenti, abbandonate la guerra, poiché la testimonianza della Scrittura ci ammonisce di non rendere male per male, ma bene per male. Ecco il giorno da tempo desiderato, ecco che il tempo della nostra fine è venuto; coraggio nel Signore... Siate forti, non lasciatevi atterrire da coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima immortale; godete nel Signore e fissate l'àncora della vostra speranza in Dio, che vi darà subito la mercede del premio eterno e la sede dell'aula celeste con i cittadini del cielo, gli angeli"".22 Incitati da queste parole alla palma del martirio, volgendo tutti in preghiera la mente e gli occhi al cielo, dove speravano di ricevere tra breve il premio eterno, subirono l'impeto dei nemici, i quali insanguinarono quei corpi "con una felice strage di santi".23 Accadde che Bonifacio, al momento del suo martirio, "mentre stava per esser colpito dalla spada pose sul suo capo l'Evangeliario per ricevere il colpo del carnefice sotto di esso e avere in morte il presidio di quel santo libro, di cui in vita aveva amato la lettura".24

21. Con questa morte gloriosa, che gli apriva sicura la via all'eterna beatitudine, san Bonifacio terminò il corso della sua vita, che fu tutta spesa alla gloria di Dio e per la salvezza sua e degli altri. Le sue sacre spoglie, dopo varie vicende, "furono portate al luogo che egli vivente aveva designato",25 cioè al monastero di Fulda, ove i discepoli al canto dei salmi e con molte lacrime gli diedero degna sepoltura. A questo sepolcro guardarono con venerazione turbe sterminate di popoli e tuttora vi guardano, poiché ivi sembra quasi che san Bonifacio ancor vivo parli a tutti coloro, i cui avi generò a Gesù Cristo e condusse a una vita e civiltà cristiana; parla, diciamo, con l'ardore della sua carità e della sua pietà, con l'invitta fortezza del suo animo, con l'integrità della sua fede, con lo zelo indefesso fino al termine della vita, con il suo apostolato e con la sua morte decorata della palma del martirio.

22. Appena da questa vita mortale egli volò al cielo, tutti incominciarono a esaltare la sua santità e a venerarlo in privato e pubblicamente. Tanto presto si propagò la fama della sua santità, che in Gran Bretagna, poco dopo il martirio di san Bonifacio, Cutberto, arcivescovo di Canterbury, scrivendo di lui, dava la seguente testimonianza: "Con piacere consideriamo e veneriamo quest'uomo, esaltandolo tra gli egregi grandi dottori della fede ortodossa. Perciò nel nostro sinodo generale, introducendo il giorno natalizio di lui e dello stuolo di coloro che con lui subirono il martirio, abbiamo decretato di celebrarne solennemente ogni anno la festa".26 Lo stesso fecero fin dall'antichità con uguale ardore la Germania, la Francia e altre nazioni.27




2 Vita S. Bonifatii, auctore Willibaldo, ed. Levison, Hannoverae et Lipsiae 1905, p. 21.

3 Ibidem.

4 Vita S. Bonifatii, auctore Otloho, ed. Levison, lib. I, p. 127.

5 S. Bonifatii Epistolae, ed. Tangl, Berolini 1916, Epist. 28, p. 49.

6 Cf. ibidem, Epist. 51, 57, 58, 60, 68, 77, 80, 86, 87, 89.

7 Ibidem, Epist. 108, pp. 233-234.

8 Ibidem, Epist. 73, p. 150.

9 Vita S. Bonifatii, auctore Otloho, v. Levison, lib. I, p. 157.

10 Ibidem, p. 158.

11 S. Bonifatii Epistolae, ed. Tangl, Epist. 86, pp. 193-194.

12 Cf. ibidem, Epist. 41, p.66.

13 Cf. ibidem, Epist. 61, pp. 125-126.

14 Vita S. Bonifatii, auctore Willibaldo, ed. Levison, p. 40.

15 Cf. SIRMOND, Concilia antiqua Galliae, Parisiis 1629, t. I, p. 511.

16 Cf. S. Bonifatii Epistolae, ed. Tangl, Epist. 28, pp. 49-52.

17 Cf. ibidem, Epist. 57, pp. 104-105; et Epist. 59, p. 109.

18 Cf. ibidem, Epist. 78, p. 163.

19 Vita S. Bonifatii, auctore Willibaldo, ed. Levison, p. 46.

20 Ibidem.

21 Ibidem, p. 47.

22 Ibidem pp. 49-50.

23 Cf. ibidem, p. 50; et Vita S. Bonifatii, auctore Otloho, ed. Levison, lib. II, p. 21.

24 Vita S. Bonifatii, auctore Radbodo, ed. Levison, p 73.

25 Vita S. Bonifatii, auctore Willibaldo, ed. Levison, p 54.

26 S. Bonifatii Epistolae, ed. Tangl, Epist. 111, p. 240.

27 Cf. Epistolae Lupi Servati, ed. Levillain, t. I, Parisiis 1927, Epist. 5, p. 42.




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