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| Pio XII Doctor mellifluus IntraText CT - Lettura del testo |
19. E infatti, benché aneli a restar immerso in sì alta meditazione e soave contemplazione, alimentata dal divino spirito, tuttavia il dottore mellifluo non rimane chiuso tra le pareti della sua cella, che pur "custodita è dolce",24 ma dovunque sia in questione la causa di Dio e della chiesa, è subito presente col consiglio, con la parola, con l'azione. Asseriva infatti che non "deve ognuno vivere per sé, ma per tutti".25 Di se stesso, poi, e dei suoi così scriveva: "In tal modo anche ai nostri fratelli tra cui viviamo, siamo debitori, per diritto di fraternità e umano consorzio, di consiglio e di aiuto".26 Quando con dolore vedeva minacciata o perseguitata la nostra santa religione, non risparmiava fatiche, non viaggi, non premure per difenderla strenuamente e porgerle aiuto secondo le sue possibilità. "Nulla mi è estraneo - diceva - di ciò che si riveli interesse di Dio".27 E al re Ludovico di Francia scrive queste coraggiose parole: "Noi figli della chiesa, non possiamo in alcun modo dissimulare le ingiurie recate alla nostra madre, il disprezzo verso di lei, i suoi diritti conculcati... Per certo staremo saldi e combatteremo fino alla morte, se sarà necessario, per la nostra madre, con le armi che ci si addicono; non con gli scudi e le spade, ma con le preghiere e le lacrime al cospetto di Dio".28 A Pietro, abate di Cluny: "Mi glorio nelle mie tribolazioni, se sono stato ritenuto degno di soffrirne alcuna per la chiesa. Questa è la mia gloria che esalta il mio capo, il trionfo della chiesa. Se infatti siamo stati compagni nella fatica, lo saremo anche nella consolazione. È stato doveroso collaborare con la nostra madre, unirci alla sua passione ...".29