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| Pio XII Il film ideale II IntraText CT - Lettura del testo |
III. IL FILM IDEALE VEDUTO E CONSIDERATO IN RELAZIONE ALLA COMUNITÀ.
Quando, all'inizio di questa esposizione, notammo che il cinematografo, in breve volgere di anni, ha quasi dato una sua impronta al nostro secolo, implicitamente affermavamo l'esistenza di rapporti tra esso e la comunità. Dal suo vasto influsso su questa e sul bene comune, traemmo validi argomenti per affermare l'importanza del film e il dovere che ha la collettività di esercitare una legittima vigilanza sulle sue qualità morali.
E' tempo ora di guardare i suoi rapporti con la comunità medesima, in quello che esso ha e può avere di positivo, o, come suol dirsi, di costruttivo, conformemente al Nostro assunto, che è di non muovere sterili accuse, ma d'indurre il cinema a rendersi sempre più atto strumento del bene comune.
Che cosa di prezioso e preziosissimo può offrire un film ideale alla famiglia, allo Stato, alla Chiesa?
La famiglia. Nel ripartire l'argomento, diamo la precedenza alla famiglia, anche perchè essa è chiamata frequentemente a prender parte nelle rappresentazioni filmistiche, dalle quali però non sempre riporta indenne da menomazioni la sua alta e sacra dignità.
La famiglia fu, è, e rimarrà la sorgente e l'alveo del genere umano e dell'uomo. Capolavoro della somma sapienza e bontà del Creatore, da Lui ha ricevuto la costituzione, le prerogative, i doveri, che le spianano la via per conseguire i propri superiori fini. Fondata sull'amore e per l'amore, la famiglia può e deve essere per i suoi componenti, coniugi, genitori, figli, il loro piccolo mondo, il rifugio, l'oasi, il terrestre paradiso, nella misura possibile consentita quaggiù. Così sarà realmente, se la si lascia esser tale quale il Creatore l'ha voluta e il Salvatore l'ha confermata e santificata.
Intanto, molto più che nel passato, il disorientamento odierno delle menti, come anche i non infrequenti scandali, hanno indotto non pochi a deprezzare gl'immensi tesori di bene che la famiglia può dispensare; perciò i suoi elogi vengono facilmente accolti con un sorriso misto di scetticismo e d'ironia.
Sarebbe utile indagine l'esaminare in quale misura alcuni film abbiano concorso a diffondere tale mentalità, o se semplicemente si adeguino servilmente ad essa per soddisfarne i desideri almeno con le finzioni. È certamente deplorevole che taluni film si accordino con l'ironia e con lo scetticismo verso l'istituto tradizionale della famiglia, con l'esaltare le sue traviate realtà, e soprattutto lanciando sottili e frivoli spregi alla dignità degli sposi e dei genitori.
Ma quale altro umano bene resterebbe all'uomo sulla terra, se andasse distrutta la famiglia come è stata ordinata dal Creatore? È dunque un alto e delicato ufficio il restituire agli uomini la stima e la fiducia in essa.
Il film, che dimostra ogni giorno così grande interesse ed efficacia riguardo a questo argomento, dovrebbe aggiudicarsi come proprio quell'ufficio, e adempirlo, mostrando e diffondendo il concetto, naturalmente retto e umanamente nobile, della famiglia, descrivendo la felicità dei coniugi, genitori e figli, i pregi di essere stretti dal vincolo degli affetti nel riposo e nella lotta, nella gioia e nel sacrificio.
Si può ottenere tutto ciò senza molte parole, ma con appropriate immagini e svolgendo attraenti vicende: ora, di un uomo, dotato di saldo carattere, che fa ciò che deve, che osa e lotta, che sa anche sopportare ed attendere, agire virilmente e fermamente, e al tempo stesso mantenere e manifestare incrollabile fedeltà, sincero amore coniugale, costante sollecitudine di padre; -tal'altra, di una donna nel più nobile e degno senso della parola, sposa e madre di condotta irreprensibile, dalla mente aperta, abile nella famiglia e al di fuori di essa, e tuttavia al medesimo tempo dedita alla casa e alla sua intimità, perché sa di trovarvi tutta la sua felicità; - altrove, di figli, rispettosi verso i genitori, ardenti per i loro ideali, seri nel perseguirne i migliori, sempre freschi e gioviali, ma insieme servizievoli, generosi, intrepidi.
Un film di azione, che traduca tutto ciò con trame interessanti e vivaci, con forme perfette di arte, quali ai periti non è impossibile di attuare, sarebbe, per quanto riguarda il bene della comunità, un film ideale nel pieno e reale significato della parola.
Si esamini ora brevemente il film ideale nelle sue relazioni con lo Stato. È bene intendersi sul senso di questa espressione, e determinare che qui si tratta di stabilire in che modo un film, il quale si occupa più o meno espressamente di materie riguardanti la comunità politica, possa influire nel procurare il bene di questa.
Prescindiamo perciò nelle Nostre considerazioni dai film cosiddetti politici, di partito, di classe e altri simili, che con intento propagandistico od anche di lotta servono ad una determinata politica, ad un partito, ad una classe, ad un sistema. Al fondo di tutte queste cose esiste l'istituto naturale dello Stato, il cui concetto si distingue dalle varie forme che lo esprimono nel concreto suo sviluppo; forme che vanno e vengono, che si mutano, che spesso a tratti nel corso della storia si ripetono, con le modificazioni e gli adattamenti indotti dalle nuove condizioni. Lo Stato è invece qualche cosa di stabile e necessario nel suo nucleo essenziale e naturale, che permane, nonostante le vicissitudini delle sue forme concrete e mutevoli. A questo nucleo, che mentre è bene in sé, è anche sorgente di beni per ciascun membro della comunità, si volge ora la Nostra attenzione.
Lo Stato è di origine naturale, non meno della famiglia; ciò significa che nel suo nucleo è una istituzione voluta e data dal Creatore. Lo stesso vale per i suoi elementi essenziali, quali il potere e l'autorità che promanano dalla natura e da Dio. Dalla natura, infatti, e quindi dal suo Fattore, l'uomo è spinto ad unirsi in società, a collaborare per il mutuo integramento con lo scambio reciproco di servizi e di beni, a organicamente disporsi in un corpo, secondo la diversità delle disposizioni e delle azioni dei singoli, a tendere al comune scopo, che consiste nella creazione e nella conservazione del vero bene generale col concorso delle singole attività.
Debbono dunque gli uomini riconoscere, accettare, rispettare lo Stato, l'autorità dello Stato, il diritto dello Stato a presiedere al bene temporale comune, come suo specifico fine. Ora, poiché anche in questo campo il disorientamento delle menti genera spesso legami o ripugnanze affettive, tornerà sempre a proposito di ricondurre gli animi a rinsaldare le vere basi della vita associata.
Il cinematografo può rendere anche in ciò un grande servizio, benché non sia il primo e più importante suo ufficio. Tuttavia, con l'efficacia che gli è propria, la sua azione può intervenire opportunamente per impedire correnti dissolvitrici, richiamare l'attenzione su quanto di buono sia caduto in desuetudine, far apprezzare quel che è stato falsamente valutato. Ciò si potrà ottenere, quando in un film di azione si debbano toccare istituti o attività statali, come sono i provvedimenti della legislazione, della amministrazione, della giustizia, configurandoli positivamente, così come li ha disegnati la natura e secondo le sue norme.
Impiegando le risorse artistiche di cui non mancano gli autori e i produttori di valore, e senza arrestarsi in istruzioni teoriche, essi potranno agevolmente mostrare e richiamare alla consapevolezza degli spettatori ciò che a tutti giova, ciò che veramente protegge, ciò che aiuta, nella comunità dello Stato, il perché del fare e dell'omettere da parte delle sue Autorità. Non additammo forse abbastanza quanto il cinema ben fatto scenda in profondità e pieghi gli animi a ciò che esso vuole? Ebbene un'azione, come questa descritta, quieterebbe e illuminerebbe le menti, ridurrebbe i sentimenti egoistici e dannosi alla comunità, diffonderebbe una più fondata coscienza di collaborazione e più larghe idee per passar sopra, nell'interesse del pubblico bene, ad inevitabili errori, talora purtroppo irrevocabili.
Così il cinema, senza abdicare al suo proprio carattere o soffrirne scapito, può adempiere la sua parte a vantaggio della comunità, rinsaldare il senso della fedeltà allo Stato e promuoverne il progresso. Un film di tal genere sarebbe ben lontano dai film politici, di partito e di classe o anche di un determinato Paese; sarebbe semplicemente il film di tutti, poiché servirebbe il nucleo essenziale di ogni Stato.
Non si potrebbe dire compiuta questa Nostra esposizione sul film ideale in rapporto alla comunità, se non aggiungessimo una parola sulle sue relazioni con la Chiesa.
La Chiesa di Cristo, a differenza della famiglia e dello Stato, non trae origine dalla natura; ma poggia sulla positiva fondazione del Redentore, che in lei ha depositato la sua verità e la sua grazia, affinché sia agli uomini luce e forza nel cammino terreno verso la patria celeste.
Una siffatta eccelsa realtà, che include tutto un mondo spirituale e soprannaturale, sfugge nella totalità alla configurazione artistica, poiché trascende le possibilità stesse dei mezzi espressivi dell'uomo.
Tuttavia sarà sufficiente la sua sostanziale conoscenza per assicurarle il rispetto e la venerazione di cui è degna. Che se al film occorre di occuparsi, - e non raramente accade - di vicende nelle quali l'argomento della Chiesa entra con maggiore o minor rilievo ed estensione, deve farlo secondo verità e cognizione, con tatto religioso, con semplicità e decoro. Del resto, già abbiamo esposto il Nostro pensiero, trattando in generale della scelta di temi religiosi. Aggiungiamo ora un solo suggerimento: se un film, specialmente di azione, vuol essere fedele all'ideale in ciò che concerne la Chiesa di Cristo, deve, al di là della perfetta forma artistica, essere concepito ed eseguito in modo da ispirare allo spettatore comprensione, rispetto, devozione verso la Chiesa, e, ai suoi figli, gioia, amore e quasi un santo orgoglio di appartenerle.
Non è escluso che ragioni storiche, esigenze di trama, o anche solo il sobrio realismo rendano necessario presentare manchevolezze e difetti di persone ecclesiastiche, nel loro carattere e forse altresì nell'esercizio del loro ufficio; in questo caso, però, sia resa chiara allo spettatore la distinzione fra istituzione e persona, fra persona e ufficio. In particolare, per il cattolico, sarà ideale sotto l'aspetto religioso quel film in cui la Chiesa risulta raggiante della aureola di "Sancta Mater Ecclesia": Santa e Madre, nella quale egli confida, a cui aderisce, in cui vive, da cui l'anima e l'intimo suo essere traggono l'umana perfezione e le eterne ricchezze.
Ecco, Signori, quel che volevamo dirvi intorno al cinematografo, al quale voi dedicate la vostra attività, i talenti del vostro ingegno, il quotidiano lavoro. Vorremmo ora chiudere queste Nostre considerazioni sulla importanza del cinema e sul suo ideale, confidandovi un intimo nostro sentimento.
Mentre vi parlavamo, davanti allo sguardo del Nostro spirito erano come presenti le immense schiere di uomini, di donne, di giovani, di fanciulli, ai quali giornalmente si rivolge il film col suo potente linguaggio, e di loro, con pietà ed ansia paterna, raccoglievamo le brame e le attese. La maggioranza di essi, nel fondo dello spirito sani e buoni, non chiedono altra cosa al film se non qualche riflesso del vero, del buono, del bello; in una parola, un raggio di Dio. Ascoltate anche voi la loro voce, e corrispondete alla loro profonda attesa, affinché l'immagine di Dio, impressa nelle loro anime, sfavilli sempre nitida nei pensieri, nei sentimenti e nelle opere, dalla vostra arte ispirati.
Con questo augurio, che vuole essere anche un nuovo pegno della stima e dell'interesse che Noi portiamo alla vostra opera, invochiamo su di voi i celesti favori, auspice dei quali v'impartiamo di cuore la Nostra paterna Apostolica Benedizione.
Udienza del 28 ottobre 1955