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Il male morale non può certo provenire da Dio, perfezione
assoluta, né dai ritrovati tecnici, che sono suoi doni preziosi, ma solo
dall'abuso che può farne l'uomo, dotato di libertà, il quale, perpetrandolo e
diffondendolo, si mette dalla parte del principe delle tenebre e nemico di Dio:
"Il nemico ha fatto questo" (Mt
13,28).
Perciò, la vera libertà dell'uomo
esige che usiamo e comunichiamo tutte quelle ricchezze che contribuiscono a
perfezionare i valori della nostra natura.
E la Chiesa, essendo depositaria della dottrina della
salvezza e di tutti i mezzi di santificazione, ha per sé l'inalienabile diritto
a comunicare le ricchezze affidatele per disposizione
divina. A tale diritto deve corrispondere il dovere da parte dei poteri
pubblici di renderle possibile l'accesso anche a questi mezzi di comunicazione
sociale, mediante i quali propaghi la verità e la virtù.
I fedeli, poi, che ne siano figli
devoti, conoscendo quale inestimabile dono sia la redenzione, nella misura
delle loro possibilità devono adoperarsi affinché essa possa valersi di queste
invenzioni tecniche, in quanto servano per santificare le anime.
Affermando i diritti della Chiesa non vogliamo certo
negare alla società civile il diritto di diffondere, per mezzo dei medesimi
mezzi, notizie e informazioni veramente necessarie o utili al bene comune della
società.
Anzi anche ai singoli, dipendentemente
dalle circostanze e salve sempre le esigenze del bene comune, sia data la
possibilità di contribuire all'arricchimento
spirituale proprio e degli altri mediante questi mezzi.
Ma è contrario alla dottrina cristiana e alle superiori
finalità dei mezzi audiovisivi di comunicazione sociale l'atteggiamento di coloro che cercano di riservarne l'uso esclusivamente a
scopi di propaganda politica e di pubblicità economica, riducendo mezzi tanto
nobili ad affare e commercio.
Parimenti non può essere accettata la teoria di coloro
che, nonostante le evidenti rovine morali e materiali causate da simili
dottrine nel passato, sostengono la più assoluta libertà di espressione
e di diffusione: non sarebbe, questa, la giusta libertà, da noi sopra indicata,
ma una sfrenata licenza di comunicare ad altri, senza alcun controllo, tutto
ciò che si vuole, anche se immorale e gravemente pericoloso per le anime.
Ma la Chiesa, che protegge ed appoggia quanto influisce a
sviluppare i veri valori spirituali — tanto le scienze quanto le arti l'hanno
sempre avuta come Patrona e Madre —, non può permettere che si attenti ai
valori che ordinano l'uomo verso Dio, suo ultimo fine. Nessuno si deve, quindi, meravigliare se anche in una materia così
delicata essa si muova con vigilante prudenza, in conformità alla raccomandazione
dell'apostolo: "Tutto esaminate, ritenete il bene, da ogni specie di male
astenetevi" (I Ts 5,2122).
Sono, pertanto, certamente da condannarsi quanti
affermano che devono essere favorite ed esaltate certe forme di diffusione,
purché abbiano pregi artistici e tecnici, anche se offendono gravemente
l'ordine morale. "E vero che all'arte — come abbiamo ricordato in
occasione del V centenario della morte dell'Angelico — per esser tale, non è
richiesta una esplicita missione etica o
religiosa". Ma "se il linguaggio artistico si adeguasse, con le sue
parole e cadenze, a spiriti falsi, vuoti e torbidi, cioè
non conformi al disegno del Creatore, se, anziché elevare la mente e il cuore a
nobili sentimenti, eccitasse le più volgari passioni, troverebbe spesso eco e
accoglienza, anche solo in virtù della novità, che non è sempre un valore, e
della esigua parte di reale che ogni linguaggio contiene; ma una tale arte
degraderebbe se stessa, rinnegando il primordiale ed essenziale suo aspetto, né
sarebbe universale-perenne, come lo spirito umano, a
cui si rivolge".10
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