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a) i critici
Molto utile sarà in questa materia l'opera del critico cinematografico
cattolico, il quale non mancherà di porre l'accento sui valori morali, tenendo
nel debito conto tali giudizi che saranno di sicuro indirizzo ad evitare il
pericolo di scivolare in un deplorevole relativismo morale o di confondere la
gerarchia dei valori.
Sarebbe deprecabile che i giornali e i periodici
cattolici, parlando degli spettacoli, non informassero i loro lettori sul
valore morale dei medesimi.
b) i proprietari delle sale cinematografiche e i
distributori
Oltre agli spettatori, che con ogni biglietto d'ingresso, quasi scheda di voto,
fanno una scelta tra il cinema buono e quello cattivo, una parte di
responsabilità incombe agli esercenti delle sale cinematografiche ed ai
distributori dei film.
Siamo a conoscenza delle difficoltà che devono attualmente affrontare gli esercenti per numerose ragioni,
anche a causa dello sviluppo della televisione; ma anche in mezzo a difficili
circostanze devono ricordare che la coscienza non permette loro di presentare
film contrari alla fede e alla morale, né di accettare contratti che li
obblighino a proiettarli. In numerosi paesi si sono impegnati a non accettare i
film giudicati dannosi o cattivi. Noi speriamo che tale opportunissima
iniziativa possa estendersi ovunque, e che nessun esercente cattolico esiti a
darvi la sua adesione.
Dobbiamo anche richiamare con insistenza il grave dovere
di escludere la pubblicità commerciale insidiosa o indecente, anche se fatta,
come talvolta avviene, in favore di film onesti. "Chi potrebbe dire quali
rovine di anime, specialmente giovanili, simili
immagini provocano, quali impuri pensieri e sentimenti possono suscitare,
quanto contribuiscano alla corruzione del popolo, con grave pregiudizio della
stessa prosperità della nazione?"28
E ovvio che le sale cinematografiche dipendenti
dall'autorità ecclesiastica, dovendo assicurare ai fedeli, e particolarmente
alla gioventù, spettacoli educativi ed un sano ambiente, possono presentare
soltanto dei film che siano ineccepibili dal punto di
vista morale.
Vigilando attentamente sull'attività di queste sale
aperte al pubblico, anche se dipendenti da religiosi esenti, i Vescovi
ricorderanno agli ecclesiastici responsabili che per conseguire gli scopi di questo apostolato, tanto raccomandato dalla Santa Sede, sono
necessari da parte loro una scrupolosa osservanza delle norme emanate a tal
fine e spirito di disinteresse. E poi vivamente raccomandabile che i gestori
delle sale cattoliche si uniscano in associazioni, come è
stato fatto in alcuni paesi con nostro plauso, in modo da poter più
efficacemente tutelare gli interessi comuni, attuando le direttive dell'ufficio
nazionale.
Le raccomandazioni che abbiamo fatto agli esercenti, si
applichino anche ai distributori, i quali, finanziando non di rado le stesse
produzioni, avranno maggiori possibilità, e
conseguentemente più grave dovere di dare il loro appoggio al cinema moralmente
sano. La distribuzione, infatti, non può in alcun modo essere considerata come
una mera funzione tecnica, perché il film, come già più volte abbiamo ricordato, non può essere considerato semplice
merce, ma deve essere stimato, anche e soprattutto, nutrimento intellettuale e
scuola di formazione spirituale e morale del pubblico. Il distributore e il
noleggiatore partecipano pertanto ugualmente dei meriti e delle responsabilità
morali per quanto riguarda il bene o il male operato dalla cinematografia.
c) gli attori
Una non esigua parte di responsabilità per migliorare il cinema spetta anche
all'attore, che, rispettoso della sua dignità di uomo
e di artista, non può prestarsi a interpretare scene licenziose, né dare la sua
cooperazione a film immorali. Quando poi l'attore sia
riuscito ad affermarsi per la sua arte e per il suo talento, deve valersi della
sua fama per suscitare nel pubblico nobili sentimenti, dando esempio di virtù
anzitutto nella sua vita privata. "E ben comprensibile, dicevamo
noi stessi in un discorso agli artisti, l'emozione intensa di gioia e di
fierezza che invade l'animo vostro dinanzi a quel pubblico, tutto teso verso di
voi, anelante, plaudente, fremente".29
Però tale legittimo sentimento
non può autorizzare l'attore cristiano ad accettare, da parte dello stesso
pubblico, manifestazioni quasi idolatriche, essendo
valido anche per lui il monito del Salvatore: "La vostra luce risplenda
dinanzi agli uomini in modo tale che, vedendo le vostre opere buone, diano
gloria al Padre vostro, che è nei cieli" (Mt
5,16).
d) i produttori e i registi
Le maggiori responsabilità però, sia pure su piani diversi, gravano sui
produttori e sui registi. La coscienza di tali responsabilità non deve essere di ostacolo, ma piuttosto d'incoraggiamento agli uomini di
buona volontà che dispongono di mezzi finanziari o di talenti richiesti per la
produzione di film.
Spesso le esigenze dell'arte imporranno ai responsabili
della produzione e della regìa difficili problemi
morali e religiosi, che per il bene spirituale degli spettatori e per la
perfezione dell'opera stessa richiederanno un competente giudizio ed indirizzo,
prima ancora che il film sia realizzato o durante la
sua realizzazione. Non esitino pertanto a chiede
consiglio all'Ufficio cattolico competente, che si terrà volentieri a loro
disposizione, delegando anche, se sarà necessario e con le dovute cautele, un
esperto consulente religioso.
La fiducia nella Chiesa non diminuirà certo la loro
autorità e il loro prestigio; "la Fede, fino all'ultimo, difenderà la
personalità dell'uomo",30 ed anche nel
campo della creazione artistica, la personalità umana non potrà che essere
arricchita e completata dalla luce della dottrina cristiana e delle rette norme
morali.
Non sarà tuttavia ammesso che gli ecclesiastici si
prestino a collaborare con i produttori cinematografici senza uno specifico
incarico dei Superiori, essendo ovviamente richieste per tale consulenza una
particolare competenza e un'adeguata preparazione, la cui valutazione non può essere lasciata all'arbitrio dei singoli.
Paternamente invitiamo i produttori e i registi cattolici
a non permettere l'attuazione di film contrari alla fede e alla morale
cristiana: ma se questo (quod Deus avertat) succedesse, i Vescovi non mancheranno di ammonirli
usando anche, se occorresse, opportune sanzioni.
Siamo però convinti che il rimedio più radicale per
indirizzare efficacemente il cinema verso le altezze del film ideale è la piena
adesione alle norme della legge cristiana da parte di quanti concorrono alla
produzione dei film.
S'avvicinino gli autori dei film alle fonti della grazia,
assimilino la dottrina del Vangelo, imparino quanto la Chiesa insegna sulla
realtà della vita, sulla felicità e sulla questione sociale e sulle aspirazioni
umane; allora vedranno aprirsi davanti a sé nuove vie luminose, e sentiranno
nuove e feconde ispirazioni di capolavori imperituri.
Occorrerà, pertanto, favorire e moltiplicare le
iniziative e le manifestazioni atte a sviluppare e a
intensificare la loro vita interiore, e curare particolarmente la formazione
cristiana dei giovani che si preparano alle professioni cinematografiche.
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