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La televisione, oltre gli aspetti comuni alle due
precedenti tecniche di diffusione, possiede anche caratteristiche proprie. Essa
permette infatti di partecipare audiovisivamente
nello stesso istante in cui succedono, ad avvenimenti lontani, con la
suggestività che s'avvicina a quella di un contatto personale e la cui
immediatezza è aumentata dal senso di intimità e di fiducia, proprio della vita
familiare.
Va tenuto pertanto nel massimo conto questo carattere di
suggestività delle trasmissioni televisive nell'intimo del
santuario della famiglia, dove incalcolabile sarà il loro influsso sulla
formazione della vita spirituale, intellettuale e morale dei membri della
famiglia stessa, e anzitutto dei figli, che subiranno inevitabilmente il
fascino della nuova tecnica."Un po' di lievito fa fermentare tutta la
pasta" (Gal 5,9). Se nella vita fisica dei giovani un germe di infezione può impedire lo sviluppo normale del corpo,
quanto maggiormente un permanente elemento negativo nell'educazione può
comprometterne l'equilibrio spirituale e lo sviluppo morale! E
chi non sa quanto spesso lo stesso bambino, che resiste al contagio di una
malattia sulla strada, si mostra privo di resistenza se la sorgente del
contagio si trova nella sua casa?
La santità della famiglia non può essere oggetto di
compromessi e la Chiesa non si stancherà, com'è nel suo pieno diritto e dovere,
di impegnare tutte le sue forze perché questo santuario non venga
profanato dal cattivo uso della televisione.
Con il grande vantaggio di
trattenere più facilmente tra le pareti domestiche grandi e piccoli, la
televisione può contribuire a rafforzare i legami di amore e di fedeltà nella
famiglia, ma sempre a condizione che non venga a menomare le stesse virtù di
fedeltà, di purezza e di amore.
Non mancano però coloro i quali ritengono impossibile,
almeno nell'ora presente, l'attuazione di così nobili esigenze. L'impegno preso
con gli spettatori, essi dicono, richiede di riempire a qualunque costo il
tempo previsto per le trasmissioni. La necessità di avere a disposizione una
vasta scelta di programmi obbliga a ricorrere anche a quegli spettacoli che
inizialmente erano destinati alle pubbliche sale. La televisione,
infine, non è solo per i giovani, ma anche per gli adulti. Le difficoltà
sono reali, ma la loro soluzione non può essere rimandata a
un periodo ulteriore, quando la mancanza di discrezione e di prudenza nell'uso
della televisione avrà procurato gravissimi danni individuali e sociali, danni
oggi forse ancora difficilmente valutabili.
Perché tale soluzione si possa ottenere simultaneamente
con la progressiva introduzione nei singoli paesi della tecnica stessa,
occorrerà anzitutto compiere un intenso sforzo per preparare programmi che corrispondano alle esigenze morali, psicologiche e tecniche
della televisione.
Invitiamo perciò gli uomini cattolici di cultura, di
scienza e di arte, e in primo luogo il clero e gli
ordini e congregazioni religiose, a prendere atto della nuova tecnica e a dare
la loro collaborazione perché la televisione possa attingere alle ricchezze
spirituali del passato e a quelle di ogni autentico progresso.
Occorrerà inoltre che i responsabili dei programmi televisivi
non solo rispettino i principi religiosi e morali, ma tengano conto del
pericolo che trasmissioni destinate agli adulti potrebbero
rappresentare per i giovani. In altri campi, come ad esempio avviene per il
cinema o il teatro, i giovani sono, nella maggior parte dei paesi civili,
protetti con apposite misure preventive dagli
spettacoli sconvenienti. Logicamente, e a maggior ragione, anche per la
televisione dovranno essere garantiti i vantaggi di un'oculata vigilanza. Qualora non si escludano dalle trasmissioni televisive, come
del resto è stato lodevolmente fatto in alcuni luoghi, spettacoli vietati ai
minori, saranno almeno indispensabili misure precauzionali.
Tuttavia anche la buona volontà e la coscienziosa
attività professionale di chi trasmette non sono
sufficienti per assicurare il pieno profitto della meravigliosa tecnica del
piccolo schermo, né per allontanare ogni pericolo.
Insostituibile è la sapiente vigilanza di chi riceve. La
moderazione nell'uso della televisione, la prudente ammissione ai programmi dei
figli secondo la loro età, la formazione del loro carattere e del loro retto
giudizio sugli spettacoli visti, e infine il loro allontanamento dai programmi
non adatti, incombe come un grave dovere di coscienza sui genitori e sugli educatori.
Sappiamo bene che specialmente quest'ultimo
punto potrà creare situazioni delicate e difficili e il senso pedagogico spesso
richiederà ai genitori di dare il buon esempio anche con personale sacrificio
nel rinunziare a determinati programmi. Ma sarebbe
troppo chiedere ai genitori un sacrificio quando è in gioco il supremo bene dei
figli?
Sarà pertanto "più che mai necessario e urgente —
come abbiamo scritto ai Vescovi d'Italia — formare nei fedeli una coscienza retta
dei doveri cristiani circa l'uso della televisione", perché essa non serva
mai alla diffusione dell'errore e del male, ma diventi "uno strumento di informazione, di formazione, di
trasformazione".36
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