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Pio XII
Miranda prorsus

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  • II. Considerazioni generali.
    • 1. Gli insegnamenti cristiani sulla comunicazione.
      • 1. L'oggetto.
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II. Considerazioni generali.

1. Gli insegnamenti cristiani sulla comunicazione.

1. L'oggetto.

Prima di intrattenervi separatamente sulle questioni relative a questi tre mezzi di comunicazione, e cioè al cinema, alla radio e alla televisione (sappiamo infatti che ciascuno di essi costituisce un fatto culturale con propri problemi artistici, tecnici ed economici), crediamo opportuno di esporre i principi che devono regolare la comunicazione, fatta su vasta scala, di beni destinati alla comunità e ai singoli individui.

Dio, essendo Sommo Bene, elargisce all'uomo, oggetto di sua particolare sollecitudine e amore, incessantemente i suoi doni, dei quali alcuni sono per le anime, altri in uso per questa vita terrena; e, manifestamente, questi ultimi sono subordinati ai primi esattamente come il corpo deve essere subordinato all'anima, alla quale, prima di comunicarsi nella visione beatifica, Dio si comunica mediante la fede e la carità, che "si è riversata nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci fu dato" (Rm 5,5).

Inoltre, desideroso di ritrovare nell'uomo il riflesso della sua propria perfezione (cf Mt 5,48), Dio ha voluto farlo partecipe di questa divina liberalità e lo ha associato alla propria opera, facendolo messaggero, largitore e dispensatore di questi beni ai suoi fratelli e a tutta l'umanità.

L'uomo, infatti, per esigenza della sua stessa natura, fin dal mattino della sua esistenza prese a comunicare agli altri i suoi beni spirituali per mezzo di segni, che mutuati dalle cose sensibili, egli si è ingegnato di sempre più perfezionare. Tutti questi mezzi di comunicazione, dagli ideogrammi e dai segni grafici dell'età più remota fino ai ritrovati tecnici moderni, devono essere indirizzati all'eccelso fine di rendere l'uomo, anche in questo campo, quasi dispensatore di Dio.

Perciò, affinché l'attuazione di questo provvidenziale piano divino riesca più sicura ed efficace nell'umanità, in virtù della nostra autorità apostolica, con apposito Breve8 dichiarammo San Gabriele Arcangelo, "che ha portato al genere umano... il tanto desiderato annunzio di Redenzione", patrono celeste presso Dio di quei mezzi che consentono agli uomini di inviare in un istante, per mezzo dell'elettricità, messaggi scritti ad assenti, parlare fra loro da luoghi molto distanti, trasmettersi notizie attraverso le onde dell'etere e vedere presenti sullo schermo cose ed avvenimenti lontani.9 Con la designazione di questo celeste patrono intendevamo richiamarel'attenzione sulla nobiltà della loro vocazione a quanti hanno nelle mani i benefici strumenti che permettono di diffondere nel mondo gli inestimabili tesori di Dio, come semi buoni, destinati a portare i frutti della verità e del bene.

Considerando le finalità così alte di questi nobili mezzi tecnici sorge la domanda: come mai essi diventano anche fonti e veicoli di malvagità? "Come, dunque, c'è la zizzania?" (Mt 13,27).




8 AAS 45 (1952), PP. 216-217.

9 Ibidem, p. 216.




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