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Pio XII
Miranda prorsus

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  • II. Considerazioni generali.
    • 2. La vera libertà: principi ed errori.
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2. La vera libertà: principi ed errori.

Il male morale non può certo provenire da Dio, perfezione assoluta, né dai ritrovati tecnici, che sono suoi doni preziosi, ma solo dall'abuso che può farne l'uomo, dotato di libertà, il quale, perpetrandolo e diffondendolo, si mette dalla parte del principe delle tenebre e nemico di Dio: "Il nemico ha fatto questo" (Mt 13,28).

Perciò, la vera libertà dell'uomo esige che usiamo e comunichiamo tutte quelle ricchezze che contribuiscono a perfezionare i valori della nostra natura.

E la Chiesa, essendo depositaria della dottrina della salvezza e di tutti i mezzi di santificazione, ha per sé l'inalienabile diritto a comunicare le ricchezze affidatele per disposizione divina. A tale diritto deve corrispondere il dovere da parte dei poteri pubblici di renderle possibile l'accesso anche a questi mezzi di comunicazione sociale, mediante i quali propaghi la verità e la virtù.

I fedeli, poi, che ne siano figli devoti, conoscendo quale inestimabile dono sia la redenzione, nella misura delle loro possibilità devono adoperarsi affinché essa possa valersi di queste invenzioni tecniche, in quanto servano per santificare le anime.

Affermando i diritti della Chiesa non vogliamo certo negare alla società civile il diritto di diffondere, per mezzo dei medesimi mezzi, notizie e informazioni veramente necessarie o utili al bene comune della società.

Anzi anche ai singoli, dipendentemente dalle circostanze e salve sempre le esigenze del bene comune, sia data la possibilità di contribuire all'arricchimento spirituale proprio e degli altri mediante questi mezzi.

Ma è contrario alla dottrina cristiana e alle superiori finalità dei mezzi audiovisivi di comunicazione sociale l'atteggiamento di coloro che cercano di riservarne l'uso esclusivamente a scopi di propaganda politica e di pubblicità economica, riducendo mezzi tanto nobili ad affare e commercio.

Parimenti non può essere accettata la teoria di coloro che, nonostante le evidenti rovine morali e materiali causate da simili dottrine nel passato, sostengono la più assoluta libertà di espressione e di diffusione: non sarebbe, questa, la giusta libertà, da noi sopra indicata, ma una sfrenata licenza di comunicare ad altri, senza alcun controllo, tutto ciò che si vuole, anche se immorale e gravemente pericoloso per le anime.

Ma la Chiesa, che protegge ed appoggia quanto influisce a sviluppare i veri valori spirituali — tanto le scienze quanto le arti l'hanno sempre avuta come Patrona e Madre —, non può permettere che si attenti ai valori che ordinano l'uomo verso Dio, suo ultimo fine. Nessuno si deve, quindi, meravigliare se anche in una materia così delicata essa si muova con vigilante prudenza, in conformità alla raccomandazione dell'apostolo: "Tutto esaminate, ritenete il bene, da ogni specie di male astenetevi" (I Ts 5,2122).

Sono, pertanto, certamente da condannarsi quanti affermano che devono essere favorite ed esaltate certe forme di diffusione, purché abbiano pregi artistici e tecnici, anche se offendono gravemente l'ordine morale. "E vero che all'arte — come abbiamo ricordato in occasione del V centenario della morte dell'Angelico — per esser tale, non è richiesta una esplicita missione etica o religiosa". Ma "se il linguaggio artistico si adeguasse, con le sue parole e cadenze, a spiriti falsi, vuoti e torbidi, cioè non conformi al disegno del Creatore, se, anziché elevare la mente e il cuore a nobili sentimenti, eccitasse le più volgari passioni, troverebbe spesso eco e accoglienza, anche solo in virtù della novità, che non è sempre un valore, e della esigua parte di reale che ogni linguaggio contiene; ma una tale arte degraderebbe se stessa, rinnegando il primordiale ed essenziale suo aspetto, né sarebbe universale-perenne, come lo spirito umano, a cui si rivolge".10




10 Discorso del 20 aprile 1955 nel quinto centenario della morte del Beato Angelico: AAS 47 (1955), pp. 291-292; Lettera Enciclica Musicae Sacrae: AAS 48 (1956), p. 10.




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