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| Pio XII Miranda prorsus IntraText CT - Lettura del testo |
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3. L'influenza sulla famiglia e sui giovani: difficoltà e soluzioni.La televisione, oltre gli aspetti comuni alle due precedenti tecniche di diffusione, possiede anche caratteristiche proprie. Essa permette infatti di partecipare audiovisivamente nello stesso istante in cui succedono, ad avvenimenti lontani, con la suggestività che s'avvicina a quella di un contatto personale e la cui immediatezza è aumentata dal senso di intimità e di fiducia, proprio della vita familiare. Va tenuto pertanto nel massimo conto questo carattere di suggestività delle trasmissioni televisive nell'intimo del santuario della famiglia, dove incalcolabile sarà il loro influsso sulla formazione della vita spirituale, intellettuale e morale dei membri della famiglia stessa, e anzitutto dei figli, che subiranno inevitabilmente il fascino della nuova tecnica."Un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta" (Gal 5,9). Se nella vita fisica dei giovani un germe di infezione può impedire lo sviluppo normale del corpo, quanto maggiormente un permanente elemento negativo nell'educazione può comprometterne l'equilibrio spirituale e lo sviluppo morale! E chi non sa quanto spesso lo stesso bambino, che resiste al contagio di una malattia sulla strada, si mostra privo di resistenza se la sorgente del contagio si trova nella sua casa? La santità della famiglia non può essere oggetto di compromessi e la Chiesa non si stancherà, com'è nel suo pieno diritto e dovere, di impegnare tutte le sue forze perché questo santuario non venga profanato dal cattivo uso della televisione. Con il grande vantaggio di trattenere più facilmente tra le pareti domestiche grandi e piccoli, la televisione può contribuire a rafforzare i legami di amore e di fedeltà nella famiglia, ma sempre a condizione che non venga a menomare le stesse virtù di fedeltà, di purezza e di amore. Non mancano però coloro i quali ritengono impossibile, almeno nell'ora presente, l'attuazione di così nobili esigenze. L'impegno preso con gli spettatori, essi dicono, richiede di riempire a qualunque costo il tempo previsto per le trasmissioni. La necessità di avere a disposizione una vasta scelta di programmi obbliga a ricorrere anche a quegli spettacoli che inizialmente erano destinati alle pubbliche sale. La televisione, infine, non è solo per i giovani, ma anche per gli adulti. Le difficoltà sono reali, ma la loro soluzione non può essere rimandata a un periodo ulteriore, quando la mancanza di discrezione e di prudenza nell'uso della televisione avrà procurato gravissimi danni individuali e sociali, danni oggi forse ancora difficilmente valutabili. Perché tale soluzione si possa ottenere simultaneamente con la progressiva introduzione nei singoli paesi della tecnica stessa, occorrerà anzitutto compiere un intenso sforzo per preparare programmi che corrispondano alle esigenze morali, psicologiche e tecniche della televisione. Invitiamo perciò gli uomini cattolici di cultura, di scienza e di arte, e in primo luogo il clero e gli ordini e congregazioni religiose, a prendere atto della nuova tecnica e a dare la loro collaborazione perché la televisione possa attingere alle ricchezze spirituali del passato e a quelle di ogni autentico progresso. Occorrerà inoltre che i responsabili dei programmi televisivi non solo rispettino i principi religiosi e morali, ma tengano conto del pericolo che trasmissioni destinate agli adulti potrebbero rappresentare per i giovani. In altri campi, come ad esempio avviene per il cinema o il teatro, i giovani sono, nella maggior parte dei paesi civili, protetti con apposite misure preventive dagli spettacoli sconvenienti. Logicamente, e a maggior ragione, anche per la televisione dovranno essere garantiti i vantaggi di un'oculata vigilanza. Qualora non si escludano dalle trasmissioni televisive, come del resto è stato lodevolmente fatto in alcuni luoghi, spettacoli vietati ai minori, saranno almeno indispensabili misure precauzionali. Tuttavia anche la buona volontà e la coscienziosa attività professionale di chi trasmette non sono sufficienti per assicurare il pieno profitto della meravigliosa tecnica del piccolo schermo, né per allontanare ogni pericolo. Insostituibile è la sapiente vigilanza di chi riceve. La moderazione nell'uso della televisione, la prudente ammissione ai programmi dei figli secondo la loro età, la formazione del loro carattere e del loro retto giudizio sugli spettacoli visti, e infine il loro allontanamento dai programmi non adatti, incombe come un grave dovere di coscienza sui genitori e sugli educatori. Sappiamo bene che specialmente quest'ultimo punto potrà creare situazioni delicate e difficili e il senso pedagogico spesso richiederà ai genitori di dare il buon esempio anche con personale sacrificio nel rinunziare a determinati programmi. Ma sarebbe troppo chiedere ai genitori un sacrificio quando è in gioco il supremo bene dei figli? Sarà pertanto "più che mai necessario e urgente — come abbiamo scritto ai Vescovi d'Italia — formare nei fedeli una coscienza retta dei doveri cristiani circa l'uso della televisione", perché essa non serva mai alla diffusione dell'errore e del male, ma diventi "uno strumento di informazione, di formazione, di trasformazione".36
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36 Cf Discorso sull'importanza della televisione, del 21 ottobre 1955: AAS 47 (1955), p. 777. |
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