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2.
Molteplici ragioni ci impedirono finora di soddisfare prima il Nostro
desiderio. Fu dapprima la gara di filiale pietà, con la quale da tutte le parti
del mondo, in innumerevoli lettere, Ci giungeva il saluto dei fratelli e dei
figli, che davano il benvenuto e presentavano i loro primi devoti ossequi al
nuovo Successore di S. Pietro. Si aggiungeva poi subito la prima personale
esperienza di quella che S. Paolo chiamava la instantia mea quotidiana,
sollecitudo omnium Ecclesiarum.2 E con le cure ordinarie vennero pure
le straordinarie: quelle delle gravissime trattative, che trovammo già avviate
e che dovemmo proseguire, riguardanti i Luoghi Santi e le condizioni di
cristianità e chiese fra le più cospicue dell'orbe cattolico; convegni e
trattative che toccavano le sorti di popoli e nazioni, dove, fedeli al
ministero di conciliazione e di pace da Dio affidatoci, cercammo di far
risonare la parola della carità insieme con quella della giustizia, e di
procurare la dovuta considerazione a quei valori e a quegli interessi, che, per
essere spirituali, non sono i meno grandi, né i meno importanti, anzi lo sono
più e sopra tutti gli altri; le sofferenze inenarrabili di popoli lontani,
falciati dalla fame e da ogni genere di calamità, per i quali, mentre Ci
affrettavamo a inviare il maggior aiuto a Noi possibile nelle Nostre presenti
angustie, invocavamo insieme l'aiuto del mondo intero: e infine le competizioni
e le violenze scoppiate in seno allo stesso popolo diletto, dal quale avemmo i
natali ed in mezzo al quale la mano di Dio collocò la Cattedra di Pietro:
competizioni e violenze che parvero mettere in forse le stesse sorti del Nostro
paese e che Noi non tralasciammo con ogni mezzo di sedare.
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