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5.
Quindi la vita pubblica ancora avvolta in una fosca nebbia di odi e di mutue
offese, che non dà respiro ai popoli. Che se più gravemente soffrono le nazioni
vinte, non mancano guai gravissimi alle vincitrici; le minori si dolgono di
essere sopraffatte o sfruttate dalle maggiori, le maggiori si adontano e si
lagnano di trovarsi mal viste o insidiate dalle minori: tutte risentono i
tristi effetti della passata guerra. Né quelle stesse nazioni che andarono
esenti dall'immane flagello ne scansarono i mali, né ancora vanno libere dal
risentirne gli effetti, come e più li risentono le antiche belligeranti. I
danni del passato, tuttora persistenti, vanno sempre più aggravandosi per
l'impossibilità di pronti rimedi, dopo che i ripetuti tentativi di statisti e
politici, per curare i mali della società, a nulla hanno approdato, se pure non
li hanno coi loro medesimi fallimenti aggravati. Tanto più perciò si
rincrudisce l'angoscia delle genti per la minaccia sempre più forte di nuove
guerre, le quali non potrebbero essere che più spaventose e desolatrici delle
passate, donde il vivere in una perpetua condizione di pace armata, che è quasi
un assetto di guerra, il quale dissangua le finanze dei popoli, ne sciupa il
fiore della gioventù e ne avvelena e intorbida le migliori fonti di vita
fisica, intellettuale, religiosa e morale.
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