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13.
Senonché della mancata pace e dei mali che sono conseguenti dell'accennata
mancanza, vi è una causa più alta insieme e più profonda; una causa che già
prima della grande guerra era venuta largamente preparandosi; una causa alla
quale l'immane calamità avrebbe dovuto essere rimedio, se tutti avessero capito
l'alto linguaggio dei grandi avvenimenti. Sta scritto nel libro di Dio:
"quelli che abbandonarono il Signore andranno consunti"15; e
non meno noto è ciò che Gesù Redentore, Maestro degli uomini, ha detto:
"senza di me nulla potete fare"16; ed ancora: "chi non
raccoglie con me, disperde".17
Queste divine
parole si sono avverate ed ancora vanno avverandosi sotto i nostri occhi. Gli
uomini si sono allontanati da Dio e da Gesù Cristo e per questo sono caduti al
fondo di tanti mali; per questo stesso si logorano e si consumano in vani e
sterili tentativi di porvi rimedio, senza neppure riuscire a raccogliere gli
avanzi di tante rovine. Si è voluto che fossero senza Dio e senza Gesù Cristo
le leggi e i governi, derivando ogni autorità non da Dio, ma dagli uomini; e
con ciò stesso venivano meno alle leggi, non soltanto le sole vere ed
inevitabili sanzioni, ma anche gli stessi supremi criteri del giusto, che anche
il filosofo pagano Cicerone intuiva potersi derivare soltanto dalla legge
divina. E veniva pure meno all'autorità ogni solida base, ogni vera ed
indiscutibile ragione di supremazia e di comando da una parte, di soggezione e
di ubbidienza dall'altra; e così la stessa compagine sociale, per logica
necessità, doveva andarne scossa e compromessa, non rimanendole ormai alcun
sicuro fulcro, ma tutto riducendosi a contrasti ed a prevalenze di numero e di
interessi particolari.
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