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15.
La constatazione però di tanti e così gravi mali, non deve toglierci,
Venerabili Fratelli, la speranza e la cura di trovare i rimedi, tanto più che i
mali stessi già ne dànno qualche indicazione e suggerimento.
Prima di ogni
altra cosa, infatti, occorre ed urge pacificare gli animi. Una pace ci bisogna
che non sia soltanto nell'esteriorità di cortesie reciproche ma scenda nei
cuori, ed i cuori riavvicini, rassereni e riapra a mutuo affetto di fraterna
benevolenza.
Ma tale non è
se non la pace di Cristo: et pax Christi exsultet in cordibus
vestris;19 né altra potrebbe essere la pace sua, la pace che Egli
dà,20 mentre Dio, com'Egli è, intuisce i cuori21 e nei cuori ha
il suo regno. D'altra parte Gesù Cristo ha ben diritto di chiamare sua questa
vera pace dei cuori. Egli che primo disse agli uomini: "voi siete tutti
fratelli"22 e loro promulgava, suggellandola nel suo Sangue, la
legge di universale mutua dilezione e tolleranza: "questo è il mio
comandamento che vi amiate a vicenda come io vi ho amati;23 sopportate
gli uni i pesi degli altri e così adempirete la legge di Cristo".24
Ne consegue
immediatamente, che la pace di Cristo dovrà bensì essere una pace giusta (come
il suo profeta l'annunzia: opus iustitiae pax),25 essendo Egli quel Dio
che giudica la giustizia stessa;26 non potrà però constare soltanto di
dura ed inflessibile giustizia, ma dovrà essere fatta dolce e soave da una
almeno uguale misura di carità con effetto di sincera riconciliazione. Tale è
la pace che Gesù Cristo conquistava a noi ed al mondo intero e che l'Apostolo,
con tanto energica espressione, in Gesù Cristo stesso impersona, dicendo:
"Egli è la nostra pace": Ipse est pax nostra; perché, soddisfacendo
alla divina giustizia, col supplizio della carne sua crocifissa, in se stesso
uccideva ogni inimicizia, facendo la pace27 e riconciliando tutti e
tutto in se stesso. Così è che nell'opera redentrice di Cristo, che pure è
opera di divina giustizia, l'Apostolo stesso non vede che una divina opera di
riconciliazione e di carità: "Dio riconciliava a sé il mondo in
Cristo";28"a tal segno Iddio ha amato il mondo, che ha dato
il suo Figliuolo unigenito".29 L'Angelo delle Scuole ha trovato la
formula ed il conio per l'oro di questa dottrina, dicendo che la pace, la vera
pace, è cosa piuttosto di carità che di giustizia; perché alla giustizia spetta
solo rimuovere gli impedimenti della pace: l'offesa e il danno; ma la pace
stessa è atto proprio e specifico di carità.30
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