|
24.
Senonché quelle stesse vicende sociali che crearono ed accrebbero la necessità
della accennata cooperazione del clero e del laicato, hanno pure creato
pericoli nuovi e più gravi. Sono idee non rette e non sani sentimenti, dei
quali, dopo l'uragano della guerra mondiale e degli avvenimenti politici e
sociali che le tennero dietro, l'atmosfera stessa si direbbe infetta, così
frequenti sono i casi di contagio, tanto più pericoloso quanto meno prontamente
avvertito, grazie alle apparenze ingannevoli che lo dissimulano, sicché gli
stessi alunni del santuario non ne vanno immuni.
Molti sono,
infatti, quelli che credono o dicono di tenere le dottrine cattoliche
sull'autorità sociale, sul diritto di proprietà, sui rapporti fra capitale e
lavoro, sui diritti degli operai, sulle relazioni fra Chiesa e Stato, fra
religione e patria, fra classe e classe, fra nazione e nazione, sui diritti
della Santa Sede e le prerogative del Romano Pontefice e dell'episcopato, sui
diritti sociali di Gesù Cristo stesso, Creatore Redentore, Signore degli
individui e dei popoli. Ma poi parlano, scrivono e, quel che è peggio, operano
come non fossero più da seguire, o non col rigore di prima, le dottrine e le
prescrizioni solennemente ed inevitabilmente richiamate ed inculcate in tanti
documenti pontifici, nominatamente di Leone XIII, Pio X, e Benedetto XV.
Contro questa
specie di modernismo morale, giuridico, sociale, non meno condannevole del noto
modernismo dogmatico, occorre pertanto richiamare quelle dottrine e quelle
prescrizioni, che abbiamo detto; occorre risvegliare in tutti quello spirito di
fede, di carità soprannaturale e di cristiana disciplina, che solo può dare la
loro retta intelligenza ed imporre la loro osservanza. Tutto questo occorre più
che mai fare con la gioventù, massime poi con quella che si avvia al Santuario,
perché nella generale confusione non sia, come dice l'Apostolo, "portata
intorno da ogni vento di dottrina per i raggiri degli uomini, per le astuzie
onde seduce l'errore".57
|