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1.
E tutto
quello che accadde e si fece, nel corso di questo Anno Santo, degno certo di
perpetua memoria, forse non accrebbe l'onore e la gloria al divino Fondatore
della Chiesa, nostro supremo Re e Signore?
2. Infatti, la
Mostra Missionaria Vaticana quanto non colpì la mente e il cuore degli uomini,
sia facendo conoscere il diuturno lavoro della Chiesa per la maggiore
dilatazione del Regno del suo Sposo nei continenti e nelle più lontane isole
dell'Oceano; sia il grande numero di regioni conquistate al cattolicesimo col
sudore e col sangue dai fortissimi e invitti Missionari; sia infine col far
conoscere quante vaste regioni vi siano ancora da sottomettere al soave e
salutare impero del nostro Re.
3. E quelle
moltitudini che, durante questo Anno giubilare, vennero da ogni parte della
terra nella città santa, sotto la guida dei loro Vescovi e sacerdoti, che altro
avevano in cuore, purificate le loro anime, se non proclamarsi presso il
sepolcro degli Apostoli, davanti a Noi, sudditi fedeli di Cristo per il
presente e per il futuro?
4. E questo
Regno di Cristo sembrò quasi pervaso di nuova luce allorquando Noi, provaLa
l'eroica virtù di sei Confessori e Vergini, li elevammo agli onori degli
altari. E qual gioia e qual conforto provammo nell'animo quando, nello
splendore della Basilica Vaticana, promulgato il decreto solenne, una
moltitudine sterminata di popolo, innalzando il cantico di ringraziamento
esclamò: Tu Rex gloriæ, Christe!
5. Poiché,
mentre gli uomini e le Nazioni, lontani da Dio, per l'odio vicendevole e per le
discordie intestine si avviano alla rovina ed alla morte, la Chiesa di Dio,
continuando a porgere al genere umano il cibo della vita spirituale, crea e
forma generazioni di santi e di sante a Gesù Cristo, il quale non cessa di
chiamare alla beatitudine del Regno celeste coloro che ebbe sudditi fedeli e
obbedienti nel regno terreno.
6. Inoltre,
ricorrendo, durante 1'Anno Giubilare, il sedicesimo secolo dalla celebrazione
del Concilio di Nicea, volemmo che l'avvenimento centenario fosse commemorato,
e Noi stessi lo commemorammo nella Basilica Vaticana tanto più volentieri in
quanto quel Sacro Sinodo definì e propose come dogma la consustanzialità
dell'Unigenito col Padre, e nello stesso tempo, inserendo nel simbolo la
formula "il regno del quale non avrà mai fine", proclamò la dignità
regale di Cristo.
7. Avendo,
dunque, quest'inno Santo concorso non in uno ma in più modi ad illustrare il
Regno di Cristo, Ci sembra che faremo cosa quanto mai consentanea al Nostro
ufficio apostolico, se, assecondando le preghiere di moltissimi Cardinali,
Vescovi e fedeli fatte a Noi sia individualmente, sia collettivamente,
chiuderemo questo stesso Anno coll'introdurre nella sacra Liturgia una festa
speciale di Gesù Cristo Re.
8. Questa cosa
Ci reca tanta gioia che Ci spinge, Venerabili Fratelli, a farvene parola; voi
poi, procurerete di adattare ciò che Noi diremo intorno al culto di Gesù Cristo
Re, all'intelligenza del popolo e di spiegarne il senso in modo che da questa
annua solennità ne derivino sempre copiosi frutti.
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