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1.
Volendo ora
esprimere la natura e il valore di questo principato, accenniamo brevemente che
esso consta di una triplice potestà, la quale se venisse a mancare, non si
avrebbe più il concetto d'un vero e proprio principato
2. Le
testimonianze attinte dalle Sacre Lettere circa l’impero universale del nostro
Redentore, provano più che a sufficienza quanto abbiamo detto; ed è dogma di
fede che Gesù Cristo è stato dato agli uomini quale Redentore in cui debbono
riporre la loro fiducia, ed allo stesso tempo come legislatore a cui debbono
obbedire (Ss. Conc. Trid., Sess. VI, can. 21).
3. I santi
Evangeli non soltanto narrano come Gesù abbia promulgato delle leggi, ma lo
presentano altresì nell'atto stesso di legiferare; e il divino Maestro afferma,
in circostanze e con diverse espressioni, che chiunque osserverà i suoi
comandamenti darà prova di amarlo e rimarrà nella sua carità (Joh. 15, 10). Lo
stesso Gesù davanti ai Giudei, che lo accusavano di aver violato il sabato con
l'aver ridonato la sanità al paralitico, afferma che a Lui fu dal Padre
attribuita la potestà giudiziaria: "Il Padre non giudica alcuno, ma ha rimesso
al Figlio ogni giudizio" (Joh. 5, 22). Nel che è compreso pure il diritto
di premiare e punire gli uomini anche durante la loro vita, perché ciò non può
disgiungersi da una propria forma di giudizio. Inoltre la potestà esecutiva si
deve parimenti attribuire a Gesù Cristo, poiché è necessario che tutti
obbediscano al suo comando, e nessuno può sfuggire ad esso e alle sanzioni da
lui stabilite.
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