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1.
Se invece
gli uomini privatamente e in pubblico avranno riconosciuto la sovrana potestà
di Cristo, necessariamente segnalati benefici di giusta libertà, di tranquilla
disciplina e di pacifica concordia pervaderanno l'intero consorzio umano. La
regale dignità di nostro Signore come rende in qualche modo sacra l'autorità
umana dei principi e dei capi di Stato, così nobilita i doveri dei cittadini e
la loro obbedienza.
2. In questo
senso 1'Apostolo Paolo, inculcando alle spose e ai servi di rispettare Gesù
Cristo nel loro rispettivo marito e padrone, ammoniva chiaramente che non
dovessero obbedire ad essi come ad uomini ma in quanto tenevano le veci di
Cristo, poiché sarebbe stato sconveniente che gli uomini, redenti da Cristo,
servissero ad altri uomini: "Siete stati comperati a prezzo; non diventate
servi degli uomini" (I Cor. 7, 23). Che se i principi e i magistrati
legittimi saranno persuasi che si comanda non tanto per diritto proprio quanto
per mandato del Re divino, si comprende facilmente che uso santo e sapiente
essi faranno della loro autorità, e quale interesse del bene comune e della
dignità dei sudditi prenderanno nel fare le leggi e nell'esigerne l'esecuzione.
In tal modo, tolta ogni causa di sedizione, fiorirà e si consoliderà l'ordine e
la tranquillità: ancorché, infatti, il cittadino riscontri nei principi e nei
capi di Stato uomini simili a lui o per qualche ragione indegni e vituperevoli,
non si sottrarrà tuttavia al loro comando qualora egli riconosca in essi
l'immagine e l'autorità di Cristo Dio e Uomo.
3. Per quello
poi che si riferisce alla concordia e alla pace, è manifesto che quanto più
vasto è il regno e più largamente abbraccia il genere umano, tanto più gli
uomini diventano consapevoli di quel vincolo di fratellanza che li unisce. E
questa consapevolezza come allontana e dissipa i frequenti conflitti, così ne
addolcisce e ne diminuisce le amarezze. E se il regno di Cristo, come di
diritto abbraccia tutti gli uomini, cosi di fatto veramente li abbracciasse,
perché dovremmo disperare di quella pace che il Re pacifico portò in terra,
quel Re diciamo che venne "per riconciliare tutte le cose, che non venne
per farsi servire, ma per servire gli altri" e che, pur essendo il Signore
di tutti, si fece esempio di umiltà, e questa virtù principalmente inculcò
insieme con la carità e disse inoltre: "II mio giogo è soave e il mio peso
leggero"? (Matth. 11, 30)
4. Oh, di quale
felicità potremmo godere se gli individui, le famiglie e la società si
lasciassero governare da Cristo! "Allora veramente, per usare le parole
che il Nostro Predecessore Leone XIII venticinque anni fa rivolgeva a tutti i
Vescovi dell'orbe cattolico, si potrebbero risanare tante ferite, allora ogni
diritto riacquisterebbe l'antica forza, tornerebbero i beni della pace,
cadrebbero dalle mani le spade, quando tutti volentieri accettassero l'impero
di Cristo, gli obbedissero, ed ogni lingua proclamasse che nostro Signore Gesù
Cristo è nella gloria di Dio Padre" (Leone Pp. XIII,
Enc. Annum sanctum, 25.V.1899).
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