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1.
E perché
più abbondanti siano i desiderati frutti e durino più stabilmente nella società
umana, è necessario che venga divulgata la cognizione della regale dignità di
nostro Signore quanto più è possibile. Al quale scopo Ci sembra che
nessun'altra cosa possa maggiormente giovare quanto l'istituzione di una festa
particolare e propria di Cristo Re.
2. Infatti, più
che i solenni documenti del Magistero ecclesiastico, hanno efficacia
nell'informare il popolo nelle cose della fede e nel sollevarlo alle gioie
interne della vita le annuali festività dei sacri misteri, poiché i documenti,
il più delle volte, sono presi in considerazione da pochi ed eruditi uomini, le
feste invece commuovono e ammaestrano tutti i fedeli; quelli una volta sola
parlano, queste invece, per così dire, ogni anno e in perpetuo; quelli
soprattutto toccano salutarmente la mente, queste invece non solo la mente ma
anche il cuore, tutto l'uomo insomma. Invero, essendo l'uomo composto di anima
e di corpo, ha bisogno di essere eccitato dalle esteriori solennità in modo che,
attraverso la varietà e la bellezza dei sacri riti, accolga nell'animo i divini
insegnamenti e, convertendoli in sostanza e sangue, faccia si che essi servano
al progresso della sua vita spirituale.
3. D'altra parte
si ricava da documenti storici che tali festività, col decorso dei secoli,
vennero introdotte una dopo l'altra, secondo che la necessità o l'utilità del
popolo cristiano sembrava richiederlo; come quando fu necessario che il popolo
venisse rafforzato di fronte al comune pericolo, o venisse difeso dagli errori
velenosi degli eretici, o incoraggiato più fortemente e infiammato a celebrare
con maggiore pietà qualche mistero della fede o qualche beneficio della grazia
divina. Così fino dai primi secoli dell'era cristiana, venendo i fedeli
acerbamente perseguitati, si cominciò con sacri riti a commemorare i Martiri,
affinché - come dice Sant’Agostino - le solennità dei Martiri fossero
d'esortazione al martirio (Sant'Agostino, De Sanctis, Serm. 47). E gli onori
liturgici, che in seguito furono tributati ai Confessori, alle Vergini e alle
Vedove, servirono meravigliosamente ad eccitare nei fedeli l'amore alle virtù,
necessarie anche in tempi di pace.
4. E
specialmente le festività istituite in onore della Beata Vergine fecero sì che
il popolo cristiano non solo venerasse con maggior pietà la Madre di Dio, sua
validissima protettrice, ma si accendesse altresì di più forte amore verso la
Madre celeste, che il Redentore gli aveva lasciato quasi per testamento. Tra i
benefici ottenuti dal culto pubblico e liturgico verso la Madre di Dio e i
Santi del Cielo non ultimo si deve annoverare questo: che la Chiesa, in ogni
tempo, poté vittoriosamente respingere la peste delle eresie e degli errori.
5. In tale
ordine di cose dobbiamo ammirare i disegni della divina Provvidenza, la quale,
come suole dal male ritrarre il bene, così permise che di quando in quando la
fede e la pietà delle genti diminuissero, o che le false teorie insidiassero la
verità cattolica, con questo esito però, che questa risplendesse poi di nuovo
splendore, e quelle, destatesi dal letargo, tendessero a cose maggiori e più
sante.
6. Ed invero le
festività che furono accolte nel corso dell'anno liturgico in tempi a noi
vicini, ebbero uguale origine e produssero identici frutti. Così, quando erano
venuti meno la riverenza e il culto verso l'augusto Sacramento, fu istituita la
festa del Corpus Domini, e si ordinò che venisse celebrata in modo tale che le
solenni processioni e le preghiere da farsi per tutto l'ottavario richiamassero
le folle a venerare pubblicamente il Signore; così la festività del Sacro Cuore
di Gesù fu introdotta quando gli animi degli uomini, infiacchiti e avviliti per
il freddo rigorismo dei giansenisti, erano del tutto agghiacciati e distolti
dall'amore di Dio e dalla speranza della eterna salvezza.
7. Ora, se
comandiamo che Cristo Re venga venerato da tutti i cattolici del mondo, con ciò
Noi provvederemo alle necessità dei tempi presenti, apportando un rimedio
efficacissimo a quella peste che pervade l'umana società.
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