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1.
La peste della
età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e
voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in un solo
giorno ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Infatti si cominciò
a negare l'impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il diritto -
che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo - di ammaestrare, cioè, le genti, di
far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E a poco a
poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e
indecorosamente abbassata al livello di queste; quindi la si sottomise al
potere civile e fu lasciata quasi all'arbitrio dei principi e dei magistrati.
Si andò più innanzi ancora: vi furono di quelli che pensarono di sostituire
alla religione di Cristo un certo sentimento religioso naturale. Né mancarono
Stati i quali opinarono di poter fare a meno di Dio, riposero la loro religione
nell'irreligione e nel disprezzo di Dio stesso.
2. I pessimi
frutti, che questo allontanamento da Cristo da parte degli individui e delle
nazioni produsse tanto frequentemente e tanto a lungo, Noi lamentammo nella
Enciclica "Ubi arcano Dei" e anche oggi lamentiamo: i semi cioè della
discordia sparsi dappertutto; accesi quegli odii e quelle rivalità tra i
popoli, che tanto indugio ancora frappongono al ristabilimento della pace;
l’intemperanza delle passioni che così spesso si nascondono sotto le apparenze
del pubblico bene e dell’amor patrio; le discordie civili che ne derivarono,
insieme a quel cieco e smoderato egoismo sì largamente diffuso, il quale,
tendendo solo al bene privato ed al proprio comodo, tutto misura alla stregua
di questo; la pace domestica profondamente turbata dalla dimenticanza e dalla
trascuratezza dei doveri familiari; l’unione e la stabilità delle famiglie
infrante, infine la stessa società scossa e spinta verso la rovina.
3. Ci sorregge
tuttavia la buona speranza che l’annuale festa di Cristo Re, che verrà in
seguito celebrata, spinga la società, com’è nel desiderio di tutti, a far
ritorno all’amatissimo nostro Salvatore. Accelerare e affrettare questo ritorno
con l’azione e con l’opera loro sarebbe dovere dei Cattolici, dei quali,
invero, molti sembra non abbiano nella civile convivenza quel posto né
quell’autorità, che s’addice a coloro che portano innanzi a sé la fiaccola
della verità.
4. Tale stato di
cose va forse attribuito all’apatia o alla timidezza dei buoni, i quali si
astengono dalla lotta o resistono fiaccamente; da ciò i nemici della Chiesa
traggono maggiore temerità e audacia. Ma quando i fedeli tutti comprendano che
debbono militare con coraggio e sempre sotto le insegne di Cristo Re, con
ardore apostolico si studieranno di ricondurre a Dio i ribelli e gl’ignoranti,
e si sforzeranno di mantenere inviolati i diritti di Dio stesso.
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