VII.
1.
Stando così
le cose, è evidente che non può la Sede Apostolica prendere parte a queste
riunioni né è permesso in alcun modo ai cattolici aderire o prestar l’opera
propria a tali iniziative; cosi facendo attribuirebbero autorità ad una falsa
religione cristiana, assai diversa dall’unica Chiesa di Cristo. Ma potremo noi
tollerare l’iniquissimo tentativo che la verità, e di più divinamente rivelata
sia oggetto di transazioni?
2. Ché qui si
tratta proprio della difesa della verità rivelata. Dal momento che Gesù mandò
per il mondo intero a diffondere tra tutti la buona novella gli apostoli, dopo
aver loro tolto, per mezzo del preventivo insegnamento di tutta la verità da
parte dello Spirito Santo, ogni possibilità di errore, forse che cotesta
dottrina apostolica è mai venuta del tutto meno o fu talvolta alterata, in
quella chiesa di cui Dio stesso è guida e custode ?
3. E poteva il
Signore, mentre dichiarò apertamente che il Vangelo non si riferiva solo ai
tempi apostolici, ma abbracciava anche tutto il futuro, permettere un
oscuramento progressivo dell’oggetto della fede, tale da trovarci a dover oggi
tollerare opinioni contrastanti?
4. Ma se questo
fosse vero bisognerebbe pur convenire bestemmiando che la discesa dello Spirito
Santo sugli Apostoli e la sua stessa perpetua permanenza nella Chiesa e fin la
Predicazione di Cristo han perduto ormai da parecchi secoli ogni efficacia ed
utilità.
5. Di più
l’Unigenito Figlio di Dio quando ordinò ai suoi messi di evangelizzare tutto il
mondo impose a tutti gli uomini il dovere di prestar fede alla verità insegnata
da questi "testimoni preordinati da Dio" con la sanzione: "Chi
crederà e sarà battezzato si salverà; e chi non crederà sarà dannato". Ora
non si può nemmeno comprendere la portata e il valore di questo duplice
precetto di insegnare cioè e di credere indispensabile al conseguimento
dell’eterna salute, se non attraverso l’integra e chiara esposizione della
dottrina evangelica fatta dalla Chiesa, e la sicurezza della sua infallibilità.
6. A questo
riguardo sono pure fuori di strada quanti ammettono sì l’esistenza in terra di
un deposito di verità, ma ne subordinano la conquista a così faticoso lavoro,
con studi ed indagini tanto diuturne, che sì e no la vita di un uomo potrebbe
bastare; come se Dio nella sua immensa bontà, avesse parlato per mezzo dei
profeti e del proprio Unigenito perché solo pochi ed anziani conoscessero la
verità da lui rivelata, e non per imporre norme di fede e di morale a guida e
sostegno dell’uomo nel suo corso mortale.
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