IX.
1.
Come è
dunque possibile concepire una società cristiana i cui singoli componenti siano
liberi di ritenere, anche quando si tratta dell’oggetto della fede, il proprio
modo di pensare e di giudicare benché contrario alle opinioni degli altri ?
2. E in che
maniera, di grazia, armonizzerebbero a comporre una sola ed uguale unità di
fedeli, uomini che seguono sentenze diverse! Come, per esempio, gli assertori
della validità della sacra Tradizione, a fonte genuina della Rivelazione divina
e quelli che la impugnano? Chi accetta l’origine divina della gerarchia
ecclesiastica, coi suoi vescovi, sacerdoti e ministri, e chi la considera sorta
mano a mano per le esigenze dei tempi e delle cose? Chi nella santissima
Eucaristia, per la transustanziazione del pane e del vino, adora Cristo
realmente presente e chi sostiene che ivi il Suo corpo è soltanto presente per
la fede o per il segno e la virtù del Sacramento, chi nell’Eucaristia riconosce
la natura di sacrificio e di sacramento e chi la giudica niente altro che
memoria o rievocazione dell’Ultima Cena?
3. E come
potranno star insieme le contrastanti dottrine sulla bontà e utilità delle
preghiere ai santi prima fra tutti la Vergine Maria Madre di Dio che regnano
insieme a Nostro Signore, e della venerazione alle loro immagini, e quelle per
cui il culto dei santi non è lecito in quanto si oppone all’onore dovuto a Gesù
Cristo "solo mediatore fra Dio e gli uomini"?
4. Date
divergenze dottrinali così gravi e numerose non vediamo come si prepari la via
a formare l’unità della Chiesa, mentre suoi requisiti essenziali sono un unico
magistero, una unica legge del credere ed una sola fede.
5. Sappiamo
invece benissimo che da tutto questo all’indifferenza religiosa ed al
modernismo è breve il passo. Per quelli infatti che ne han miseramente subito
il contagio, la verità dogmatica non è già assoluta ma relativa, proporzionata
alle diverse esigenze di tempo e di luogo ed alle varie tendenze degli spiriti,
non essendo basata sulla rivelazione immutabile ma sull’adattabilità alla vita.
6. Inoltre in
materia di fede non si può assolutamente tollerare la distinzione posta tra
articoli fondamentali e non fondamentali come se gli uni si imponessero a tutti
e gli altri fossero lasciati all’arbitrio ed al gusto dei fedeli.
7. La virtù
soprannaturale della fede che ha per causa formale l’autorità di Dio rivelante,
non permette una simile distinzione. Sicché i veri cristiani prestano, per
esempio, all’augusto mistero della Ss.ma Trinità uguale fede che a quello
dell’Immacolata Concezione, e credono cosi all’Incarnazione del Verbo come
all’infallibilità del Romano Pontefice, così come il Concilio Vaticano la
definì.
8. Né per il
fatto che le singole verità sono state definite e solennemente proclamate dalla
Chiesa in tempi diversi ed anche recenti ne consegue una graduatoria nella loro
certezza e credibilità. Forse non è sempre Dio che le rivelò?
9. Il Magistero
Ecclesiastico infatti, stabilito per divina provvidenza nel mondo allo scopo di
conservare intatti in perpetuo le verità rivelate e di diffonderne con facilità
e sicurezza la conoscenza, per quanto si eserciti quotidianamente per mezzo del
Sommo Pontefice e dei vescovi in comunione con Lui, abbraccia pure il compito
di definire, con riti e solenni decreti, quei punti della Sacra dottrina che,
per errori di eretici e controversie, occorre spiegare con ulteriore efficacia
e chiarezza e ribadire nelle menti dei fedeli.
10. Però con
questa forma straordinaria di insegnamento non si introducono invenzioni o
comunque qualcosa di nuovo che venga ad aggiungersi alla somma delle verità
almeno implicitamente contenute nel deposito della Rivelazione divina; si
tratta invece o di chiarire punti che a taluni potrebbero rimanere tuttavia
oscuri, o di dichiarare oggetto di fede verità prima ancora ritenute da taluno
controverse.
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