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Pius PP. XI
Divini illius Magistri

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V.

Gli è che gli uomini, da Dio creati a Sua immagine e somiglianza, ed a Lui, perfezione infinita, destinati, come avvertono più che mai, nell'abbondanza del progresso materiale odierno, l'insufficienza dei beni terrestri per la vera felicità degli individui e dei popoli, così sentono più vivo in sé lo stimolo verso una perfezione più alta, inserito nella loro stessa natura ragionevole dal Creatore, e vogliono conseguirla principalmente con l'educazione. Se non che, molti di essi, quasi insistendo di soverchio nel senso etimologico della parola, pretendono estrarla dalla medesima natura umana ed attuarla con le sole sue forze. In ciò errano facilmente, giacché, invece di dirigere la mira a Dio, primo principio e ultimo fine di tutto l'universo, si ripiegano e giacciono su, se stessi, attaccandosi esclusivamente alle cose terrestri e temporanee; sicché continua ed incessante sarà la loro agitazione fino a quando non rivolgano gli occhi e l'opera all'unica meta della perfezione, Dio, secondo la profonda sentenza di Sant'Agostino: "Ci creasti, o Signore, per Te e inquieto è il cuor nostro fino a quando in Te non si riposi" (Confess. 1, 1).




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