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1.
E in primo
luogo, come insegna il Concilio di Trento, Gesù Cristo nell’ultima Cena istituì
il sacrificio ed il sacerdozio della Nuova Alleanza: "... Egli adunque,
Dio e Signore nostro, benché stesse per offrire se medesimo una volta sola a
Dio Padre, mediante la morte sull’altare della croce, per operarvi una
redenzione eterna; tuttavia, poiché il suo sacerdozio non doveva estinguersi
con la sua morte (Eb 7,24), nell’ultima Cena, nella notte in cui veniva tradito
(1Cor 11,23), per lasciare alla diletta sua sposa la Chiesa un sacrificio
visibile, come è richiesto dalla natura degli uomini, col quale venisse
rappresentato quel sacrificio cruento che doveva operarsi una volta sola sulla
croce, e affinché di quel sacrificio rimanesse il ricordo in perpetuo (1Cor 11,24ss)
e venisse applicata l’efficacia per la remissione delle colpe che da noi si
commettono ogni giorno, dichiarandosi costituito sacerdote in eterno secondo
l’ordine di Melchisedek (Sal 110,4), offrì a Dio Padre il Corpo e il Sangue suo
sotto le specie di pane e di vino, e sotto le apparenze di queste medesime
cose, diede a gustare quel Corpo e quel Sangue divino agli Apostoli, cui allora
costituiva sacerdoti del Nuovo Testamento, e con le parole: Fate questo in
memoria di me (Lc 22,19; 1Cor 11,24), comandò agli stessi Apostoli e ai loro
successori nel sacerdozio di offrire quella medesima oblazione" .
2. E da allora,
gli Apostoli e i loro successori nel sacerdozio cominciarono ad innalzare verso
il cielo quella "oblazione monda "predetta da Malachia per la quale
il nome di Dio è grande tra le genti (cf. Ml 1,11) e che, offerta ormai in ogni
parte della terra e in ogni ora del giorno e della notte, continuerà ad
offrirsi perennemente sino alla fine del mondo: vera azione sacrificale, e non
meramente simbolica, che ha una reale efficacia per la riconciliazione dei
peccatori con la divina Maestà: "Poiché il Signore, placato da una tale
oblazione, concedendo la grazia e il dono della penitenza, rimette le colpe e i
peccati anche gravissimi" . La ragione di ciò la indica lo stesso Concilio
Tridentino con queste parole: "Una sola e medesima è la vittima, e Colui
che ora la offre, mediante il ministero dei sacerdoti, è quello stesso che
allora offrì se medesimo sulla Croce, essendone diverso soltanto il modo"
.
3. Donde apparisce
luminosamente l’ineffabile grandezza del sacerdote umano, che ha il potere
sullo stesso Corpo di Gesù Cristo, rendendolo presente sui nostri altari ed
offrendolo in nome di Cristo stesso, vittima infinitamente grata alla Divina
Maestà. "Mirabili cose sono queste - esclama giustamente San Giovanni
Crisostomo - cose mirabili e piene di stupore!" .
4. Oltre questo
potere che esercita sul corpo reale di Cristo, il sacerdote ha ricevuto altri
poteri eccelsi e sublimi sul corpo mistico di Lui. Non abbiamo bisogno,
Venerabili Fratelli, di dilungarci ad esporre questa bella dottrina del corpo
mistico di Gesù Cristo, così cara a San Paolo; questa bella dottrina, che ci
mostra la persona del Verbo fatto carne insieme con tutti i suoi fratelli, ai
quali giunge l’influsso soprannaturale che da Lui deriva, formanti con Lui,
come Capo, un solo corpo di cui essi sono le membra. Orbene il sacerdote è
costituito "dispensatore dei misteri di Dio" (1Cor 4,1) in favore di
queste membra del corpo mistico di Gesù Cristo, ministro ordinario com’è di
quasi tutti i Sacramenti, che sono i canali attraverso i quali scorre a
beneficio dell’umanità la grazia del Redentore.
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