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1.
Il
cristiano, quasi ad ogni passo importante della sua mortale carriera, trova al
suo fianco il sacerdote in atto di comunicargli o accrescergli col potere
ricevuto da Dio questa grazia, che è la vita soprannaturale dell’anima. Appena
nasce alla vita del tempo, il sacerdote lo rigenera col battesimo ad una vita
più nobile e più preziosa, la vita soprannaturale, e lo fa figlio di Dio e
della Chiesa di Gesù Cristo; per fortificarlo a combattere generosamente le
lotte spirituali, un sacerdote rivestito di speciale dignità lo fa soldato di
Cristo nella cresima: appena è capace di discernere ed apprezzare il Pane degli
Angeli, il sacerdote glielo porge, cibo vivo e vivificante disceso dal cielo;
se caduto, il sacerdote lo rialza in nome di Dio e con Lui lo riconcilia per
mezzo della penitenza; se Iddio lo chiama a formarsi una famiglia ed a collaborare
con Lui alla trasmissione della vita umana nel mondo, per aumentare prima il
numero dei fedeli sulla terra e poi quello degli eletti nel cielo, il sacerdote
è là a benedire le sue nozze e il suo casto amore; e quando il cristiano,
giunto alla soglia dell’eternità, ha bisogno di forza e di coraggio prima di
presentarsi al tribunale del Giudice divino, il sacerdote si china sulle membra
doloranti dell’infermo e lo riconsacra e conforta con l’Olio Santo. Dopo di
aver così accompagnato il cristiano attraverso il pellegrinaggio terreno fino
alle porte del cielo, il sacerdote ne accompagna il corpo alla sepoltura con i
riti e le preci della speranza immortale, e ne segue l’anima sino oltre le
soglie dell’eternità per aiutarla coi suffragi cristiani, se mai abbisognasse
ancora di purificazione e di refrigerio. Così dalla culla alla tomba, anzi sino
al cielo, il sacerdote è accanto ai fedeli, guida, conforto, ministro di
salute, distributore di grazia e di benedizioni.
2. Ma fra tutti
questi poteri che il sacerdote ha sul corpo mistico di Cristo, a vantaggio dei
fedeli, uno ve n’è sul quale non possiamo contentarci del semplice accenno
testé fatto: quella potestà, "che Iddio non ha data né agli Angeli né agli
Arcangeli", come dice San Giovanni Crisostomo , la potestà cioè di
rimettere i peccati: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi ed a chi
li riterrete saranno ritenuti" (Gv 20,23). Potestà formidabile, tanto
propria di Dio, che la stessa umana superbia non poteva comprendere fosse
possibile che venisse comunicata all’uomo: "Chi può rimettere i peccati,
se non il solo Dio?" (Mc 2,7). E vedendola esercitata da un semplice uomo
qual è il sacerdote, c’è davvero da chiedersi, non per scandalo farisaico, ma
per riverente stupore di tanta dignità: "Chi è costui, che rimette anche i
peccati?" (Lc 7,49). Ma appunto l’Uomo-Dio, che aveva ed ha "sulla
terra il potere di rimettere i peccati" (Lc 5,24), l’ha voluto trasmettere
ai suoi sacerdoti per venir incontro, con divina liberalità e misericordia, a
quel bisogno di purificazione morale che è insito alla coscienza umana. Quale
conforto per l’uomo colpevole, trafitto dal rimorso e pentito, udire la parola
del sacerdote, che in nome di Dio gli dice: "Io ti assolvo dai tuoi
peccati"! E l’udirla dalla bocca di uno, che a sua volta avrà bisogno egli
pure di chiederla per sé ad un altro sacerdote, non solo non avvilisce il dono
misericordioso, ma lo fa apparire più grande, facendoci meglio intravedere,
attraverso la fragile creatura, la mano di Dio, per la cui virtù si opera il
portento. Ed è perciò che - per usare le parole di un illustre scrittore, il
quale tratta anche di cose sacre con una competenza rara a trovarsi in un laico
- "quando un sacerdote, fremendo in ispirito della sua indegnità e
dell’altezza delle sue funzioni, ha stese sul nostro capo le sue mani
consacrate; quando, umiliato di trovarsi il dispensatore del Sangue
dell’alleanza, stupito ad ogni volta di proferire le parole che danno la vita,
peccatore egli ha assolto un peccatore, noi alzandoci da’ suoi piedi, sentiamo
di non aver commessa una viltà... Siamo stati ai piedi di un uomo che
rappresentava Gesù Cristo... vi siamo stati per acquistare la qualità di liberi
e di figliuoli di Dio" .
3. E tali poteri
eccelsi, conferiti al sacerdote in uno speciale sacramento a ciò ordinato, non
sono in lui transitori e passeggeri, ma stabili e perpetui, congiunti come sono
ad un carattere indelebile impresso nell’anima sua, per cui è diventato
"sacerdos in aeternum" (Sal 110,4), a similitudine di Colui del cui
eterno sacerdozio è fatto partecipe: carattere, che il sacerdote, anche tra le
più deplorevoli aberrazioni in cui per umana fragilità può cadere, non potrà
mai cancellare dall’anima sua. Ma insieme con questo carattere e con questi
poteri il sacerdote, per il sacramento dell’Ordine, riceve nuova e speciale
grazia con speciali aiuti, per i quali, se con la sua libera e personale
cooperazione fedelmente asseconderà l’azione divinamente potente della grazia
stessa, egli potrà degnamente assolvere tutti gli ardui doveri dello stato
sublime, a cui fu chiamato, e portare, senza restarne oppresso, quelle
formidabili responsabilità inerenti al ministero sacerdotale, che fecero
tremare perfino i più forti atleti del sacerdozio cristiano, come un San
Giovanni Crisostomo, Sant’Ambrogio, San Gregorio Magno, San Carlo e tanti
altri.
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