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1.
Sublimissima
dunque, Venerabili Fratelli, è la dignità del sacerdote; e le debolezze, per
quanto deplorevoli e dolorose, di alcuni indegni non possono oscurare lo
splendore di tale altissima dignità, come non devono far dimenticare le
benemerenze di tanti sacerdoti insigni per virtù, per sapere, per opere di
zelo, per il martirio. Tanto più che l’indegnità del soggetto non rende punto
invalida l’opera del suo ministero: la indegnità del ministro non intacca la
validità dei Sacramenti, che ripetono la loro efficacia dal Sangue di Cristo,
indipendentemente dalla santità dello strumento, ossia, come si esprime il
linguaggio ecclesiastico, esercitano la loro azione "ex opere
operato".
2. È però
verissimo che tale dignità, di per se stessa, esige in chi ne è investito una
elevazione di mente, una purezza di cuore, una santità di vita corrispondente
alle sublimità e santità dell’ufficio sacerdotale. Questo, come abbiamo detto,
costituisce il sacerdote mediatore tra Dio e l’uomo in rappresentanza e per
mandato di Colui che è "l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo
Gesù uomo" (cf. 1Tm 2,5); deve quindi avvicinarsi quanto è possibile alla
perfezione di Colui di cui fa le veci e rendersi sempre più gradito a Dio con
la santità della vita e delle opere; poiché, più che il profumo degli incensi,
più che il fulgore dei templi e degli altari, Iddio ama e gradisce la virtù.
"Diventando (gli ordinati) mediatori tra Dio e il popolo - dice San
Tommaso - devono risplendere per la bontà della coscienza davanti a Dio e per
la buona fama presso gli uomini" . Dall’altra parte, invece, se chi tratta
ed amministra le cose sante, mena una vita riprovevole, le profana e diventa
sacrilego: "Quelli che non sono santi, non devono trattare le cose
sante".
3. Perciò già
nell’Antico Testamento, Iddio comandava ai suoi sacerdoti e ai leviti:
"Siano dunque santi, perché santo sono anch’io, il Signore che li
santifico" (Lv 21,8). E il sapientissimo Salomone, nel cantico per la
dedicazione del tempio, questo appunto chiede al Signore per i figli di Aronne:
"I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia e i tuoi santi esultino"
(Sal 132,9). Orbene, Venerabili Fratelli, "se tanta perfezione e santità e
alacrità - diremo con San Roberto Bellarmino - si esigeva in quei sacerdoti,
che sacrificavano pecore e buoi e lodavano Dio per benefici temporali, che cosa
mai non si dovrà esigere in quei sacerdoti che sacrificano l’Agnello divino e
rendono grazie per benefici eterni?" . "Grande in vero - esclama San
Lorenzo Giustiniani - è la dignità dei Prelati, ma maggiore ne è il peso; posti
come sono in grado così elevato davanti agli occhi degli uomini, bisogna che
anche si innalzino al sommo vertice delle virtù davanti agli occhi di Colui che
tutto vede; altrimenti sono sopra gli altri non a proprio merito, ma a propria
condanna" .
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