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1.
E veramente
tutti i titoli da Noi accennati più sopra per dimostrare la dignità del
sacerdozio cattolico, ritornano ora qui come altrettanti argomenti per
dimostrare il dovere che gli incombe di una sublime santità; poiché, come
insegna l’Angelico Dottore, "ad esercitare convenientemente i sacri ordini
non basta una bontà qualunque, ma si richiede una bontà eccellente; siccome
quelli che ricevono il sacro ordine vengono costituiti per ragione di esso
sopra il popolo, così siano a lui superiori anche per la santità" .
Infatti, il sacrificio eucaristico, in cui s’immola la Vittima immacolata che
toglie i peccati del mondo, in modo particolare esige che il sacerdote con una
vita santa ed intemerata si renda il meno indegno possibile di Dio, a cui ogni
giorno offre quella Vittima adorabile, che è lo stesso Verbo di Dio incarnato
per nostro amore. "Rendetevi conto di quello che fate, imitate quello che
trattate"
2. , dice la
Chiesa per bocca del Vescovo ai diaconi che stanno per essere consacrati
sacerdoti. Inoltre il sacerdote è distributore della grazia di Dio, di cui i
Sacramenti sono i canali; ma troppo disdirebbe a un tale distributore, se di
quella grazia preziosissima egli stesso fosse privo o anche solo ne fosse in sé
scarso estimatore e pigro custode. Di più egli deve insegnare la verità della
fede: la verità religiosa non si insegna mai tanto degnamente e tanto
efficacemente, che quando è accompagnata dalla virtù; poiché, come dice il
comune effato: "Le parole commuovono, ma gli esempi trascinano". Deve
annunziare la legge evangelica; ma, per ottenere che gli altri l’abbraccino,
l’argomento più accessibile e più persuasivo, con la grazia di Dio, è il vedere
quella legge attuata nella vita di chi ne inculca l’osservanza. E San Gregorio
Magno ne dà la ragione: "Più facilmente penetra nel cuore degli uditori
quella voce che ha in suo favore la vita del predicatore, perché, mostrando con
l’esempio come si debba operare, aiuta a fare quello che inculca" . Così
appunto del divin Redentore dice la Sacra Scrittura che "cominciò a fare e
ad insegnare" (At 1,1), e le turbe lo acclamavano, non tanto perché
"nessun uomo ha mai parlato come quest’uomo" (Gv 7,46), quanto,
piuttosto perché "ha fatto bene ogni cosa" (Mc 7,37). E al contrario
"quelli che dicono e non fanno "si rendono simili agli Scribi e
Farisei, a rimprovero dei quali lo stesso divin Redentore, pur salvando
l’autorità della parola di Dio che annunziavano legittimamente, ebbe a dire al
popolo che l’ascoltava: "Sulla cattedra di Mosè si sono assisi gli Scribi
e i Farisei: osservate dunque e fate tutto quello che essi vi dicono; non
vogliate però agire secondo le loro opere" (Mt 23,2-3). Un predicatore che
non si sforzi di confermare con l’esempio della vita la verità che annunzia,
distruggerebbe con una mano quello che edifica con l’altra. E invece Iddio
largamente benedice le fatiche dei banditori del Vangelo, che prima di tutto
attendono seriamente alla propria santificazione: essi vedono sbocciare copiosi
i fiori e i frutti del loro apostolato e nel giorno delle messe "tornando
andranno con gioia portando i loro covoni" (Sal 126,6).
3. Sarebbe un
errore gravissimo e pericolosissimo se il sacerdote, trasportato da falso zelo,
trascurasse la propria santificazione per tutto immergersi nelle opere
esteriori, per quanto buone, del ministero sacerdotale. Con ciò, metterebbe in
pericolo la propria eterna salute, come il grande Apostolo delle Genti temeva
di se stesso: "Castigo il mio corpo e lo rendo schiavo, perché non avvenga
che dopo aver predicato agli altri, io diventi riprovato" (1Cor 9,27); e
si esporrebbe anche a perdere, se non la grazia divina, certamente
quell’unzione dello Spirito Santo, che dà una mirabile forza ed efficacia
all’apostolato esterno.
4. Del resto, se
a tutti i cristiani è detto: "Siate perfetti come è perfetto il Padre
vostro che è nei cieli" (Mt 5,48), quanto più devono i sacerdoti
considerare rivolte a sé queste parole del divino Maestro, chiamati come sono
con vocazione speciale a seguirlo più da vicino! Perciò la Chiesa inculca
apertamente a tutti i chierici questo gravissimo dovere, inserendolo nel codice
delle sue leggi: "I chierici devono condurre una vita internamente ed
esternamente più santa che i laici ed essere loro di preclaro esempio nella
virtù e nella rettitudine dell’operare" . E siccome il sacerdote "è
ambasciatore di Cristo" (cf. 2Cor 5,20), egli deve vivere in modo da
potere con verità far sue le parole dell’Apostolo: "Siate miei imitatori,
come io lo sono di Cristo" (1Cor 4,16; 11,1), deve vivere come un altro Cristo,
che col fulgore delle sue virtù illuminava ed illumina il mondo.
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