|
1.
Ma se tutte
le virtù cristiane devono fiorire nell’anima sacerdotale, ve ne sono però
alcune che in modo tutto particolare convengono e più si addicono al sacerdote.
E prima di tutte la pietà, secondo l’esortazione dell’Apostolo al suo diletto
Timoteo: "Esercitati nella pietà" (1Tm 4,8). Infatti, se sono così
intimi, così delicati e frequenti i rapporti del sacerdote con Dio,
evidentemente essi devono essere accompagnati e come imbalsamati dal profumo
della pietà; se "la pietà è utile a tutto" (1Tm 4,8), essa è utile
soprattutto al retto esercizio del ministero sacerdotale. Senza la pietà, le
più sante pratiche, i più augusti riti del sacro ministero saranno eseguiti
meccanicamente e per abitudine; mancherà loro lo spirito, l’unzione, la vita.
La pietà però, di cui parliamo, Venerabili Fratelli, non è quella falsa pietà,
leggera e superficiale, che piace ma non nutre, solletica ma non santifica; Noi
intendiamo la pietà soda, la quale, non soggetta alle incessanti fluttuazioni
del sentimento, si fonda sui principii della dottrina più sicura, ed è quindi
formata di convinzioni salde, che resistono agli assalti e alle lusinghe della
tentazione. E questa pietà, se deve in primo luogo filialmente dirigersi al
Padre che sta nei cieli, deve però estendersi anche alla Madre divina, e con
tanto maggior tenerezza nel sacerdote che non nei semplici fedeli, quanto più
vere e profonde sono le somiglianze tra i rapporti del sacerdote con Cristo e i
rapporti di Maria col suo divin Figliuolo.
|