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1.
Intimamente
congiunta con la pietà, da cui deve ricevere consistenza e splendore, è l’altra
gemma fulgidissima del sacerdote cattolico, la castità, alla cui perfetta e
totale osservanza i chierici della Chiesa Latina costituiti negli Ordini
maggiori sono tenuti con obbligo sì grave che, trasgredendolo, sarebbero rei
anche di sacrilegio .
2. Che se tale
legge non vincola in tutto il suo rigore i chierici delle Chiese orientali,
anche tra essi però il celibato ecclesiastico è in onore e, in certi casi,
specialmente per i supremi gradi gerarchici, è requisito necessario ed
obbligatorio.
3. Un certo
nesso tra questa virtù e il ministero sacerdotale si scorge anche solo col lume
della ragione: essendo che "Dio è spirito" (Gv 4,24), appare
conveniente che chi si dedica e si consacra al servizio di lui, in qualche modo
"si spogli del corpo". Già gli antichi Romani avevano intravisto
questa convenienza; una loro legge così formulata: "Agli dei accostati
castamente", viene citata dal più grande dei loro oratori, aggiungendovi
questo commento: "La legge comanda di accostarsi agli dei castamente, cioè
con l’anima casta, in cui sta ogni cosa; non esclude però la castità del corpo,
ma questo si deve intendere così, che, essendo l’anima di molto superiore al
corpo, se si deve conservare la purezza del corpo, molto più si deve custodire
quella dell’anima" . Nell’Antico Testamento, ad Aronne e a’ suoi figliuoli
fu comandato da Mosè in nome di Dio di non uscire dal Tabernacolo e quindi di
osservare la continenza nei sette giorni in cui si compiva la loro
consacrazione (cf. Lv 8,33-35).
4. Ma al
sacerdozio cristiano, tanto superiore all’antico, conveniva una purezza molto
maggiore. Infatti la legge del celibato ecclesiastico, la cui prima traccia
scritta (la quale evidentemente suppone una prassi più antica) si riscontra in
un canone del Concilio di Elvira all’inizio del secolo IV , quando ancora
fremeva la persecuzione, non fa che dar forza di obbligazione a una certa,
diremmo quasi, morale esigenza, che sgorga dal Vangelo e dalla predicazione
apostolica. L’alta stima in cui il Divino Maestro mostrò di avere la castità,
esaltandola come cosa superiore alla comune capacità, il saperlo "fiore di
Madre Vergine" e fin dall’infanzia allevato nella famiglia verginale di
Maria e Giuseppe, il vederlo prediligere le anime pure, come i due Giovanni, il
Battista e l’Evangelista; l’udire il grande Apostolo Paolo, fedele interprete
della legge evangelica e del pensiero di Cristo, predicare i pregi inestimabili
della verginità, specialmente in ordine ad un più assiduo servizio di Dio:
"Chi è senza moglie, ha sollecitudine delle cose del Signore, del
compiacere a Dio" (1Cor 7,32); tutto questo doveva quasi necessariamente
far sì che i sacerdoti della Nuova Alleanza sentissero il fascino celestiale di
questa eletta virtù, cercassero di essere nel numero di quelli "ai quali è
stato concesso di comprendere questa parola" (cf. Mt 19,11), e se ne
imponessero spontaneamente l’osservanza, sancita poi ben presto da gravissima
legge ecclesiastica in tutta la Chiesa Latina: affinché - come asseriva alla
fine del secolo IV il Concilio Cartaginese II - "anche noi osserviamo
quello che gli Apostoli hanno insegnato e la stessa antichità ha
osservato" .
5. Né mancano
testimonianze anche di illustri Padri Orientali, che esaltano l’eccellenza del
celibato cattolico e che mostrano esservi stata allora, nei luoghi dove la
disciplina era più severa, consonanza anche su questo punto tra la Chiesa
Latina e l’Orientale. Sant’Epifanio alla fine dello stesso secolo IV attesta
che il celibato già s’estendeva fino ai suddiaconi: "Colui che ancora vive
nel matrimonio e attende ai figli, anche se sia marito di una sola donna, non
viene tuttavia ammesso (dalla Chiesa) all’ordine di diacono, di presbitero, di
vescovo o di suddiacono, ma colui soltanto che si sia separato dall’unica sua
consorte o ne sia rimasto vedovo; il che si fa specialmente in quei luoghi dove
i canoni ecclesiastici sono osservati con accuratezza" . Ma eloquente
sopra tutti è in questa materia il Santo Diacono di Edessa e Dottore della
Chiesa universale Efrem Siro, "chiamato meritatamente cetra dello Spirito
Santo" . Questi, in un suo carme, rivolgendo la parola al Vescovo Abramo,
suo amico: "Tu ben rispondi al nome che porti, o Abramo - gli dice -
perché tu pure sei stato fatto padre di molti; ma poiché tu non hai una sposa,
come Abramo ebbe Sara, ecco che la tua greggia è la tua sposa. Educa i figli di
lei nella tua verità, diventino a te figli di spirito e figli della promessa
affinché sieno eredi nell’Eden. O frutto splendido della castità, nel quale si
è compiaciuto il sacerdozio... e il corno riboccante del sacro olio ti unse, la
mano sacerdotale si è posata su di te e ti ha eletto, la Chiesa ti ha scelto e
ti ha amato" . E altrove: "Non basta al sacerdote ed al nome di lui
purificare l’anima e far monda la lingua e lavare le mani e rendere mondo
l’intero corpo, mentre offre il vivo Corpo (di Cristo), ma in ogni tempo egli
deve essere puro, perché è posto quale mediatore tra Dio ed il genere umano.
Sia lode a Colui che ha in tal guisa voluto mondi i suoi ministri" . E San
Giovanni Crisostomo afferma che "perciò chi esercita il sacerdozio deve
essere così puro come se fosse collocato nei cieli tra quelle Podestà"
6. Del resto la
stessa sublimità, o per usare la frase di Sant’Epifanio, "l’incredibile
onore e dignità "del sacerdozio cristiano, già brevemente da Noi esposta,
dimostra la somma convenienza del celibato e della legge che lo impone ai
ministri dell’altare: chi ha un officio in certo modo superiore a quello dei
purissimi spiriti "che stanno al cospetto di Dio" (cf. Tb 12,15), non
è forse giusto che debba vivere quanto è possibile come un puro spirito? Chi
tutto deve essere "in quelle cose che sono del Signore" (Lc 2,49; 1Cor
7,32), non è giusto che sia interamente distaccato dalle cose terrene ed abbia
sempre "la sua conversazione ne’ cieli"? (cf. Fil 3,20). Chi deve
essere assiduamente sollecito della salute eterna delle anime e continuare
verso di esse l’opera del Redentore, non è forse giusto che si tenga libero
dalle preoccupazioni di una famiglia, che assorbirebbe gran parte della sua
attività?
7. Ed è davvero
spettacolo degno di commossa ammirazione quello, pur così frequente nella
Chiesa Cattolica, dei giovani Leviti, che prima di ricevere il sacro Ordine del
Suddiaconato, prima cioè di consacrarsi interamente al servizio e al culto di
Dio, liberamente rinunziano alle gioie e alle soddisfazioni, che potrebbero
onestamente concedersi in un altro genere di vita! Diciamo "liberamente",
poiché, se dopo l’ordinazione non saranno più liberi di contrarre nozze
terrene, all’ordinazione stessa però accedono non costretti da veruna legge o
persona, ma di propria e spontanea volontà .
8. Non
intendiamo però, che quanto siamo venuti dicendo in commendazione del celibato
ecclesiastico, sia così interpretato come se volessimo in certo modo biasimare
e quasi redarguire la disciplina diversa, legittimamente ammessa nella Chiesa
Orientale; ma lo diciamo unicamente per esaltare nel Signore quella verità che
riteniamo una delle glorie più pure del sacerdozio cattolico e Ci pare risponda
meglio ai desideri del Cuore Santissimo di Gesù e ai suoi disegni sulle anime
sacerdotali.
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