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1.
Ma da
questa stessa condizione del sacerdozio cattolico come di milizia agile e
valorosa, ne viene la necessità di uno spirito di disciplina, o diciamo con
parola più profondamente cristiana, la necessità dell’obbedienza: di quella
obbedienza, che bellamente lega tutti i vari gradi della Gerarchia
ecclesiastica, "sicché - come dice il Vescovo nell’ammonire gli ordinandi
- la Chiesa santa ne resta circondata, ornata e retta da una varietà certamente
magnifica, mentre in essa altri vengono consacrati Pontefici, altri sacerdoti
di grado inferiore... formandosi di molti membri di varia dignità un solo corpo
di Cristo" . Quest’obbedienza i sacerdoti promisero al loro Vescovo
nell’atto di partire da lui ancora freschi della sacra unzione;
quest’obbedienza a loro volta i Vescovi giurarono nel giorno della loro
consacrazione al supremo Capo visibile della Chiesa, al Successore di San
Pietro, al Vicario di Gesù Cristo. L’obbedienza adunque leghi sempre più queste
varie membra della sacra Gerarchia tra loro e tutte al Capo, rendendo così la
Chiesa militante davvero terribile ai nemici di Dio "come esercito
schierato" (Ct 6,3.9); l’obbedienza temperi lo zelo forse troppo ardente
degli uni, e sproni la debolezza o la fiacchezza degli altri; assegni a
ciascuno il suo posto e le sue mansioni, e ciascuno vi si collochi senza
resistenze che non farebbero che intralciare l’opera magnifica che svolge la
Chiesa nel mondo; ciascuno veda nelle disposizioni dei Superiori gerarchici le
disposizioni del vero ed unico Capo, a cui tutti obbediamo, Gesù Cristo Signor
Nostro, il quale si è fatto per noi "obbediente fino alla morte, e alla
morte di croce" (cf. Fil 2,8).
2. Difatti il
divino Sommo Sacerdote volle che in modo tutto singolare ci fosse manifesta la
sua perfettissima obbedienza all’Eterno Padre; e perciò abbondano le
testimonianze, sia profetiche sia evangeliche, di questa totale e perfetta
soggezione del Figlio di Dio alla volontà del Padre: "Entrando nel mondo
dice: Tu non hai voluto sacrifizio né offerta, ma mi hai preparato un corpo...
Allora dissi: Ecco io vengo (poiché di me sta scritto in principio del libro)
per fare, o Dio, la tua volontà" (Eb 10,5-7). "Il mio cibo è fare la
volontà di Colui che mi ha mandato" (Gv 4,34). Ed anche sulla croce, non
volle consegnare l’anima sua nelle mani del Padre prima di avere dichiarato che
tutto era compiuto quanto le Sacre Scritture avevano di lui predetto, cioè
tutta la missione affidatagli dal Padre, fino a quell’ultimo così profondamente
misterioso "Sitio", ch’egli pronunciò "affinché si adempisse la
Scrittura" (Gv 19,28); volendo con ciò dimostrare come anche lo zelo più
ardente debba sempre essere pienamente sottomesso alla volontà del Padre, cioè
sempre regolato dall’obbedienza a chi per noi tiene le veci del Padre e ci
trasmette i suoi voleri, ossia ai legittimi Superiori gerarchici.
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