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1.
Ma la
figura del sacerdote cattolico, che Noi intendiamo mettere in piena luce al
cospetto di tutto il mondo, sarebbe incompleta se omettessimo di rilevare un
altro importantissimo requisito, che la Chiesa esige in lui: la scienza. Il
sacerdote cattolico è costituito "maestro in Israele" (Gv 3,10)
avendo ricevuto da Gesù l’ufficio e la missione di insegnare la verità:
"Ammaestrate tutte le genti" (Mt 28,19). Egli deve insegnare la
dottrina della salute, e di quest’insegnamento, a somiglianza dell’Apostolo
delle Genti, è debitore "ai sapienti e agli ignoranti" (Rm 1,14). Ma come
la potrà insegnare, se non la possiede? "Le labbra del sacerdote devono
custodire la scienza e dalla sua bocca ricercheranno la legge" (Ml 2,7),
dice lo Spirito Santo in Malachia; e nessuno potrebbe mai dire in commendazione
della scienza sacerdotale una parola più grave di quella che un giorno la
Sapienza stessa divina ha pronunziato per bocca di Osea: "Perché tu hai
rigettato la scienza, rigetterò io te dal ministero di mio sacerdote" (Os
4,6). Il sacerdote deve pienamente possedere la dottrina della fede e della
morale cattolica, deve saperla proporre, deve saper render ragione dei dogmi,
delle leggi, del culto della Chiesa, di cui è ministro; deve dissipare
l’ignoranza; la quale, non ostante i progressi della scienza profana, ottenebra
in fatto di religione le menti di tanti contemporanei. Non è stato mai tanto
opportuno come oggi il monito di Tertulliano: "Questo solo spesso desidera
la verità, di non essere cioè condannata senza essere conosciuta" . È
dovere del sacerdote sgombrare dagli intelletti i pregiudizi e gli errori,
accumulativi dall’odio degli avversari: all’anima moderna, che ansiosa cerca la
verità, egli deve saperla indicare con serena franchezza; alle anime ancor
incerte, travagliate dal dubbio, egli deve ispirare coraggio e fiducia e
guidarle con tranquilla sicurezza al porto sicuro della fede coscientemente e
fortemente abbracciata; agli assalti dell’errore protervo ed ostinato egli deve
sapere opporre una resistenza strenua e vigorosa ma calma insieme e solida.
2. È quindi
necessario, Venerabili Fratelli, che il sacerdote, anche in mezzo alle
occupazioni assillanti del suo santo ministero e sempre in ordine a quello
continui lo studio serio e profondo delle discipline teologiche, aggiungendo al
corredo sufficiente di scienza portato seco dal Seminario una sempre più ricca
erudizione sacra, che lo renda sempre più idoneo alla sacra predicazione e alla
guida delle anime . Inoltre, per il decoro dell’ufficio che esercita e per
guadagnarsi come conviene la fiducia e la stima del popolo, che tanto giovano a
rendere più efficace la sua opera pastorale, il sacerdote deve essere fornito
di quel patrimonio di dottrina anche non strettamente sacra, che è comune agli
uomini colti del suo tempo; deve cioè essere sanamente moderno, com’è la
Chiesa, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi e a tutti si adatta, tutte
le sane iniziative benedice e promuove e non ha paura dei progressi anche più
arditi della scienza, purché sia vera. In tutti i tempi il clero cattolico si
distinse in ogni campo dello scibile umano; in alcuni secoli anzi si spinse
talmente all’avanguardia del sapere che chierico divenne sinonimo di dotto. E
la Chiesa, dopo aver custodito e salvato i tesori della cultura antica, che
senza di essa e de’ suoi monasteri sarebbero andati quasi interamente perduti, ha
dimostrato ne’ suoi più illustri Dottori come tutte le umane cognizioni possano
servire ad illustrare e difendere la fede cattolica; del che abbiamo Noi stessi
recentemente additato al mondo un esempio luminoso cingendo del nimbo dei Santi
e dell’aureola dei Dottori, quel grande Maestro del sommo Aquinate,
quell’Alberto Teutonico, che già i suoi contemporanei onoravano del nome di
Magno e di Dottore universale.
3. Ora
certamente non si può pretendere che il clero possa avere un simile primato in
ogni campo del sapere: il patrimonio scientifico dell’umanità è ormai così
vasto, che nessun uomo può abbracciarlo interamente né, molto meno, rendersi
insigne in ciascuno de’ suoi innumerevoli rami. Ma, mentre si devono
prudentemente incoraggiare e aiutare quei membri del clero che per inclinazione
e doti speciali si sentono chiamati ad approfondire e coltivare questa o quella
scienza, questa o quell’arte, che non disdica alla loro professione
ecclesiastica, perché tutto questo, se si contiene entro i dovuti confini e
sotto la direzione della Chiesa, ridonda a decoro della Chiesa stessa e a
gloria del divino suo Capo Gesù Cristo; anche tutti gli altri chierici non si
devono contentare di quello che forse poteva bastare in altri tempi, ma devono
essere in grado di avere, anzi devono avere di fatto, una cultura moderna in
confronto dei secoli passati.
4. Che se
talvolta il Signore, "scherzando sulla terra" (Pr 8,31), volle anche
in tempi recenti assumere alla dignità sacerdotale ed operare meraviglie di
bene per mezzo di uomini sforniti quasi interamente di questo patrimonio di
dottrina, di cui parliamo, ciò fu perché tutti impariamo a pregiare, tra le
due, più la santità che la scienza, e a non riporre più fiducia nei mezzi umani
che nei divini; in altre parole, ciò fu perché il mondo ha bisogno di sentirsi
ripetere di tanto in tanto questa salutare lezione pratica: "Le cose
stolte del mondo ha scelto Dio, per confondere i sapienti... affinché nessun
uomo si dia vanto al cospetto di Lui" (1Cor 1,27.29). Ma, come nell’ordine
naturale i miracoli divini sospendono per un momento l’effetto delle leggi
fisiche senza abrogarle, così questi uomini, veri miracoli viventi, nei quali
la santità eccelsa suppliva a tutto il resto, non tolgono punto la verità e
necessità di quanto siamo venuti inculcando.
5. Questa
necessità poi di virtù e di scienza, questa esigenza di esemplarità e di
edificazione, di questo "buon odore di Cristo" (cf. 2Cor 2,15), che
il sacerdote deve spargere dappertutto intorno a sé presso quanti l’avvicinano,
è oggi tanto maggiormente sentita e resa tanto più evidente e stringente, in
quanto che l’Azione Cattolica, questo movimento sì consolante che sa spingere
le anime anche verso i più sublimi ideali di perfezione, mette i laici a più
frequente contatto e a più intima collaborazione col sacerdote, al quale
naturalmente essi non solo si rivolgono come a guida, ma mirano anche come ad
esemplare di vita cristiana e di virtù apostoliche.
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