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1.
Ma la
responsabilità principale rimane pur sempre quella del Vescovo, il quale,
secondo la gravissima legge della Chiesa, "non deve conferire gli ordini
sacri a veruno, se non sia moralmente certo, per argomenti positivi, della
idoneità canonica di lui; altrimenti non solo commette un gravissimo peccato,
ma si espone anche al pericolo di partecipare ai peccati altrui" . Nel
qual canone risuona ben chiara l’eco dell’ammonimento dell’Apostolo a Timoteo:
"Non imporre le mani a nessuno con troppa fretta, e non prender parte ai
peccati altrui" (1Tm 5,22). "E che cos’è poi questo imporre con
troppa fretta le mani - come spiega il Nostro predecessore San Leone Magno - se
non conferire la dignità sacerdotale a soggetti non provati, prima di un’età
matura, prima di averli bene esaminati, prima del merito dell’obbedienza, e
prima di averne esperimentata la disciplina? E prender parte ai peccati altrui,
che cosa vuol dire, se non che tale si fa l’ordinante quale è quegli che non
meritava di venir ordinato?" . Perché, come dice San Giovanni Crisostomo
rivolgendo la parola al Vescovo, "per i peccati di lui passati e futuri
anche tu dovrai scontare la pena perché gli hai dato quella dignità" .
2. Severe
parole, Venerabili Fratelli, ma ancor più tremenda è la responsabilità che esse
designano, la quale faceva dire al grande Vescovo di Milano San Carlo Borromeo:
"In questa materia, una negligenza anche leggera può rendermi reo di gravissima
colpa" . Attenetevi dunque al consiglio del già citato Crisostomo:
"Non dopo la prima prova né dopo la seconda o la terza, ma dopo che avrai
ben riguardato e tutto accuratamente esaminato, allora soltanto imponi pure le
mani" . Il che vale soprattutto della bontà della vita dei candidati al
sacerdozio: "Non basta - dice il Santo Vescovo e Dottore Alfonso Maria de’
Liquori - che il Vescovo non conosca alcunché di male nell’ordinando, ma deve
rendersi certo della sua positiva probità" . Perciò non temete di sembrare
troppo severi, se, valendovi del vostro diritto e compiendo il vostro dovere,
esigete in antecedenza tali prove positive e, nel caso di dubbio, rimandate ad
altro tempo l’ordinazione di qualcuno; poiché - come bellamente insegna San Gregorio
Magno - "si tagliano bensì dalla selva i legni adatti agli edifici, ma non
vi si mette sopra il peso dell’edificio se non dopo che l’attesa di molti
giorni li abbia disseccati e resi atti allo scopo; che se si trascuri tale
precauzione, ben presto si spezzeranno sotto il peso" ; ossia, per usare
le brevi e chiare parole dell’Angelico Dottore, "gli ordini sacri esigono
in antecedenza la santità... e perciò il peso degli ordini deve sovrapporsi a
pareti che per la santità siano già disseccate dall’umore dei vizi" .
3. Del resto, se
saranno diligentemente osservate tutte le prescrizioni canoniche, se tutti si
atterranno alle prudenti norme che or sono pochi anni abbiamo fatto promulgare
dalla Sacra Congregazione dei Sacramenti su questo argomento , si eviteranno
molte lagrime alla Chiesa e molti scandali ai fedeli. E siccome analoghe norme
abbiamo voluto che fossero date per i Religiosi , mentre ne inculchiamo a chi
spetta la fedele osservanza, ricordiamo a tutti i supremi Moderatori degli
Istituti Religiosi i quali hanno giovani destinati al sacerdozio, che
riguardino come detto anche a sé tutto quello che abbiamo finora raccomandato
intorno alla formazione del clero, poiché essi presentano i loro alunni
all’ordinazione e il Vescovo generalmente si rimette al loro giudizio.
4. Né si lascino
rimuovere, sia i Vescovi che i Superiori religiosi, da questa necessaria
severità, per il timore che venga a diminuire il numero dei sacerdoti della
Diocesi o dell’Istituto. L’Angelico Dottore San Tommaso si è già proposta questa
difficoltà e così vi risponde con la sua consueta lucidità e sapienza:
"Iddio non abbandona mai la sua Chiesa, così che non si trovino
(sacerdoti) idonei in numero sufficiente alla necessità del popolo, se si
promovessero i degni e si respingessero gli indegni" . Del resto, come
bene osserva lo stesso Dottore riportando alla lettera le gravi parole del
Concilio Ecumenico Lateranense IV , "se non si potessero trovare tanti
Ministri quanti sono al presente, sarebbe meglio avere pochi Ministri buoni che
molti cattivi" . Ed è quello stesso che Noi abbiamo rammentato in una
solenne circostanza, quando in occasione del pellegrinaggio internazionale dei
Seminaristi, durante l’anno del Nostro giubileo sacerdotale, parlando
all’imponente gruppo degli Arcivescovi e Vescovi d’Italia, abbiamo detto che
vale meglio un sacerdote ben formato, che molti poco o nulla preparati, sui
quali la Chiesa non può contare, anche se non ha piuttosto da gemere . Quale
terribile conto, Venerabili Fratelli, dovremo rendere al Principe dei Pastori
(cf. 1Pt 5,4), al Supremo Vescovo delle anime (cf. 1Pt 2,25), se avremo
consegnate queste anime a guide inette e a condottieri incapaci!
5. Ma,
quantunque debba sempre tenersi ben ferma la verità che il numero da sé non
deve essere la principale preoccupazione di chi lavora per la formazione del
clero, tutti però devono sforzarsi che si moltiplichino i validi e strenui
operai della vigna del Signore, tanto più che i bisogni morali della società
anziché diminuire vanno crescendo. E tra tutti i mezzi per sì nobile scopo, il
più facile insieme e il più efficace è anche il più universalmente accessibile
a tutti e quindi tutti devono assiduamente usarlo, cioè la preghiera, secondo
il comando di Gesù Cristo stesso: "La messe è veramente copiosa, ma gli operai
sono pochi; pregate adunque il Padrone della messe, che mandi operai alla sua
messe" (Mt 9,37-38). E quale preghiera può essere più gradita al Cuore
Santissimo del Redentore? Quale preghiera può sperare d’essere esaudita più
prontamente e più abbondantemente di questa, che è sì conforme alle ardenti
aspirazioni di quel Cuore divino? "Chiedete, e vi sarà dato" (Mt
7,7); chiedete dei buoni e santi sacerdoti e il Signore non li negherà alla sua
Chiesa, come sempre ne ha concessi attraverso i secoli, anche in tempi che meno
sembravano propizi al fiorire di vocazioni sacerdotali, anzi proprio allora in
maggior copia, come attesta anche solo l’agiografia cattolica del secolo XIX,
così ricca di nomi gloriosi dell’uno e dell’altro clero; fra i quali brillano come
astri di prima grandezza quei tre veri giganti di santità, esercitata in tre
campi così diversi, che Noi stessi avemmo la consolazione di cingere
dell’aureola dei Santi: San Giovanni Maria Vianney, San Giuseppe Benedetto
Cottolengo e San Giovanni Bosco.
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