Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica
Collaborazione Inter-Istituti per la formaz.

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per attivare i link alle concordanze

Direttive pratiche

Dai principi fondamentali enunciati derivano alcune direttive pratiche per gli istituti religiosi e per i centri inter-istituti:

10. Gli istituti religiosi

a) I Capitoli e i Superiori Maggiori

Spetta agli istituti, attraverso i Capitoli e i Superiori e le Superiore Maggiori, stabilire nella propria Ratio i principi e le norme della formazione,35 assegnare la missione ai formatori e ai docenti e vigilare perché il processo formativo si svolga in conformità all'indole e alla missione dell'istituto e secondo il diritto. Quando i superiori decidono di mandare i propri membri ad un centro inter-istituti di formazione, non cedono ad altri la responsabilità che loro compete, ma continuano ad esercitarla (cf. nn. 11, 17 e 22) con « piena responsabilità di custodi e di maestri ».36

b) La comunità formatrice

In ogni forma di collaborazione inter-istituti è necessario attuare la dovuta distinzione tra la comunità formatrice e il centro inter-istituti.37 La comunità formatrice è l'istanza primaria di riferimento che nessun centro può sostituire. Essa costituisce l'ambito nel quale cresce e matura, nello spirito dei rispettivi Fondatori, l'identità personale e la risposta alla vocazione ricevuta.38 L'approfondimento dell'identità carismatica avviene, in primo luogo, nel contatto vivo con i formatori e con i fratelli o le sorelle con cui si condividono le medesime esperienze di vita, le medesime sfide poste dalla società e le tradizioni dell'istituto.39 Questa comunità, quindi, rimane sempre il luogo della sintesi vitale dell'esperienza formativa.40 « La fedeltà al proprio carisma ha bisogno di essere approfondita nella conoscenza, ogni giorno più vasta, della storia dell'istituto, della sua missione peculiare e dello spirito del Fondatore, sforzandosi contemporaneamente di incarnarlo nella vita personale e comunitaria ».41

Dove le circostanze non permettessero ai religiosi di vivere nella propria comunità formatrice mentre frequentano un centro inter-istituti, è dovere dei superiori provvedere perchè possano vivere periodicamente tempi forti di formazione e di vita comunitaria nel proprio istituto.42

11. I centri inter-istituti di formazione 43

a) I centri e la loro costituzione

Le Conferenze dei Superiori o delle Superiore Maggiori, che hanno come scopo di « promuovere una più efficace collaborazione per il bene della Chiesa »,44 o un gruppo di Superiori o Superiore Maggiori che desiderano cooperare tra di loro nel piano della formazione, possono, a questo scopo, organizzare dei servizi o costituire dei centri inter-istituti.45

Essi hanno una tipologia molto varia. Alcuni sono destinati a fornire dei servizi complementari; altri provvedono alla formazione dei religiosi dal punto di vista dottrinale; altri, infine, costituiscono specifiche strutture per la preparazione dei religiosi candidati al sacerdozio. Le norme e le direttive che seguono, tengono conto di tale differenziazione.

Per l'erezione della sede di un centro inter-istituti di formazione, occorre il consenso scritto dell'Ordinario del luogo.

b) Le responsabilità direttive

Ai Superiori e alle Superiore che hanno dato origine all'iniziativa spetta anche la responsabilità ultima del centro. Nello spirito del « Mutuae Relationes », cercheranno il modo più opportuno per informare i Vescovi sulle attività del centro ed avere con loro un dialogo aperto che torni a ricchezza e promozione del centro stesso.46 Il Santo Padre ricorda che essi hanno la responsabilità di accompagnare l'attività dei centri e anche di garantire che l'insegnamento impartito sia conforme al Magistero della Chiesa.47

Ogni iniziativa inter-istituti sia direttamente gestita da un'équipe con un proprio responsabile, con garanzia di stabilità e di competenza formativa.

c) I docenti

Per la scelta dei docenti si terrà conto della sana dottrina, della competenza specifica, della capacità pedagogica e dell'attitudine al lavoro in équipe. Si considererà inoltre la loro conoscenza e stima della vita religiosa nella varietà delle sue forme e dei suoi sviluppi secondo lo spirito del Concilio Vaticano II e la dottrina del Magistero.

I centri mantengano viva la coscienza formativa dei docenti, organizzando anche incontri di scambio e di valutazione con i formatori dei singoli istituti.




35 Cf. c. 659 §§ 2-3; PI 103.



36 Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi della Regione Nord-Est 2 della « Conferencia Nacional dos Bispos do Brasil » (C.N.B.B.), 11 luglio 1995, L'Osservatore Romano, 12 luglio 1995, p. 5.



37 Cf. PI 99.



38 Cf. EE 47; PI 60.



39 Cf. PI 26-27.



40 VFC 43.



41 Giovanni Paolo II, Discorso alle religiose, Florianopolis, Brasile, 18 ottobre 1991, Insegnamenti, XIV2, (1991), p. 928.



42 Cf. EE III, § 12; MR 46; RPU 9; cc. 659. 665 § 1.



43 In questo documento si chiamano « centri inter-istituti » di formazione — come già chiarito alla nota n. 7 — tutte le istituzioni intercongregazionali che collaborano nella formazione dei religiosi, che offrano corsi complementari o programmi completi di studio. I centri, invece, che danno una formazione accademica completa, nel presente documento, vengono chiamati « istituti di scienze religiose » oe di « formazione filosofica e teologica ».



44 PC 23.



45 Cf. PI 98-100.



46 Cf. MR 28.31; VC 46.50.



47 Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi della Regione Nord-Est 2 della « Conferencia Nacional dos Bispos do Brasil » (C.N.B.B.), 11 luglio 1995, L'Osservatore Romano, 12 luglio 1995, p. 5.






Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) Copyright 1996-2007 EuloTech SRL