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Pius PP. XI
Mit brennender Sorge

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VI.

1. Venerabili Fratelli, abbiate un occhio particolarmente vigile, quando nozioni religiose vengono svuotate del loro contenuto genuino e applicate a significati profani.

2. Rivelazione, in senso cristiano, significa la parola di Dio agli uomini. Usare questo stesso termine per suggestioni provenienti dal sangue e dalla razza, per le irradiazioni della storia di un popolo è, in ogni caso, causare disorientamento. Tali false monete non meritano di passare nel tesoro linguistico di un fedele cristiano.

3. La fede consiste nel tener per vero ciò che Dio ha rivelato e mediante la Chiesa impone di credere: è "dimostrazione di cose che non si vedono"(Hebr. XI, 1). La fiducia gioiosa e altera nell’avvenire del proprio popolo, cosa cara ad ognuno, significa ben altra cosa che la fede in senso religioso. L’usare l’una per l’altra, il volere sostituire l’una con l’altra e pretendere con ciò di essere riconosciuto come "credente" da un convinto cristiano, è un vuoto gioco di parole, una consapevole confusione di termini, o anche peggio.

4. L’immortalità in senso cristiano è la sopravvivenza dell’uomo dopo la morte terrena, come individuo personale, per l’eterna ricompensa o per l’eterno castigo. Chi con la parola immortalità non vuole indicare altro che una sopravvivenza collettiva nella continuità del proprio popolo, per un avvenire di indeterminata durata in questo mondo, perverte e falsifica una delle verità fondamentali della fede cristiana, e scuote le fondamenta di qualsiasi concezione religiosa, la quale richiede un ordinamento morale universale. Chi non vuole essere cristiano dovrebbe almeno rinunziare a volere arricchire il lessico della sua miscredenza con il patrimonio linguistico cristiano.

5. Il peccato originale è la colpa ereditaria, propria, sebbene non personale, di ciascuno dei figli di Adamo, che in lui hanno peccato (Rom. V, 12): perdita della grazia e, conseguentemente, della vita eterna, con la concupiscenza che ciascuno deve soffocare e domare per mezzo della grazia, della penitenza, della lotta e dello sforzo morale. La passione e la morte del Figlio di Dio hanno redento il mondo dal maledetto retaggio del peccato e della morte. La fede in queste verità, fatte oggi bersaglio del basso scherno dei nemici di Cristo nella vostra patria, appartiene all’inalienabile deposito della Religione cristiana.

6. La Croce di Cristo, anche se il suo solo nome sia diventato per molti follia e scandalo (I Cor. I, 23), resta per il cristiano il segno sacrosanto della Redenzione, il vessillo di grandezza e di forza morale. Nella sua ombra viviamo, nel suo bacio moriamo; sul nostro sepolcro starà come annunziatrice della nostra fede, testimonio della nostra speranza protesa verso la vita eterna.

7. L’umiltà nello spirito del Vangelo e l’implorazione dell’aiuto di Dio si accordano bene con la propria dignità, con la fiducia in sé e coll’eroismo. La Chiesa di Cristo, che in tutti i tempi, fino a quelli a noi vicinissimi, conta più confessori e martiri eroici di qualsiasi altra società morale, non ha certo bisogno di ricevere da tali capi insegnamenti sul sentimento e l’azione eroica. Nel rappresentare stoltamente l’umiltà cristiana come avvilimento e meschinità, la ripugnante superbia di questi innovatori rende irrisoria soltanto se stessa.

8. Grazia, in senso largo, può chiamarsi ciò che proviene alla creatura dal Creatore. La grazia, nel senso propriamente cristiano della parola, comprende però le gratificazioni soprannaturali dell’amore divino, la degnazione e l’opera per mezzo della quale Dio eleva l’uomo a quell’intima comunione della Sua vita, che il Nuovo Testamento chiama figliolanza di Dio: "Vedete quale grande amore il Padre ci ha mostrato: noi ci chiamiamo figliuoli di Dio, e siamo realmente tali" (I Joan. III, 1). Il ripudio di questa elevazione soprannaturale alla grazia a causa di una pretesa peculiarità del carattere tedesco è un errore, un’aperta dichiarazione di guerra ad una verità fondamentale del Cristianesimo. L’equiparare la grazia soprannaturale con i doni della natura, significa violentare il linguaggio creato e santificato dalla Religione. I pastori e i custodi del popolo di Dio faranno bene a opporsi a questo furto sacrilego e a questo lavorio di traviamento degli spiriti.




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