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IX.
San Gerolamo, fuggendo le bande di eretici
che venivano a turbarlo perfino nella solitudine del deserto, si recò a
Costantinopoli. Il Vescovo di questa città era allora San Gregorio il
Teologo2 celebre per la fama e la gloria universali della sua scienza.
Gerolamo lo prese per quasi tre anni a guida e a maestro nell'interpretazione
delle Sacre Lettere. In quest'epoca egli tradusse in latino le Omelie di
Origene sui Profeti e la Cronaca di Eusebio3 e commentò la visione dei
Serafini in Isaia.4
2 San Gregorio il teologo - o
di Nazianzo - vissuto fra il 330 e il 390. Patriarca di Costantinopoli, vi
presiedette il Concilio ecumenico del 380. Lasciò il patriarcato l'anno
successivo per ritirarsi in Cappadocia. Scrittore efficacissimo, combatté lo
scisma ariano in quarantacinque discorsi: celeberrimo quello in morte di San
Basilio. Lasciò altri scritti, in prosa e in poesia.
3 L'Eusebio citato è quello di
Cesarea, vissuto fra il 265 e il 339 o 340, vescovo di quella città. Scrittore
di grande erudizione, lasciò molte opere di storia e di teologia. La Cronaca
citata nell'enciclica è nota anche con il titolo di Storia ecclesiastica, che
fu appunto tradotta da San Gerolamo, dal testo greco, in lingua
latina.
4 Lo scritto di San Gerolamo noto
con il titolo Tractatus de Seraphin commenta il capo VI, paragrafi 2 e
seguenti del libro di Isaia. Fu scoperto da Padre Ancelli a Montecassino e
illustra una delle pagine più misteriose della Bibbia.
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