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| Benedictus PP. XV Spiritus Paraclitus IntraText CT - Lettura del testo |
prima visione dì Ezechiele intorno ai quattro Evangeli, fa notare: "Non troverà strani tutto quel corpo e quei dorsi disseminati d'occhi, chi si è reso conto come dal più piccolo particolare del Vangelo si sprigiona una luce che illumina col suo raggio il mondo intero: ed anche la cosa che è apparentemente la più trascurabile brilla di tutto il maestoso splendore dello Spirito Santo" (Ex. I, 15 e segg.). Ora, questo privilegio, che egli qui rivendica per il Vangelo, lo reclama poi in ognuno dei suoi commentari per tutte le altre "parole del Signore", e ne fa la legge e la base dell'interpretazione cattolica; questo è d'altra parte il criterio di cui San Gerolamo si vale per distinguere il vero profeta dal falso (Mich. II, II e segg.; III, 5 e segg.). Poiché: "la parola del Signore è verità, e per Lui dire significa realizzare" (Mich. IV, 1 e segg.). Pertanto "la Scrittura non può mentire" (Ier. XXXI, 35 e segg.) e non è permesso accusarla di menzogna (Nah. 1, 9) e neppure ammettere nelle sue parole anche un solo errore di nome (Ep. LVII, VII, 4). Del resto, il Santo Dottore aggiunge che egli "non pone sullo stesso piano gli Apostoli e gli altri scrittori", cioè gli autori profani; "quelli dicono sempre la verità, mentre questi, come capita agli uomini, si ingannano su alcuni punti" (Ep. LXXXII, VII, 2); molte affermazioni della Scrittura, che a prima vista possono sembrare incredibili, sono tuttavia vere (Ep. LXXII, II, 2), e in questa "parola dì verità" non è possibile scoprire nessuna contraddizione, nessuna discordanza, nessuna incompatibilità (Ep. XVIII, VII, 4; cfr. Ep. XLVI, VI, 2); per conseguenza "se la Scrittura contenesse due dati che sembrassero escludersi, entrambi" resterebbero "veri, quantunque diversi" (Ep. XXXVI, XI, 2).