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| Pius PP. VI Charitas quae IntraText CT - Lettura del testo |
Con quanta ragione la Chiesa si sia sempre tenuta lontana da coloro che vengono eletti dalla turba e dalla confusione dei laici (mentre eletti ed elettori si dimostrano affetti da una stessa malattia: quella delle false opinioni) Ce lo dimostrò, anche troppo, una lettera pastorale a Noi indirizzata – giunta per il tramite dello stesso corriere – che lo pseudo-Vescovo Expilly aveva fatto pubblicare il 25 febbraio per ingannare gl’inesperti e senz’altro disegno, certamente, che stracciare l’inconsutile veste di Cristo. Costui, dunque, dopo aver ricordato il giuramento – ovverossia lo spergiuro – al quale s’è vincolato, espone tutti i fondamenti della Costituzione francese, che riporta quasi parola per parola, e – condividendo le posizioni dell’Assemblea – ne consiglia l’approvazione; sostiene che una Costituzione come quella non offende assolutamente il dogma, ma soltanto introduce una forma migliore di disciplina, riportandola alla purezza dei primi secoli, soprattutto in quella parte nella quale, allontanato il clero, le elezioni vengono restituite al popolo e le istituzioni e le consacrazioni ai Metropolitani, grazie ai primi Decreti dell’Assemblea francese, i soli che egli cita. Per ingannare meglio gl’inesperti, egli ricorda una lettera che Ci scrisse il 18 novembre 1790, come se fosse stato in accordo con la Sede Apostolica. In seguito, rivolgendosi direttamente ai singoli Ordini della Diocesi, li esorta tutti ad accoglierlo come legittimo Pastore e ad accettare spontaneamente la Costituzione.