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Dal Vaticano, 2 luglio 1963.
Signor Presidente,
1. Le prossime assise delle Semaines Sociales de France,
che si terranno a Caen dal 9 al 14 luglio, sotto la guida sapiente e benevola
di Sua Eccellenza Mons. André Jacqemin, segneranno un giubileo. Sarà la
cinquantesima volta che i membri più attivi del cattolicesimo sociale si
riuniranno per mettere in comune le loro riflessioni e le loro esperienze. Essi
non mancheranno di evocare con riconoscenza il ricordo dei loro precursori
guidati, all’inizio del secolo, da Henri Lorin, poi da Eugéne Duthoit,
finalmente, subito dopo la seconda guerra mondiale, da Charles Flory.
2. Alla prima Semaine di Lione, nel 1904, gli
organizzatori si erano proposti di diffondere la dottrina sociale della Chiesa
e di impregnare dei suoi princìpi la vita economica, sociale e politica della
Francia. Fedeli a questo programma iniziale, i partecipanti alle Semaines,
durante più di mezzo secolo di lavori fecondi, si sono sempre mostrati animati
da una duplice preoccupazione: essere filialmente docili alle direttive della
Santa Sede e adattare il loro insegnamento alle nuove circostanze.
3. In questa prospettiva affrontate quest’anno lo studio
della "società democratica", così riprendendo, per una sintesi più
vasta, i problemi presi in esame sa Rennes, nel 1954 e a Grenoble nel 1960.
Quali sono, vi chiedevate a Rennes, le relazioni fra la crisi del potere nell’autorità,
e la crisi del civismo nei cittadini? Questa duplice crisi non avrà come causa
profonda il conflitto fra l’economico e il politico? Da una parte, il cittadino
si disinteressa dell’andamento delle istituzioni perché la libertà – più
formale che reale – conferitagli dalla sua scheda elettorale, non gli
garantisce i diritti che a ragione rivendica sul terreno economico e sociale:
un lavoro sicuro, una partecipazione effettiva a qualche proprietà, un regime
di assicurazione e di previdenza sociale, che gli permetta di mantenere una
famiglia. D’altra parte, lo Stato è dimissionario perché incontra fra sé e il
cittadino una folla d’ interessi organizzati, di raggruppamenti ideologici,
economici, corporativi e sociali, che pesano sulle sue decisioni, lo invadono o
se ne impadroniscono, ostacolandone in questo modo la libertà.
4. Nel 1960, la Semaine Sociale di Grenoble procedeva
all’analisi di questo movimento di socializzazione, e mostrava che si può far
veramente progredire la società soltanto se i suoi membri ne partecipano in
modo cosciente e riflesso. Davanti alle minacce di dominazione tirannica da
parte dei gruppi sociali e di abbandono degli individui a meccanismi in cui
scomparirebbe la loro libertà, bisogna promuovere in tutti la partecipazione
attiva e spontanea, l’assunzione di responsabilità e il dialogo. Questa era la
conclusione della Semaine Sociale di Grenoble, questo è il problema posto alla
Semaine Sociale di Caen, dedicata allo studio della "società
democratica".
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