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| Paulus PP. VI Salvete fratres IntraText CT - Lettura del testo |
1. È fuori dubbio essere desiderio, bisogno, dovere della chiesa di dare finalmente di sé una più meditata definizione. Noi tutti ricordiamo le stupende immagini, con cui la sacra Scrittura ci fa pensare alla natura della chiesa, chiamata, a volta a volta, l’edificio costruito da Cristo, la casa di Dio, il tempio e il tabernacolo di Dio, il suo popolo, il suo gregge, la sua vigna, il suo campo, la sua città, la colonna della verità, e poi finalmente la sposa di Cristo, il suo corpo mistico. La ricchezza stessa di queste immagini luminose ha condotto la meditazione della chiesa a riconoscere se stessa come una società storica e visibile e gerarchicamente ordinata, ma misteriosamente animata. La celebre enciclica di papa Pio XII Mystici corporis ha in parte risposto alla brama che la chiesa aveva di esprimere finalmente se stessa in una completa dottrina, e in parte ha acuito il desiderio di dare a se stessa una più esauriente definizione. Il concilio ecumenico Vaticano I aveva già posto l’argomento e tante cause esteriori concorrevano a offrirlo allo studio religioso dentro e fuori la chiesa cattolica: come l’accresciuta socialità della civiltà temporale, lo sviluppo delle comunicazioni fra gli uomini, il bisogno di giudicare le varie denominazioni cristiane secondo la vera, univoca concezione contenuta nella divina rivelazione, ecc.
2. Non è da stupirsi se, dopo venti secoli di cristianesimo e di grande sviluppo storico e geografico della chiesa cattolica nonché delle confessioni religiose che si appellano al nome di Cristo e si ornano di quello di chiese, il concetto vero, profondo, completo della chiesa, quale Cristo fondò e gli apostoli cominciarono a costruire, ancora ha bisogno d’essere più precisamente enunciato. Mistero è la chiesa, cioè realtà imbevuta di divina presenza, e perciò sempre capace di nuove e più profonde esplorazioni.
3. Progressivo è il pensiero umano, che da verità empiricamente conosciuta trascorre a conoscenza scientifica più razionale; e che da una verità certa altra logicamente deduce; e che davanti a realtà complessa e permanente si sofferma a considerare ora un aspetto ora un altro, dando così uno svolgimento alla sua attività che la storia registra.
4. È venuta l’ora, a Noi sembra, in cui la verità circa la chiesa di Cristo deve essere esplorata, ordinata ed espressa, non forse con quelle solenni enunciazioni che si chiamano definizioni dogmatiche, ma con quelle dichiarazioni con le quali la chiesa con più esplicito e autorevole magistero dichiara ciò che essa pensa di sé.
5. È la coscienza della chiesa che si chiarisce nell’adesione fedelissima alle parole e al pensiero di Cristo, nel ricordo riverente dell’insegnamento autorevole della tradizione ecclesiastica e nella docilità all’interiore illuminazione dello Spirito Santo, il quale sembra appunto volere oggi dalla chiesa che essa faccia di tutto per essere riconosciuta qual è.
6. E Noi crediamo che in questo concilio ecumenico lo Spirito di verità accenda nel corpo docente della chiesa una luce più radiosa e ispiri una più completa dottrina sulla natura della chiesa, in modo che la Sposa di Cristo in lui si rispecchi e in lui, con vivacissimo amore, voglia scoprire la sua propria forma, quella bellezza, ch’egli vuole in lei risplendente.
7. Sarà perciò, a questo proposito, tema principale di questa sessione del presente concilio quello che riguarda la chiesa stessa e che intende esplorare l’intima essenza per darne, com’è possibile all’umano linguaggio, la sua definizione che meglio ci istruisca sulla reale e fondamentale costituzione della chiesa e ce ne mostri la sua molteplice e salvifica missione.
8. La dottrina teologica può avere perciò magnifici sviluppi, che meritano attenta considerazione anche da parte dei fratelli separati, e che, come Noi ardentemente desideriamo, offre ad essi sempre più facile il sentiero ad unitario consenso.
9. Fra i vari problemi, che questa meditazione, a cui il concilio si accinge, offrirà, sarà primo quello che riguarda voi tutti, venerabili fratelli, come vescovi della chiesa di Dio. Noi non esitiamo a dirvi che guardiamo con viva attesa e sincera fiducia a questa prossima trattazione, come quella che, salve restando le dichiarazioni dogmatiche del concilio ecumenico Vaticano I a riguardo del romano pontefice, dovrà ora approfondire la dottrina sull’episcopato, sulle sue funzioni e sui suoi rapporti con Pietro, e offrirà certamente a noi stessi i criteri dottrinali e pratici, per cui il Nostro apostolico ufficio, quantunque dotato da Cristo della pienezza e della sufficienza di potestà, che voi conoscete, possa essere meglio assistito e confortato, nei modi da stabilire, da una più valida e più responsabile collaborazione dei Nostri diletti e venerati fratelli nell’episcopato.
10. A tale chiarimento dottrinale dovrà poi seguire quello riguardante la varia composizione del corpo visibile e mistico, ch’è la chiesa, militante e pellegrina nel mondo, e cioè i sacerdoti, i religiosi, i fedeli, nonché i fratelli da noi separati, chiamati anch’essi ad aderirvi in maniera piena e completa.
11. A nessuno sfuggirà l’importanza di tale compito dottrinale del concilio, donde la chiesa può trarre luminosa, esaltante, santificante coscienza di sé. Voglia Dio che siano esaudite le nostre speranze!