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Paulus PP. VI
Salvete fratres

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4. Il rinnovamento della chiesa cattolica.

1. Le quali speranze si rivolgono anche ad un altro principalissimo scopo di questo concilio; quello, come si dice, del rinnovamento della santa chiesa.

2. Dovrebbe essere, a Nostro giudizio, anche questo scopo derivato dalla nostra consapevolezza della relazione che unisce Cristo alla sua chiesa. Dicevamo voler la chiesa rispecchiarsi in lui; che se alcuna ombra, alcun difetto da tale confronto apparisse sul volto della chiesa, sulla sua veste nuziale, che cosa istintivamente, coraggiosamente dovrebbe essa fare? È chiaro: riformarsi, correggersi, sforzarsi di riportare se stessa a quella conformità col suo divino modello che costituisce il suo fondamentale dovere.

3. Ricordiamo le parole del Signore, nella sua preghiera sacerdotale, all’appressarsi dell’imminente passione: "Io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità" (Gv 17,19).

4. Il concilio ecumenico Vaticano II deve porsi, a Nostro avviso, in quest’ordine essenziale voluto da Cristo. Solamente dopo questa opera di interna santificazione, la chiesa potrà mostrare il suo volto al mondo intero, dicendo: chi vede me, vede il Cristo; così come Cristo aveva detto di sé: "Chi vede me, vede anche il Padre" (Gv 14,9).

5. Sotto questo aspetto il concilio vuol essere un primaverile risveglio d’immense energie spirituali e morali, quasi latenti nel seno della chiesa; esso si manifesta come il risoluto proposito d’un ringiovanimento, sia delle sue forze interiori, sia delle norme che regolano le sue strutture canoniche e le sue forme rituali. Cioè il concilio tende ad accrescere alla chiesa quella venustà di perfezione e di santità, che solo l’imitazione di Cristo e la mistica unione con lui, nello Spirito Santo, le possono conferire.

6. Sì, il concilio tende ad un rinnovamento. Facciamo attenzione; non è che, così dicendo e desiderando, Noi riconosciamo che la chiesa cattolica di oggi possa essere accusata di sostanziale infedeltà al pensiero del suo divino fondatore, ché anzi la approfondita scoperta della sua sostanziale fedeltà la riempie di gratitudine e di umiltà, e le infonde coraggio a correggere quelle imperfezioni, che sono proprie della debolezza umana. Non è dunque la riforma, a cui mira il concilio, un sovvertimento della vita presente della chiesa, ovvero una rottura con la sua tradizione in ciò ch’essa ha di essenziale e di venerabile, ma piuttosto un omaggio a tale tradizione, nell’atto stesso che la vuole spogliare d’ogni caduca e difettosa manifestazione per renderla genuina e feconda.

7. Non disse Gesù ai discepoli: "Io sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, Egli lo recide; e ogni tralcio, che porta frutto, lo rimonda, affinché ne porti ancora di più" (Gv 15,1-2)? Basta questo accenno evangelico per prospettarci i capitoli principali di quel perfezionamento a cui oggi aspira la chiesa: il primo riguarda la sua vitalità interiore ed esteriore. A Cristo vivo risponda la chiesa viva. Se la fede e la carità sono i principi della sua vita, è chiaro che nulla dovrà essere trascurato per dare alla fede gaudiosa sicurezza e nuovo alimento e per rendere efficace l’iniziazione e la pedagogia cristiana a tale indispensabile scopo. Uno studio più assiduo e un culto più devoto della divina verità saranno certamente fondamento di questo rinnovamento. E l’educazione alla carità avrà successivamente il posto d’onore. Dobbiamo protenderci verso la "chiesa della carità", se vogliamo che essa sia in grado di rinnovare in profondità il mondo intorno a sé: immenso compito! Anche perché, com’è noto, la carità è la regina e la radice delle altre virtù cristiane: l’umiltà, la povertà, la religiosità, lo spirito di sacrificio, il coraggio della verità e l’amore della giustizia, e d’ogni altra forza operativa dell’uomo nuovo.

8. II programma del concilio qui spazia in immensi campi: uno di questi, elettissimo e tutto fiorente di carità, è la sacra liturgia, alla quale la prima sessione ha dedicato lunghe discussioni e alla quale speriamo che la seconda riservi felicissime conclusioni. Altri settori avranno certamente la medesima appassionata attenzione dei padri conciliari, sebbene temiamo che la brevità del tempo a noi disponibile non ci conceda di esplorarli tutti come si converrebbe, e che perciò essi ci offrano lavoro per una futura sessione.




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