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Paulus PP. VI
Salvete fratres

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2. Il principio, la via e lo scopo del concilio.

1. Riprendiamo, o fratelli, adunque il cammino. Questo ovvio proposito richiama al Nostro spirito un altro pensiero; e questo, così capitale e così luminoso, da obbligarCi a comunicarlo a questa assemblea, anche se essa già ne è tutta informata e illuminata.

2. Donde parte il nostro cammino, o fratelli? quale via intende percorrere, se piuttosto che alle indicazioni pratiche testé ricordate noi poniamo attenzione alle norme divine a cui deve obbedire? e quale meta, o fratelli, vorrà proporsi il nostro itinerario, da segnarsi, sì, sul piano della storia terrena, nel tempo e nel modo di questa nostra vita presente, ma da orientarsi al traguardo finale e supremo che sappiamo non dover mancare al termine del nostro pellegrinaggio?

3. Queste tre domande, semplicissime e capitali, hanno, ben lo sappiamo, una sola risposta, che qui, in quest’ora stessa, dobbiamo a noi stessi proclamare e al mondo che ci circonda annunciare: Cristo! Cristo, nostro principio! Cristo, nostra via e nostra guida! Cristo, nostra speranza e nostro termine!

4. Oh! abbia questo concilio piena avvertenza di questo molteplice e unico, fisso e stimolante, misterioso e chiarissimo, stringente e beatificante rapporto tra noi e Gesù benedetto, fra questa santa e viva chiesa, che noi siamo, e Cristo, da cui veniamo, per cui viviamo, e a cui andiamo. Nessuna altra luce sia librata su questa adunanza, che non sia Cristo, luce del mondo; nessuna altra verità interessi gli animi nostri, che non siano le parole del Signore, unico nostro maestro; nessuna altra aspirazione ci guidi, che non sia il desiderio d’esser a lui assolutamente fedeli; nessuna altra fiducia ci sostenga, se non quella che fiancheggia, mediante la parola di lui, la nostra desolata debolezza: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).

5. Oh! fossimo noi in quest’ora capaci di elevare a nostro Signore Gesù Cristo una voce degna di lui! Prendiamo le parole della sacra liturgia: "Te, Christe, solum novimus; - te mente pura et simplici - flendo et canendo quaesumus - intende nostris sensibus!" ("O Cristo, noi conosciamo soltanto te; - tra lacrime e inni impariamo a supplicarti - con animo semplice e puro; - penetra i nostri sentimenti!": Breviario romano, Inno delle lodi del venerdì). E così esclamando pare a Noi si presenti lui stesso al Nostro sguardo rapito e smarrito, nella maestà propria del Pantocrator delle vostre basiliche, o fratelli delle chiese orientali, e delle occidentali altresì. Noi Ci vediamo raffigurati nell’umilissimo adoratore, il Nostro predecessore Onorio III, che, rappresentato nello splendente mosaico dell’abside della basilica di San Paolo fuori le mura, piccolo e quasi annichilito per terra, bacia il piede al Cristo, dalle gigantesche dimensioni, che in atteggiamento di regale maestro domina e benedice l’assemblea raccolta nella basilica stessa, cioè la chiesa. La scena, a Noi pare, qui si riproduce ma non più in un’immagine disegnata e dipinta; sì bene in una realtà storica e umana, che riconosce in Cristo la sorgente dell’umanità redenta, della sua chiesa, e nella chiesa quasi l’emanazione e la continuazione altrettanto terrena quanto misteriosa; così che sembra disegnarsi al Nostro spirito la visione apocalittica di san Giovanni: "Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello" (Ap 22,1).

6. È opportuno, a Nostro avviso, che questo concilio muova da questa visione, anzi da questa mistica celebrazione, che confessa lui, nostro Signore Gesù Cristo, essere il Verbo incarnato, il Figlio di Dio e il Figlio dell’uomo, redentore del mondo, cioè la speranza dell’umanità e il suo solo sommo maestro, lui il Pastore, lui il pane della vita, lui nostro pontefice e nostra vittima, lui l’unico mediatore fra Dio e gli uomini, lui il Salvatore della terra, lui il Re venturo del secolo eterno; e che dichiara essere noi suoi chiamati, suoi discepoli, suoi apostoli, suoi testimoni, suoi ministri, suoi rappresentanti, e con tutti gli altri fedeli sue vive membra, compaginati in quell’immenso unico corpo mistico, ch’egli, mediante la fede e i sacramenti, sta formandosi nel succedersi delle generazioni umane, la sua chiesa, spirituale e visibile, fraterna e gerarchica, oggi temporale e domani eterna.

7. Se noi, venerabili fratelli, poniamo davanti al nostro spirito questa sovrana concezione: essere Cristo nostro fondatore, nostro capo, invisibile, ma reale, e noi tutto ricevere da lui così da formare con lui quel "Christus totus" di cui parla sant’Agostino e la teologia della chiesa è tutta pervasa, possiamo meglio comprendere gli scopi principali di questo concilio, che per ragione di brevità e di migliore intelligenza Noi indicheremo in quattro punti: la conoscenza o, se così piace dire, la coscienza della chiesa, la sua riforma, la ricomposizione di tutti i cristiani nell’unità, il colloquio della chiesa col mondo contemporaneo.




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