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Paulus PP. VI
"Il signore dell'altissimo canto": Dante Alighieri

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  • 2. [Dante coronato poeta ecumenico nel suo "bel San Giovanni"]
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2. [Dante coronato poeta ecumenico nel suo "bel San Giovanni"]

15. A questo punto Ci sia lecito esprimere la nostra perfetta e piena gioia per il fatto che — a dar compimento al voto e al presagio di Dante Alighieri — abbiamo felicemente potuto far sì che nel battistero del "mio bel San Giovanni"6 — dove, purificato dal sacro lavacro, divenne cristiano e fu chiamato Dante — con grande concorso di Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II fosse incastonato in una corona d’alloro dorata il monogramma in oro di Cristo, dono da Noi inviato per attestare la grandissima riconoscenza del mondo cristiano per aver cantato in modo mirabile "la verità che tanto ci sublima".7

16. L’alloro, di cui è adorno il capo di Dante Alighieri, onore e ornamento dell’Italia e di tutto il genere umano, non è mai seccatoinaridito. Tuttavia era opportuno che fosse accresciuto di nuove fronde, poiché egli merita, per la grandezza dell’ingegno e dell’opera, il titolo di poeta appartenente a tutte le genti, o ecumenico, illustrissimo, degnissimo di uno studio e di un ascolto assidui.

17. Certamente il poema di Dante Alighieri è universale: nella sua immensa larghezza abbraccia cielo e terra, eternità e tempo, i misteri di Dio e le vicende degli uomini, la dottrina sacra e le discipline profane, la scienza attinta alla divina Rivelazione e quella attinta dal lume della ragione, quanto egli aveva conosciuto per esperienza diretta e le memorie della storia, l’età in cui visse, e le antichità greche e romane; insomma, costituisce evidentemente il monumento più rappresentativo del Medioevo. E se si osserverà la sua forma e il suo contenuto, vi si vedranno certamente i frutti della sapienza degli orientali, del lógos dei greci, della civiltà dei romani, e vi si vedranno raccolte in sintesi le ricchezze del dogma della religione cristiana e dei precetti della legge, soprattutto così come furono elaborati dai dottori. Dante Alighieri segue Aristotele in filosofia, Platone nella tensione dell’intelletto a contemplare i modelli esemplari delle cose, sant’Agostino nel modo di concepire la storia e nell’importanza che vi attribuisce, è alunno fermo e fedele di san Tommaso d’Aquino in teologia, così che la sua opera — fra l’altro — è quasi uno specchio costituito di frammenti della Somma teologica del Dottore Angelico. E questo è certamente vero in generale; ma tuttavia è anche vero che Dante è mosso non poco dall’autorità di sant’Agostino, di san Bernardo, dei Vittorini, di san Bonaventura, né è estraneo a qualche influsso apocalittico dell’abate Gioachino da Fiore, è solito infatti protendersi verso cose che albeggiano o che, non ancora nate, sono contenute nel grembo del futuro.




6 Inf. XIX, 17.

7 Par. XXII, 42.




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