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23.
Protagonista è lo stesso poeta, che rappresenta il genere umano; egli, sempre
sotto il velo dell’allegoria, lo conduce a riconoscere le proprie colpe e a
riprendere la via della virtù, a lasciarsi illuminare e purificare; a unirsi
finalmente e ad aderire alla somma Verità e al sommo Bene.
24.
La legge divina è stata data agli uomini perché, seguendola, raggiungessero la
felicità sia in questa vita terrena sia in quella eterna a cui aspirano,
seguendo il vero bene che ispira il retto amore, e fuggendo il male, origine di
un amore distorto, della cupidigia e della malizia.
25.
"È chiaro che nella quiete, cioè nella tranquillità della pace, il
genere umano si trova nelle migliori condizioni per perseguire il suo fine
specifico, che è quasi divino, secondo quel famoso passo: "l’hai fatto
poco meno degli angeli" (Ps. VIII, 6)".13
26.
Questa pace — che riguarda i singoli, le famiglie, le nazioni, il consorzio
umano, pace interna ed esterna, pace individuale e pubblica —, questa
tranquillità dell’ordine è turbata e scossa perché la pietà e la giustizia
vengono disprezzate. Perciò, per restaurare l’ordine e la salvezza, vengono
chiamate a illuminare, in reciproca armonia, la Fede e la ragione, Beatrice e
Virgilio, la Croce e l’Aquila, la Chiesa e l’Impero, la ridestata coscienza
della condizione in cui sono posti gli uomini sulla terra; e intanto viene
predicato l’universale annuncio — oscuro ma certo — del secolo venturo. Il
cielo e la terra insieme fanno risuonare questo Vangelo di pace.
27.
Certamente la Divina Commedia è poema di pace: lugubre canto della pace
per sempre perduta nell’Inferno; dolce canto della pace verso cui sospira la
speranza è il Purgatorio; e il Paradiso è un magnifico canto di esultanza della
pace posseduta nella pienezza e per sempre.
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