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33.
Ci sia lecito accennare di passaggio alla sua dottrina politica.
34.
Le due potestà, la Chiesa e l’Impero, sono state ordinate da Dio perché
conducano gli uomini a conseguire la felicità, la prima quella celeste, il
secondo invece quella terrena; e come quelle felicità sono distinte fra loro,
benché la seconda sia subordinata alla prima, così ciascuna potestà — nella
sfera e nell’ambito propri — è indipendente dall’altra, e questo per evitare la
confusione fra quanto è sacro e quanto è profano. Tuttavia esse devono aiutarsi
reciprocamente, e certamente, in materia di fede e di morale, questo aiuto
consiste in una pronta ubbidienza dell’imperatore al Sommo Pontefice; l’una
potestà e l’altra poi sono al servizio della res publica christiana.
35.
La Chiesa, libera e non impacciata dal fardello di un inutile fasto, priva di
preoccupazioni terrene, si dedica con ogni zelo a proclamare la verità e a
farla fruttificare: "Non vi si pensa quanto sangue costa / seminarla
nel mondo, e quanto piace / chi umilmente con essa s’accosta".16
36.
E sicuramente ciò non ha nulla a che vedere con la tesi, introdotta da Marsilio
da Padova e diffusasi nella nostra epoca, secondo cui la città terrena deve
essere radicalmente separata dalla Chiesa.
37.
All’imperatore è affidato il compito, più che altro di ordine morale, di far
trionfare la giustizia e di annientare l’avidità, che è causa di disordine e di
guerre: da ciò appare necessaria una monarchia universale. Questa —
tratteggiata in termini medievali — esige una potestà sovranazionale, che
faccia vigere un’unica legge a tutela della pace e della concordia dei popoli.
Il presagio del divino poeta non è affatto utopistico, come ad alcuni potrebbe
sembrare, dal momento che ha trovato nella nostra epoca una certa attuazione
nell’Organizzazione delle Nazioni Unite, con estensione e beneficio che tendono
a riguardare i popoli del mondo intero.
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