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38.
Non possiamo esimerCi dall’accennar pure brevemente a quali relazioni
intercorrano fra la verità della religione e quella della poesia, e questo per
porre maggiormente in luce come tali rapporti si realizzino nella Divina Commedia
e per trattare in breve dell’arte poetica di Dante Alighieri, dal momento che
soprattutto ciò è, per molti motivi, richiesto perché la poesia rifiorisca, sia
in generale sia, particolarmente, quella religiosa.
39.
Giovanni di Virgilio preparò per il sepolcro di Dante un epitaffio in cui così
lo lodava: "Dante teologo, di nessuna dottrina ignaro, / che filosofia
scaldi nel suo nobile seno".
40.
Da questi egli è stato onorato soprattutto con il titolo di teologo. È prevalso
tuttavia — per consenso che non tardò a farsi unanime — l’appellativo di sommo
poeta, con cui lo acclamarono i secoli; e divina è stata chiamata la sua Commedia.
41.
L’onore di entrambi i titoli gli si addice giustamente. E tuttavia non va
considerato poeta, bensì teologo, ma ancor meglio va proclamato signore
dell’altissimo canto, poiché si rivelò teologo dalla mente sublime.
42.
La nobiltà, la grandezza, i pregi grandissimi della sua poesia sono a tal punto
evidenti che non è affatto il caso di ricorrere, per provarle, a complicate
argomentazioni. L’eccelsa cima di un monte, non toccata — per tanto trascorrere
di tempo — dall’erosione delle acque, non ha bisogno di discorsi lunghi e
prolissi per mostrarsi nella sua grandezza: è sufficiente darle un rapido
sguardo.
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