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53.
Questo accenno alla teologia apre un problema che la riguarda. Alcuni critici
hanno sostenuto che la Divina Commedia non fosse poetica quando e dove è
impregnata di teologia. Altri invece ritengono diversamente, certi che proprio
in quei punti essa risplenda e brilli di una luce meridiana, tutta sua. Non
siamo di parere diverso da questi ultimi, sia per ragioni generali, sia per
ragioni particolari, relative al problema sollevato dalla teologia.
54.
Chi può mettere in dubbio che il senso religioso, le verità di fede, gli
aneliti che dal finito salgono verso l’Infinito, siano stati e siano sempre una
fonte da cui la poesia sgorga abbondantemente? Non ne è questa la forma più
alta e più pura? Quando con il linguaggio che le è proprio — preferisce cantare
anziché parlare, dipingere anziché argomentare, e scolpire, quando vuol
perorare — la poesia esprime l’esperienza mistica, i moti della grazia,
l’estasi, quando si eleva alla suprema Bellezza, al Bene e al Vero che
trascende l’umana intelligenza, di fronte a cui vien meno la capacità di dire —
"alla etterna luce, / che, vista, sola e sempre amore accende"24
—, proprio allora essa diventa un dono preziosissimo della bontà divina, un
riflesso della sua gloria: appare infatti: "[...] giorno a
giorno / essere aggiunto, come quei che puote / avesse il ciel d’un altro sole
adorno"25.
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