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57.
Cogliamo ora l’occasione che Ci si offre per esortare a coltivare la poesia
religiosa, sia quella corale, accompagnata dalla musica, che raccoglie in sé i
sentimenti della moltitudine nell’interpretazione delle vere voci della natura,
nella celebrazione delle feste religiose e degli avvenimenti importanti — lieti
e tristi — che accadono, sia di quella poesia che manifesta i colloqui
dell’anima con Dio, che le apre la fonte della vita e la trascende.
58.
Senza dubbio i credenti in Cristo, nel cui cuore, per la grazia della fede,
abita come maestro e pedagogo il Verbo della vita, possono considerare loro
propria in modo particolare l’arte della parola, anche se semplice e umile. La
coltivino dunque, come un terreno fecondo, guardando all’esempio di Dante
Alighieri, che ne è modello difficilmente superabile anche per le ragioni che
esponiamo.
59.
Se si considera l’unione, nella sua opera, degli elementi dottrinali e dei
princìpi dell’arte poetica, appare con evidenza l’opportunità e la validità
della loro mutua alleanza. Nessuno dei due elementi — benché l’uno sia
all’altro sottoposto — è giustapposto in modo disordinato all’altro, entrambi
invece costituiscono un organismo vivo e armonioso, non diversamente che le
ossa e la carne nel corpo umano: cosicché se l’uno viene a mancare anche
l’altro non può sostenersi; la bellezza consiste infatti nel loro accordo.
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