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Paulus PP. VI
Marialis cultus

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B. Quattro orientamenti per il culto della Vergine: biblico, liturgico, ecumenico, antropologico.

29. Alle indicazioni precedenti, che emergono dalla considerazione dei rapporti della vergine Maria con Dio - Padre, Figlio e Spirito santo - e con la chiesa, vogliamo aggiungere proseguendo secondo la linea dell’insegnamento conciliare, alcuni orientamenti - biblico, liturgico, ecumenico, antropologico - da tener presenti nel rivedere o creare esercizi e pratiche di pietà, per rendere più vivo e più sentito il legame che ci unisce alla madre di Cristo e madre nostra nella comunione dei santi.

30. La necessità di un’impronta biblica in ogni forma di culto è oggi avvertita come un postulato generale della pietà cristiana. Il progresso degli studi biblici, la crescente diffusione delle sacre scritture e, soprattutto, l’esempio della tradizione e l’intima mozione dello Spirito, orientano i cristiani del nostro tempo a servirsi sempre più della bibbia come del libro fondamentale di preghiera, ed a trarre da essa genuina ispirazione e insuperabili modelli. Il culto alla beata Vergine non può essere sottratto a questo indirizzo generale della pietà cristiana anzi ad esso deve particolarmente ispirarsi per acquistare nuovo vigore e sicuro giovamento. La bibbia, proponendo in modo mirabile il disegno di Dio per la salvezza degli uomini, è tutta impregnata del mistero del Salvatore e contiene anche, dalla Genesi all’Apocalisse, non indubbi riferimenti a colei che del Salvatore fu madre e cooperatrice. Non vorremmo, però, che l’impronta biblica si limitasse a un diligente uso di testi e simboli, sapientemente ricavati dalle sacre scritture; essa comporta di più: richiede, infatti, che dalla bibbia prendano termini e ispirazione le formule di preghiera e le composizioni destinate al canto; ed esige, soprattutto, che il culto della Vergine sia permeato dei grandi temi del messaggio cristiano, affinché, mentre i fedeli venerano colei che è sede della Sapienza, siano essi stessi illuminati dalla luce della divina Parola e indotti ad agire secondo i dettami della Sapienza incarnata.

31. Della venerazione che la chiesa rende alla Madre di Dio nella celebrazione della sacra liturgia abbiamo già parlato. Ma ora, trattando delle altre forme di culto e dei criteri cui esse si devono ispirare, non possiamo non ricordare la norma della costituzione "Sacrosanctum concilium", la quale, mentre raccomanda vivamente i pii esercizi del popolo cristiano, aggiunge: "...bisogna però che tali esercizi, tenendo conto dei tempi liturgici, siano ordinati in modo da essere in armonia con la sacra liturgia, da essa traggano in qualche modo ispirazione, e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano ". Norma saggia, norma chiara, la cui applicazione non si presenta tuttavia facile, soprattutto nel campo del culto alla Vergine, così vario nelle sue espressioni formali; essa richiede, infatti, da parte dei responsabili delle comunità locali sforzo, tatto pastorale, costanza e, da parte dei fedeli, prontezza ad accogliere orientamenti e proposte che, derivanti dalla genuina natura del culto cristiano, comportano talvolta il cambiamento di usi inveterati, nei quali quella natura si era in qualche modo oscurata.

A questo proposito, vogliamo accennare a due atteggiamenti che potrebbero render vana nella prassi pastorale la norma del concilio Vaticano II: innanzitutto, l’atteggiamento di alcuni che si occupano di cura d’anime, i quali disprezzando a priori i pii esercizi, che pure, nelle debite forme, sono raccomandati dal magistero, li tralasciano e creano un vuoto che non provvedono a colmare; essi dimenticano che il concilio ha detto di armonizzare i pii esercizi con la liturgia, non di sopprimerli.

In secondo luogo, l’atteggiamento di altri che, al di fuori di un sano criterio liturgico e pastorale, uniscono insieme pii esercizi e atti liturgici in celebrazioni ibride. Avviene talora che nella stessa celebrazione del sacrificio eucaristico vengano inseriti elementi propri di novene o altre pie pratiche, col pericolo che il memoriale del Signore non costituisca il momento culminante dell’incontro della comunità cristiana, ma quasi occasione per qualche pratica devozionale. A quanti agiscono così vorremmo ricordare che la norma conciliare prescrive di armonizzare i pii esercizi con la liturgia, non di confonderli con essa. Una azione pastorale illuminata deve da una parte distinguere e sottolineare la natura propria degli atti liturgici, dall’altra valorizzare i pii esercizi, per adeguarli alle necessità delle singole comunità ecclesiali e renderli ausiliari preziosi della liturgia.

32. Per il suo carattere ecclesiale, nel culto alla Vergine si rispecchiano le preoccupazioni della chiesa stessa, tra cui, ai nostri giorni, spicca l’ansia per la ricomposizione dell’unità dei cristiani. La pietà verso la madre del Signore diviene, così, sensibile alle trepidazioni e agli scopi del movimento ecumenico, cioè acquista essa stessa una impronta ecumenica. E questo per vari motivi.

innanzitutto, perché i fedeli cattolici si uniscono ai fratelli delle chiese ortodosse, presso le quali la devozione alla beata Vergine riveste forme di alto lirismo e di profonda dottrina, nel venerare con particolare amore la gloriosa Madre di Dio, e nell’acclamarla " Speranza dei cristiani "; si uniscono agli anglicani, i cui teologi classici già misero in luce la solida base scritturistica del culto alla Madre di nostro Signore, e i cui teologi contemporanei sottolineano maggiormente l’importanza del posto che Maria occupa nella vita cristiana; e si uniscono ai fratelli delle chiese della riforma, nelle quali fiorisce vigoroso l’amore per le sacre scritture, nel glorificare Dio con le parole stesse della Vergine (cf. Lc 1,46-55). In secondo luogo, perché la pietà verso la Madre di Cristo e dei cristiani è per i cattolici occasione naturale e frequente di implorazione, affinché ella interceda presso il Figlio per l’unione di tutti i battezzati in un solo popolo di Dio. E ancora, perché è volontà della chiesa cattolica che in tale culto, senza che ne sia attenuato il carattere singolare, sia evitata con ogni cura qualunque esagerazione che possa indurre in errore gli altri fratelli cristiani circa la vera dottrina della chiesa cattolica, e sia bandita ogni manifestazione cultuale contraria alla retta prassi cattolica. Infine, essendo connaturale al genuino culto verso la beata Vergine che " mentre è onorata la Madre (...), il Figlio sia debitamente conosciuto, amato, glorificato ", esso diventa via che conduce al Cristo, fonte e centro della comunione ecclesiale, nel quale quanti apertamente confessano che egli è Dio e Signore, Salvatore e unico Mediatore (cf. 1Tm 2,5), sono chiamati ad essere una sola cosa tra loro, con lui e con il Padre nell’unità dello Spirito santo.

33. Siamo consapevoli che esistono non lievi discordanze tra il pensiero di molti fratelli di altre chiese e comunità ecclesiali e la dottrina cattolica " intorno (...) alla funzione di Maria nell’opera della salvezza " e, quindi, intorno al culto da renderle. Tuttavia, poiché la stessa potenza dell’Altissimo che adombrò la Vergine di Nazaret (cf. Lc 1,35) agisce nell’odierno Movimento ecumenico e lo feconda, desideriamo esprimere la nostra fiducia che la venerazione verso l’umile Ancella del Signore, nella quale l’onnipotente fece grandi cose (cf. Lc 1,49), diverrà, sia pur lentamente, non un ostacolo, ma tramite e punto di incontro per l’unione di tutti i credenti in Cristo. Ci rallegriamo, infatti, di constatare che una migliore comprensione del posto di Maria nel mistero di Cristo e della chiesa, anche da parte dei fratelli separati, rende più spedito il cammino verso l’incontro. Come a Cana la Vergine con il suo intervento ottenne che Gesù compisse il primo dei suoi miracoli (cf. Gv 2,1-12), così nella nostra epoca ella potrà, con la sua intercessione, propiziare l’avvento dell’ora in cui i discepoli di Cristo ritroveranno la piena comunione nella fede. E questa nostra speranza è confortata dall’osservazione del nostro predecessore Leone XIII: la causa dell’unione dei cristiani "appartiene specificamente all’ufficio della spirituale maternità di Maria. Difatti, quelli che sono di Cristo, Maria non li generò e non poteva generarli se non in un’unica fede e in un unico amore: ché forse è diviso il Cristo? (1Cor 1,13); dobbiamo, invece, tutti insieme vivere la vita del Cristo, per poter in un unico e medesimo corpo fruttificare per Iddio (Rm 7,4)".

34. Nel culto alla Vergine si devono tenere in attenta considerazione anche le acquisizioni sicure e comprovate delle scienze umane, perché ciò concorrerà ad eliminare una delle cause del disagio che si avverte nel campo del culto alla Madre del Signore: il divario, cioè, tra certi suoi contenuti e le odierne concezioni antropologiche e la realtà psicosociologica, profondamente mutata, in cui gli uomini del nostro tempo vivono ed operano. Si osserva, infatti, che è difficile inquadrare l’immagine della Vergine, quale risulta da certa letteratura devozionale, nelle condizioni di vita della società contemporanea e, in particolare, di quelle della donna, sia nell’ambiente domestico, dove le leggi e l’evoluzione del costume tendono giustamente a riconoscerle l’uguaglianza e la corresponsabilità con l’uomo nella direzione della vita familiare; sia nel campo politico, dove essa ha conquistato in molti paesi un potere di intervento nella cosa pubblica pari a quello dell’uomo; sia nel campo sociale, dove svolge la sua attività in molteplici settori operativi, lasciando ogni giorno di più l’ambiente ristretto del focolare; sia nel campo culturale, dove le sono offerte nuove possibilità di ricerca scientifica e di affermazione intellettuale.

Ne consegue presso taluni una certa disaffezione verso il culto alla Vergine e una certa difficoltà a prendere Maria di Nazaret come modello, perché gli orizzonti della sua vita - si afferma - risultano ristretti in confronto alle vaste zone di attività in cui l’uomo contemporaneo è chiamato ad agire. A questo proposito, mentre esortiamo i teologi, i responsabili delle comunità cristiane e gli stessi fedeli a dedicare la dovuta attenzione a tali problemi, ci sembra utile offrire, noi pure, un contributo alla loro soluzione, facendo alcune osservazioni.

35. Innanzitutto, la vergine Maria è stata sempre proposta dalla chiesa alla imitazione dei fedeli non precisamente per il tipo di vita che condusse e, tanto meno, per l’ambiente socioculturale in cui essa si svolse, oggi quasi dappertutto superato; ma perché, nella sua condizione concreta di vita, ella aderì totalmente e responsabilmente alla volontà di Dio (cf. Lc 1,38); perché ne accolse la parola e la mise in pratica; perché la sua azione fu animata dalla carità e dallo spirito di servizio; perché, insomma, fu la prima e la più perfetta seguace di Cristo: il che ha un valore esemplare, universale e permanente.

36. In secondo luogo, vorremmo notare che le difficoltà sopra accennate sono in stretta connessione con alcuni connotati dell’immagine popolare e letteraria di Maria, non con la sua immagine evangelica, né con i dati dottrinali precisati nel lento e serio lavoro di esplicitazione della parola rivelata. Si deve ritenere, anzi, normale che le generazioni cristiane, succedutesi in quadri socio-culturali diversi, al contemplare la figura e la missione di Maria - quale nuova donna e perfetta cristiana che riassume in sé le situazioni più caratteristiche della vita femminile perché vergine, sposa, madre -, abbiano ritenuto la Madre di Gesù tipo eminente della condizione femminile e modello chiarissimo di vita evangelica, ed abbiano espresso questi loro sentimenti secondo le categorie e le raffigurazioni proprie della loro epoca. La chiesa, quando considera la lunga storia della pietà mariana, si rallegra constatando la continuità del fatto cultuale, ma non si lega agli schemi rappresentativi delle varie epoche culturali né alle particolari concezioni antropologiche che stanno alla loro base, e comprende come talune espressioni di culto, perfettamente valide in se stesse, siano meno adatte a uomini che appartengono ad epoche e civiltà diverse.

37. Desideriamo, infine, rilevare che la nostra epoca, non diversamente dalle precedenti, è chiamata a verificare la propria cognizione della realtà con la parola di Dio e, per limitarci al nostro argomento, a confrontare le sue concezioni antropologiche e i problemi che ne derivano con la figura della vergine Maria, quale è proposta dal vangelo. La lettura delle divine scritture, compiuta sotto l’influsso dello Spirito santo e tenendo presenti le acquisizioni delle scienze umane e le varie situazioni del mondo contemporaneo, porterà a scoprire come Maria possa essere considerata modello di quelle realtà che costituiscono l’aspettativa degli uomini del nostro tempo. Così, per dare qualche esempio, la donna contemporanea, desiderosa di partecipare con potere decisionale alle scelte della comunità, contemplerà con intima gioia Maria che, assunta al dialogo con Dio, il suo consenso attivo e responsabile non alla soluzione di un problema contingente, ma a quell’" opera di secoli ", come è stata giustamente chiamata l’incarnazione del Verbo; si renderà conto che la scelta dello stato verginale da parte di Maria, che nel disegno di Dio la disponeva al mistero dell’incarnazione, non fu atto di chiusura ad alcuno dei valori dello stato matrimoniale, ma costituì una scelta coraggiosa, compiuta per consacrarsi totalmente all’amore di Dio. Così constaterà con lieta sorpresa che Maria di Nazaret, pur completamente abbandonata alla volontà del Signore, fu tutt’altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo (cf. Lc 1,51-53); e riconoscerà in Maria, che " primeggia tra gli umili e i poveri del Signore ", una donna forte, che conobbe povertà e sofferenza, fuga ed esilio (cf. Mt 2,13-23): situazioni che non possono sfuggire all’attenzione di chi vuole assecondare con spirito evangelico le energie liberatrici dell’uomo e della società; e non le apparirà Maria come una madre gelosamente ripiegata sul proprio Figlio divino, ma donna che con la sua azione favorì la fede della comunità apostolica in Cristo (cf. Gv 2,1-12) e la cui funzione materna si dilatò, assumendo sul Calvario dimensioni universali. Non sono che esempi, dai quali appare chiaro come la figura della Vergine non deluda alcune attese profonde degli uomini del nostro tempo ed offra ad essi il modello compiuto del discepolo del Signore: artefice della città terrena e temporale, ma pellegrino solerte verso quella celeste ed eterna; promotore della giustizia che libera l’oppresso e della carità che soccorre il bisognoso, ma soprattutto testimone operoso dell’amore che edifica Cristo nei cuori.

38. Dopo aver offerto queste direttive, ordinate a favorire lo sviluppo armonico del culto alla Madre del Signore, riteniamo opportuno richiamare l’attenzione su alcuni atteggiamenti cultuali erronei. Il concilio Vaticano II ha già autorevolmente denunziato sia l’esagerazione di contenuti o di forme che giunge a falsare la dottrina, sia la grettezza di mente che oscura la figura e la missione di Maria; nonché alcune deviazioni cultuali: la vana credulità, che al serio impegno sostituisce il facile affidamento a pratiche solo esteriori; lo sterile e fugace moto del sentimento, così alieno dallo stile del vangelo, che esige opera perseverante e concreta. Noi ne rinnoviamo la deplorazione: non sono forme in armonia con la fede cattolica e, pertanto, non devono esistere nel culto cattolico. La vigile difesa da questi errori e deviazioni renderà il culto alla Vergine più vigoroso e genuino: solido nel suo fondamento, per cui in esso lo studio delle fonti rivelate e l’attenzione ai documenti del magistero prevarranno sulla ricerca esagerata di novità o di fatti straordinari; obiettivo nell’inquadramento storico, per cui dovrà essere eliminato tutto ciò che è manifestamente leggendario o falso; adeguato al contenuto dottrinale, donde la necessità di evitare presentazioni unilaterali della figura di Maria, le quali, insistendo più del dovuto su un elemento, compromettono l’insieme dell’immagine evangelica; limpido nelle sue motivazioni, per cui con diligente cura sarà tenuto lontano dal santuario ogni meschino interesse.

39. Infine, qualora ve ne fosse bisogno, vorremmo ribadire che lo scopo ultimo del culto alla beata Vergine è di glorificare Dio e di impegnare i cristiani ad una vita del tutto conforme alla sua volontà. I figli della chiesa, infatti, quando, unendo le loro voci alla voce della donna anonima del vangelo, glorificano la Madre di Gesù, esclamando, rivolti a Gesù stesso, " Beato il seno che ti ha portato, e le mammelle che tu hai succhiato! " (Lc 11,27), saranno indotti a considerare la grave risposta del divin Maestro: " Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica " (Lc 11,28). E questa risposta, se risulta essa stessa viva lode per la vergine Maria, come interpretarono alcuni santi padri e il concilio Vaticano II ha confermato, suona pure per noi ammonimento a vivere secondo i comandamenti di Dio ed è come eco di altri richiami dello stesso divin Salvatore: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli; ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21); e "Voi siete amici miei, se farete ciò che io vi comando" (Gv 15,14).




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